Mario Padovan (Trieste, 3 gennaio 1927 – Roma, 19 ottobre 2023) è stato un pittore italiano.
Attivo tra la metà del XX e l’inizio del XXI secolo, la sua ricerca ha attraversato molte fasi — dal figurativo all’astratto, dall’informale alle sperimentazioni ottico-grafiche e geometriche — caratterizzandosi per una costante indagine formale e tecnica e per il dialogo con la storia dell’arte classica e moderna.
Nato a Trieste nel 1927, Mario Padovan mostrò sin da giovane una propensione per la pittura e il disegno. Nei primi anni della sua carriera operò in ambito figurativo, sviluppando una base tecnica solida prima di avvicinarsi alle sperimentazioni grafiche e astratte.
Durante gli anni Quaranta e Cinquanta Padovan si dedicò prevalentemente alla pittura figurativa, con attenzione al paesaggio e alla figura, ma già allora mostrava interesse verso la sperimentazione di materiali e tecniche alternative (collage, materiali misti). A cavallo degli anni Sessanta iniziò a lavorare anche con la grafica, la serigrafia e le tecniche miste, entrando in contatto con le correnti della Pop Art e della Op Art.
Negli anni Sessanta e Settanta, Padovan approfondì la scomposizione dell’immagine, l’analisi grafica, l’uso del reticolo e del cromatismo ottico.
Negli anni Ottanta e successivi l’artista sviluppò il tema delle geometrie, basate su proporzioni auree e forme pure. In questo periodo si confrontò con la tradizione classica, barocca e rinascimentale, elaborando opere che combinano citazioni storiche e linguaggi moderni. Su invito di Giorgio Di Genova e Giovanni Carandente, partecipò, con una sala personale, alla 41ª Biennale di Venezia nel 1984.
Nel 1986 furono le figure michelangiolesche della Sistina, appena restaurata, a dare l'input alle interpolazioni ed estrapolazioni geometriche con la mostra "Dalla Cappella Sistina", presentata da Italo Mussa prima a Viterbo (Galleria Miralli) e poi a Roma (Galleria Cà d'Oro). In seguito le due mostre si unirono in un'unica esposizione presentata al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1987.
Padovan è scomparso a Roma nel 2023, lasciando una produzione coerente e riconoscibile in collezioni pubbliche (Galleria d'Arte Moderna di Roma, Museo d'arte contemporanea (MAC) di Gibellina, Museo d'Arte Contemporanea della Repubblica di San Marino, Musei Civici di Macerata, Museo di Arte Contemporanea di Termoli, Museo di Roma, Museo de Ciudad Bolivar en la Casa del Correo del Orinoco (Venezuela), Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, Palazzo dei Diamanti a Ferrara, Philadelphia Art Museum (USA), Mestni Musej Idrija (Slovenia), ecc.) e private.
Padovan esplorò una grande varietà di materiali: olio, acrilico, smalto, sabbie colorate, carta, legno, acciaio, perspex e luce fredda. I suoi temi ricorrenti includono la scomposizione grafica dell’immagine, la geometria pura, l’uso della sezione aurea e il dialogo fra arte antica e moderna. Le sue opere toccano l’Informale, la Pop Art, la Op Art e la pittura geometrica astratta. Dalla figurazione iniziale, la sua produzione evolse verso una pittura di sintesi concettuale e formale.
Le monografie del 1971 e del 1989, oltre ai cataloghi di mostra, documentano la considerazione dell’artista nel panorama italiano del secondo Novecento. Critici come Carandente, Mussa, Giordano, Buzzati Traverso e Terron hanno contribuito con testi nei suoi cataloghi. Le sue sperimentazioni ottiche e geometriche lo collocano in dialogo con l’arte cinetica e l’astrazione costruttiva[senza fonte].
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