Mark Manders

Mark Manders (Volkel, 1968) è uno scultore olandese.

La sua ricerca comprende sculture, disegni e installazioni ed è incentrata dal 1986 sul progetto Self-Portrait as a Building, concepito come l'autoritratto in continua trasformazione di un artista immaginario.

Installazione di Mark Manders nel Padiglione dei Paesi Bassi alla Biennale di Venezia del 2013

Biografia

Nato nel 1968 a Volkel, nei Paesi Bassi, Manders frequentò la scuola di grafica di Eindhoven e successivamente l'Accademia d'arte e design di Arnhem. Ha stabilito il proprio studio a Ronse, in Belgio.

Nel 1986, all'età di diciotto anni, iniziò a sviluppare Self-Portrait as a Building (Autoritratto come edificio). Il progetto nacque dal tentativo di sostituire la scrittura con una forma di linguaggio composta da oggetti e ambienti tridimensionali. Le singole opere sono concepite come stanze o frammenti di un edificio immaginario, abitato da un alter ego che porta il nome dell'artista.

Ricerca artistica

Le installazioni di Manders riuniscono figure umane e animali, mobili, strutture architettoniche e oggetti d'uso quotidiano. Questi elementi vengono presentati come reperti di un ambiente abbandonato e sospeso nel tempo. La loro disposizione può essere modificata da una mostra all'altra, analogamente alle parole all'interno di una frase.

Una caratteristica del suo lavoro è l'impiego di materiali che simulano una natura diversa da quella reale. Molte figure che sembrano modellate nell'argilla sono realizzate in bronzo o resina e successivamente dipinte. La solidità dei materiali si contrappone così all'aspetto fragile, incompleto o in via di disfacimento delle sculture. Manders produce inoltre giornali immaginari nei quali le parole della lingua inglese vengono disposte in ordine casuale, privandole dei consueti riferimenti temporali e geografici.

Il progetto Self-Portrait as a Building è stato interpretato dalla critica come un sistema che mette in relazione costruzioni razionali dello spazio e forme scultoree dal carattere simbolico.

Attività espositiva

Nel 2005 l'Irish Museum of Modern Art di Dublino presentò la mostra Parallel Occurrence. Tra il 2007 e il 2009 il progetto The Absence of Mark Manders fu esposto al Kunstverein Hannover, alla Bergen Kunsthall, allo S.M.A.K. di Gand e al Kunsthaus Zürich.

Tra il 2010 e il 2012 la mostra Parallel Occurrences/Documented Assignments, prima rassegna itinerante nordamericana dedicata all'artista, fu presentata all'Hammer Museum di Los Angeles, all'Aspen Art Museum, al Walker Art Center di Minneapolis e al Dallas Museum of Art.

Nel 2013 Manders rappresentò i Paesi Bassi alla 55ª Biennale di Venezia con Room with Broken Sentence, progetto curato da Lorenzo Benedetti e realizzato nel padiglione progettato da Gerrit Rietveld. L'allestimento comprendeva opere prodotte nell'arco di oltre vent'anni e nuove sculture ideate in rapporto all'architettura del padiglione.

Nel 2014 la Collezione Maramotti di Reggio Emilia gli dedicò la personale Cose in corso, centrata sul carattere mutevole e combinatorio del suo autoritratto immaginario.

Nel 2015 partecipò ad Anche le sculture muoiono, mostra collettiva presentata al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Palazzo Strozzi a Firenze. La rassegna riuniva tredici artisti italiani e internazionali e affrontava il rapporto tra scultura contemporanea, frammento, temporalità e trasformazione dei materiali.

Nel 2017 realizzò un gruppo scultoreo permanente per il Minneapolis Sculpture Garden del Walker Art Center. Nel 2019 il Public Art Fund presentò Tilted Head alla Doris C. Freedman Plaza, all'ingresso di Central Park a New York: una testa monumentale in bronzo dipinto in modo da simulare l'argilla non cotta.

Nel 2021 il Museum of Contemporary Art Tokyo gli dedicò The Absence of Mark Manders, prima mostra personale dell'artista organizzata da un museo giapponese.

Nel 2010 Manders ricevette il Dr A.H. Heineken Prize for Art per la costruzione di un linguaggio visivo coerente e di un universo artistico aperto all'associazione e all'interpretazione dello spettatore.

Note

  1. 1 2 (EN) The Absence of Mark Manders (PDF), su Museum of Contemporary Art Tokyo, 8 gennaio 2021. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  2. ↑ (EN) Mark Manders, su Public Art Fund. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  3. ↑ (EN) Aidan Dunne, Drawing out the expressiveness of the ordinary, in The Irish Times, 26 aprile 2005. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  4. 1 2 3 (EN) Misa Jeffereis, Self-Portrait as a Building: In the Studio with Mark Manders, su Walker Art Center, 14 giugno 2016. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  5. ↑ (EN) Melissa Gronlund, Mark Manders, in Frieze, n. 100, 7 giugno 2006. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  6. ↑ (EN) Mark Manders: Parallel Occurrences/Documented Assignments, su Walker Art Center, 20 maggio 2011. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  7. ↑ (EN) Biennale Arte 2013 – National Participations, su La Biennale di Venezia. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  8. ↑ (NL) Nederlandse inzending 2013, su Mondriaan Fonds. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  9. ↑ (EN) Cose in corso – Mark Manders, su Collezione Maramotti, 2014. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  10. ↑ Anche le sculture muoiono, su Fondazione Palazzo Strozzi, 2015. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  11. ↑ (EN) Mark Manders: Tilted Head, su Public Art Fund, 2019. URL consultato il 4 ottobre 2026.
  12. ↑ (EN) Mark Manders, su Heineken Prizes. URL consultato il 4 ottobre 2026.

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