Matteo de Plexiaco

Matteo de Plexiaco, noto anche come Matteo du Plessis o Matthieu du Plessis (fl. 1271-1290), è stato un nobile francese, cavaliere e familiare regio attivo nel Regno di Sicilia angioino.

Fu uno dei cavalieri francesi inseriti nel riassetto feudale dell'Abruzzo dopo la conquista del Regno di Sicilia da parte di Carlo I d'Angiò. Il suo nome è legato soprattutto alla signoria di Manoppello, al possesso di un ampio complesso di feudi abruzzesi e al servizio regio nella frontiera settentrionale del Regno, in particolare nell'area della futura Leonessa.

Nome e origini

Nella documentazione angioina il suo nome compare in forme diverse, latinizzate o romanze, tra cui Mattheus de Plexiaco e Mathe de Pleisseit; la storiografia moderna lo identifica anche come Matteo du Plessis o Matthieu du Plessis.

Un regesto dei Registri della cancelleria angioina lo qualifica come miles e figlio di un omonimo Matteo, già defunto, in relazione all'investitura di terre in Angiò ricevute per successione paterna. La sua origine francese è coerente con il profilo dei cavalieri transalpini impiegati dagli Angioini nel controllo militare e feudale del Mezzogiorno dopo la caduta degli Hohenstaufen.

Contesto storico

La sua ascesa si colloca nella riorganizzazione del Regno seguita alle vittorie angioine nella battaglia di Benevento del 1266 e nella battaglia di Tagliacozzo del 1268, eventi che determinarono la sconfitta della dinastia sveva e l'affermazione della Casa d'Angiò nell'Italia meridionale. In Abruzzo, area di frontiera verso lo Stato Pontificio e l'Italia comunale, Carlo I favorì l'inserimento di uomini provenienti dall'ambiente francese e provenzale nelle strutture feudali, amministrative e militari del Regno.

In questo quadro l'antica contea di Manoppello fu ridimensionata e frammentata. Secondo Berardo Pio, il centro principale, Manoppello, fu concesso a Matthieu du Plessis, indicato come uno dei cavalieri francesi giunti in Abruzzo con la conquista angioina.

Possessi feudali in Abruzzo

Il castello Caracciolo di Tocco da Casauria, centro compreso fra i feudi attribuiti a Matteo nel Liber donationum di Carlo I d'Angiò.

Il principale nucleo documentario relativo ai beni di Matteo è costituito dal Liber donationum, prontuario della curia angioina redatto nella sua versione originaria nel 1273 e aggiornato fino al 1281. Nella ricostruzione di Berardo Pio, il complesso feudale attribuito a Matteo raggiungeva il valore complessivo di 300 once d'oro: Manoppello era valutata 100 once, Tocco 50, Pescosansonesco 80, un Casal leconte di identificazione incerta 20 e la terra carapellana 50.

La stessa fonte collega alla terra carapellana centri identificati dalla storiografia in Carapelle Calvisio, Rocca Calascio e Santo Stefano di Sessanio. Pio sottolinea tuttavia che la copia ottocentesca del Liber donationum conserva diversi toponimi deformati, motivo per cui alcune identificazioni devono essere considerate con cautela.

Per conto della moglie Aloysia de Bellovidere figlia ed erede di Riccardo, amministrò i feudi di Montorio, Roseto, Forca, Cerchiara, Castagna e Genestrule dal 1278 al 1293

Manoppello e la controversia con Tommasa di Pagliara

Il passaggio di Manoppello a Matteo fu legato alla crisi della precedente compagine comitale. Secondo Tersilio Leggio, dopo la morte di Raoul de Courtenay e di Federico de Tollo la contea, indicata anche come baronia, fu assegnata a Matteo du Plessis tra la fine del 1271 e il gennaio 1272.

L'insediamento del nuovo signore non fu tuttavia immediato né pacifico. Tommasa, o Tomasia, di Pagliara, erede della precedente tradizione comitale manoppellese, continuò a essere indicata come comitissa Manuppelli tra il 1272 e il 1273 e contrastò il subentro di Matteo nel controllo del territorio. La vertenza si protrasse per anni: Matteo è ricordato come signore di Manoppello ancora nel maggio 1288, mentre nell'aprile 1290 Tommasa presentò a Carlo II d'Angiò un ulteriore ricorso contro il du Plessis per castelli detenuti in Abruzzo.

La data della morte di Matteo non è nota. È comunque anteriore al 1293-1294, quando i registri angioini lo ricordano come già defunto e senza figli, in relazione a Tocco e ad altre terre abruzzesi già tenute da lui fino alla morte.

Servizio regio

Matteo compare più volte nella documentazione come cavaliere al servizio della monarchia angioina. Nel 1272-1273 ricevette istruzioni relative all'impiego di settecento servientes destinati all'assedio di Macchia, segno del suo coinvolgimento nelle operazioni militari del nuovo regime angioino in Abruzzo.

Il suo ruolo è documentato anche nelle procedure avviate dalla monarchia angioina per la fondazione di Leonessa. Il 16 luglio 1278 Carlo I ordinò la costruzione di un nuovo insediamento ai piedi della fortezza di Ripa di Corno, nell'area di Valle Arnaria, con funzione di controllo della frontiera settentrionale del Regno e delle vie verso Rieti e Spoleto. La scelta del sito fu affidata a una commissione nella quale figuravano Matteo de Plexiaco, qualificato come miles e familiaris regio, il giudice Basilio de Vigiliis, il giustiziere d'Abruzzo Ulteriore, il capitano dell'Aquila e Teodino de Roio.

Nel 1288 Matteo compare inoltre tra i maggiori nobili abruzzesi impiegati nel servizio militare regio, in un elenco che comprendeva anche esponenti di primo piano della nobiltà locale e filoangioina.

Rapporti con Santo Spirito della Maiella

Un atto rogato a Manoppello il 19 maggio 1288, in palatio nostre curie, documenta i rapporti fra la curia signorile di Matteo e la comunità religiosa legata a Pietro da Morrone, futuro papa Celestino V. Nell'atto Matteo de Plexiaco, qualificato come miles e signore di Manoppello e di Montorio, confermò una donazione effettuata da Matteo di Rinaldo Boccardi e dal figlio Giacomo a fra Gualtiero de Serra, procuratore generale ed economo di Santo Spirito della Maiella. Nella stessa occasione rilasciò anche un debito di cinque grani d'oro.

Il documento conferma il ruolo di Matteo come autorità signorile nel territorio manoppellese e testimonia il contatto fra la nobiltà feudale filoangioina e l'ambiente religioso morronese, particolarmente attivo nell'Abruzzo della seconda metà del XIII secolo.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 Berardo Pio, Aspetti dell'evoluzione del possesso feudale in Abruzzo nella prima età angioina, in Bruno Figliuolo, Rosalba Di Meglio e Antonella Ambrosio (a cura di), Ingenita curiositas. Studi sull'Italia medievale per Giovanni Vitolo, III, Battipaglia, Laveglia&Carlone, 2018, pp. 1345-1358, in particolare pp. 1349-1352, ISBN 978-88-86854-68-9. URL consultato il 3 maggio 2026.
  2. 1 2 3 4 Tersilio Leggio, Insediamenti francescani lungo l'alta valle dell'Aterno alla metà del XIII secolo (PDF), in Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, CIII, 2012, pp. 27-70, in particolare pp. 61-64. URL consultato il 3 maggio 2026.
  3. ↑ Andrea Casalboni, «pro cohercitione hominum»: Leonessa e le città di fondazione angioina ai confini del Regno di Sicilia tra XIII e XIV secolo (PDF), in EuroStudium3w, n. 48, luglio-settembre 2018, pp. 59-80, in particolare pp. 64-65, ISSN 1973-9443 (WC · ACNP). URL consultato il 3 maggio 2026.
  4. 1 2 3 Adolfo Morizio, Codice diplomatico celestino. Regesti dei documenti (†1249-1320) (PDF), in Eremitismo e monachesimo in Italia tra XIII e XIV secolo: i «Celestini» di fra Pietro del Morrone. Storia e documenti (metà sec. XIII-1320) (tesi di dottorato), Padova, Università degli Studi di Padova, 2008, pp. 335-336, doc. 102. URL consultato il 3 maggio 2026.
  5. ↑ Stefano Palmieri (a cura di), I registri della cancelleria angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani (PDF), XLIV/II: 1265-1293, Napoli, Accademia Pontaniana, 1998-1999. URL consultato il 3 maggio 2026., reg. 34, f. 82.
  6. ↑ Con Riccardo di Bellovidere, Matteo fu protagonista nel 1271 dell'aggressione armata contro la popolazione di Campli che si era ribellata al suo signore Arduino d'Averio, Registri della Cancelleria Angioina, vol. VII, p.119, n.40
  7. ↑ Syllabus membranarum ad Regiae siclae archivum pertinentium, vol. II, par.I, p.7, nota 1; E. D'Abbondanza, Le ville di Roseto, pp.39-41
  8. ↑ Elvira Castellano (a cura di), I registri della cancelleria angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani (PDF), XLVIII: 1293-1294, Napoli, Accademia Pontaniana, 2005. URL consultato il 3 maggio 2026., reg. 70, f. 87 a tergo.
  9. ↑ Riccardo Filangieri (a cura di), I registri della cancelleria angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani (PDF), X: 1272-1273, Napoli, Accademia Pontaniana, 1957. URL consultato il 3 maggio 2026., reg. 15, f. 145.
  10. ↑ Andrea Casalboni, Nobiltà di frontiera nell'Abruzzo angioino (sec. XIII-XIV). Due casi di studio: de Machilone e de Roio (PDF), in EuroStudium3w, n. 52-53, luglio-dicembre 2019, pp. 121-139, in particolare p. 134, ISSN 1973-9443 (WC · ACNP). URL consultato il 3 maggio 2026.

Bibliografia

Fonti documentarie

Studi

Voci correlate