Max Ilgner

Ilgner dopo il suo arresto da parte dell'esercito statunitense

Max Ilgner (Biebesheim am Rhein, 28 giugno 1899 – Schwetzingen, 28 marzo 1966) è stato un imprenditore tedesco. Membro del consiglio di amministrazione della IG Farben, ricoprì il titolo di Wehrwirtschaftsführer (leader dell'economia di guerra) sotto il regime nazista. Dopo la guerra fu condannato dagli Alleati per "spoliazione e saccheggio", ma fu rilasciato poco dopo; proseguì la sua carriera come lobbista politico e dirigente aziendale, diventando presidente di un'azienda chimica svizzera.

Biografia

Nato a Biebesheim am Rhein, Ilgner proveniva da una famiglia di solida tradizione militare, con il padre e il nonno entrambi ufficiali, e ne seguì le orme entrando nella scuola per cadetti. Prestò servizio brevemente come ufficiale subalterno sul fronte occidentale alla fine della prima guerra mondiale. Si unì poi ai Freikorps per un periodo, prima di essere congedato dalla neonata Reichswehr in seguito alla drastica riduzione dei suoi effettivi imposta dal Trattato di Versailles.

Una volta smobilitato, Ilgner conseguì il dottorato in scienze politiche presso l'Università Goethe di Francoforte, dopo aver studiato metallurgia e chimica alla Technische Hochschule di Charlottenburg (oggi Università Tecnica di Berlino). Dopo aver completato gli studi lavorò brevemente a Stoccolma, dove incontrò la futura moglie Werna Gudrun Hällström, da cui ebbe tre figli.

Carriera

IG Farben

Nonostante le sue ampie qualifiche, Ilgner ebbe difficoltà a trovare occupazione nella Germania colpita dalla crisi post-bellica; si rivolse quindi allo zio Hermann Schmitz, direttore finanziario della BASF, che gli assicurò un posto come venditore presso l'azienda. Nel 1926, dopo due anni di attività nella BASF, Ilgner ottenne un nuovo incarico al fianco di Schmitz presso la nuova unità finanziaria centrale della IG Farben a Berlino. Sebbene inizialmente occupasse una posizione di assistente di basso livello, Ilgner costruì una solida rete di contatti e, grazie al sostegno dello zio, ascese rapidamente i ranghi aziendali.

Nel 1934 fu nominato membro supplente del Vorstand della IG Farben, ottenendo un mandato che gli garantiva il controllo non solo sulle decisioni finanziarie e di pubbliche relazioni, ma anche sui rapporti tra l'azienda e il governo centrale. Diresse due importanti sottosezioni dell'unità finanziaria: il Dipartimento di ricerca economica (noto come Vowi), istituito nel 1929 per valutare le opportunità di investimento all'estero, e il Dipartimento di Politica Economica. Quest'ultimo, creato nel 1932 e guidato inizialmente da Heinrich Gattineau e poi dallo stesso Ilgner, monitorava le questioni legali, fiscali e di politica estera che potevano influenzare i rapporti tra l'azienda e le autorità governative. La rapida ascesa di Ilgner e la sua ambizione smodata, unite alla percezione che la sua carriera fosse favorita esclusivamente dai legami familiari, lo resero impopolare tra molti colleghi della dirigenza; tuttavia, il potere esercitato da Schmitz all'interno della società impedì che tali critiche venissero sollevate pubblicamente.

Gli anni del nazismo

Nel 1933 a Ilgner fu offerta l'adesione al Partito Nazista, ma egli rifiutò per non dover rinunciare alla sua affiliazione al Rotary International, organizzazione che Joseph Goebbels aveva dichiarato incompatibile con il nazionalsocialismo. Ciononostante, Ilgner collaborò attivamente con il nascente regime e incoraggiò il sostegno pubblico al nazismo tra le maestranze dell'azienda. Cercò inoltre di convincere il Ministro della Propaganda a moderare i toni della sua retorica, ritenendo che stesse danneggiando la reputazione internazionale della Germania; tale iniziativa riscosse un iniziale successo, finché Goebbels, irritato dalle interferenze di Ilgner, interruppe le comunicazioni.

Senza perdersi d'animo, Ilgner ingaggiò l'esperta americana di pubbliche relazioni Ivy Lee per migliorare l'immagine di Adolf Hitler nel mondo. Dopo che Hitler ebbe respinto il suggerimento di Lee di abbandonare l'antisemitismo, i due concordarono un programma volto a presentare la Germania come una destinazione accogliente per gli investitori statunitensi, pianificando al contempo la pubblicazione di articoli filohitleriani sulla stampa americana. Sebbene criticato da altri membri del Vorstand, che lo accusavano di trascurare gli affari della società per la propaganda governativa, Ilgner ottenne l'approvazione di Hitler; progressivamente, gli uffici esteri della IG Farben si trasformarono in centri di propaganda nazista.

Come contropartita, Ilgner riuscì a incrementare le commesse statali per la IG Farben. In particolare, la divisione Leuna, allora in crisi, fu rivitalizzata quando Ilgner, grazie ai suoi contatti con l'ufficio armamenti della Reichswehr, ottenne il contratto per la produzione di carburante per la Luftwaffe (allora in fase di potenziamento segreto in violazione del Trattato di Versailles). Secondo le affermazioni rese dallo stesso Ilgner anni dopo, la sua influenza salvò la vita di Gattineau durante la Notte dei lunghi coltelli, dopo che quest'ultimo era stato arrestato per la sua vicinanza a Ernst Röhm e alle SA. Ilgner aderì infine al Partito Nazista nel 1937.

Sotto la sua direzione, la IG Farben ebbe un ruolo attivo nell'annessione dei Sudeti e nello smembramento della Cecoslovacchia. Insieme a Georg von Schnitzler, Ilgner finanziò i giornali filotedeschi in Cecoslovacchia per orientare l'opinione pubblica durante i negoziati tra Hitler e Chamberlain. La società versò ingenti somme al Sudeten German Relief Fund e ai Sudetendeutsches Freikorps. In seguito all'occupazione nazista, la IG Farben fu ricompensata con l'acquisizione a prezzi di favore della Aussiger Verein, azienda chimica di Praga che all'epoca rappresentava la quarta realtà europea del settore.

Gli anni della seconda guerra mondiale

Subito dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, Ilgner mise a disposizione del governo la vasta collezione di mappe geologiche della società, indicando i siti europei da cui era possibile estrarre materie prime chimiche. In qualità di capo della Vowi, egli aveva accumulato una profonda conoscenza dei principali concorrenti esteri della IG Farben; fu quindi in grado di fornire al governo dettagli minuziosi sulle operazioni della Imperial Chemical Industries, azienda britannica su cui Ilgner aveva focalizzato l'attenzione in previsione della mai attuata operazione Leone marino.

Con il proseguire del conflitto, quando la sconfitta nazista appariva ormai inevitabile, Ilgner adottò misure per salvaguardare il proprio futuro. Dopo che un bombardamento colpì gli uffici di Berlino nel gennaio 1945, egli dichiarò l'impossibilità di proseguire il lavoro in quelle condizioni e, portando con sé la documentazione sensibile, trasferì il proprio ufficio a Francoforte sul Meno. In realtà, l'intento di Ilgner era evitare di cadere nelle mani dell'Armata Rossa, preferendo dirigersi verso ovest per consegnarsi alle forze alleate; una volta giunto a Francoforte, provvide all'occultamento dei documenti incriminanti che aveva sottratto da Berlino.

Il processo e gli ultimi anni

Ilgner fu uno dei 24 dirigenti della società incriminati dalle autorità statunitensi il 4 maggio 1947 per "spoliazione e saccheggio", in quello che divenne noto come il processo alla IG Farben. Egli fu perseguito in particolare per il ruolo di primo piano svolto nel riarmo tedesco; durante il dibattimento processuale, fu fatto notare come Ilgner fosse l'unico dirigente ad aver continuato a intrattenere rapporti con Carl Krauch, su cui ricadeva la responsabilità principale dei crimini a causa della stretta relazione con Hermann Göring. Nel 1948, Ilgner fu tra i nove imputati riconosciuti colpevoli di "spoliazione e saccheggio" (reato definito come l'appropriazione di proprietà senza il pieno e spontaneo consenso del proprietario) e fu condannato a tre anni di reclusione. Tuttavia, fu rilasciato già nel corso del medesimo anno.

Durante il periodo di prigionia, Ilgner annunciò la propria conversione al cristianesimo, giurando di intraprendere un percorso missionario dopo la scarcerazione. Per un breve periodo collaborò effettivamente con la Chiesa evangelica della Westfalia; tuttavia, tale impegno non fu duraturo ed egli riprese l'attività professionale come lobbista politico. Nel 1955 fu nominato presidente del consiglio di amministrazione di un'azienda chimica con sede a Zugo, in Svizzera.

Morì a Schwetzingen nel 1966.

Note

  1. 1 2 (DE) Ilgner, Max, su Deutsche Biographie.
  2. 1 2 3 4 5 6 Jeffreys, p. 154
  3. 1 2 3 Wollheim Memorial, su www.wollheim-memorial.de. URL consultato il 1º maggio 2026.
  4. ↑ The Swedish Death Index ISBN 9789188341150; Werna Gudrun Ilgner-Hällström
  5. ↑ (EN) United States Senate. Committee on Military Affairs., Elimination of German Resources for War, 1945. URL consultato il 1º maggio 2026.
  6. 1 2 Klee, p. 278
  7. ↑ US Military Tribunal Nuremberg, p. 121
  8. ↑ US Military Tribunal Nuremberg, p. 125
  9. 1 2 Jeffreys, p. 155
  10. ↑ US Military Tribunal Nuremberg, p. 149
  11. ↑ Jeffreys, pp. 156-157, DJ2009
  12. ↑ US Military Tribunal Nuremberg, p. 150
  13. ↑ Jeffreys, p. 157
  14. ↑ Jeffreys, p. 158
  15. ↑ Jeffreys, pp. 161-162, DJ2009
  16. ↑ Jeffreys, p. 167
  17. ↑ Hermann Weiß (a cura di), Biographisches Lexikon zum Dritten Reich, Frankfurt am Main, Fischer-Verlag, 1998, p. 22.
  18. ↑ US Military Tribunal Nuremberg, p. 12
  19. ↑ Jeffreys, pp. 205-207, DJ2009
  20. ↑ Jeffreys, p. 213
  21. ↑ Jeffreys, p. 225
  22. ↑ Jeffreys, p. 293
  23. ↑ Jeffreys, p. 323
  24. ↑ Jeffreys, p. 326
  25. ↑ US Military Tribunal Nuremberg, p. 42
  26. ↑ Jeffreys, pp. 337-338, DJ2009
  27. ↑ US Military Tribunal Nuremberg, p. 98
  28. ↑ Wollheim Memorial, su wollheim-memorial.de.
  29. ↑ Jeffreys, p. 345
  30. ↑ Ernst Klee, Das Personenlexikon zum Dritten Reich. Wer war was vor und nach 1945, Frankfurt am Main, 2007, p. 278.
  31. ↑ Jeffreys, p. 346

Bibliografia

Collegamenti esterni

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