| Mazace | |
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| Satrapo d'Egitto | |
| In carica | 333 a.C. – 332 a.C. |
| Predecessore | Sabace |
| Successore | titolo soppresso Doloaspi, Petisi e Cleomene di Naucrati come Governatori Macedoni |
| Satrapo di Macedonia | |
| In carica | IV secolo a.C. |
Mazace (in greco antico: Μαζάκης o Μαζάρης; in aramaico: 𐡌𐡆𐡃𐡊; in latino Mazaces; fl. IV secolo a.C.) fu satrapo d'Egitto dal 333 a.C. al 332 e satrapo di Mesopotamia sotto Alessandro Magno.
Delle origini e della carriera di Mazace prima del 333 a.C. le fonti superstiti non riportano nulla di certo. Difatti il suo nome compare per la prima volta a seguito della morte di Sabace, il satrapo persiano d'Egitto che alla testa di un contingente egiziano aveva raggiunto l'esercito di Dario III e perendo nella battaglia di Isso del 333 a.C. Alla notizia della sconfitta Mazace fu insediato come nuovo satrapo d'Egitto ereditando un territorio che dal 343 a.C., anno della riconquista achemenide sotto Artaserse III, costituiva quella che gli storici moderni chiamano la "seconda satrapia persiana d'Egitto". Il suo governo si rivelò assai breve, poiché già l'anno seguente l'Egitto fu investito dall'avanzata dell'esercito macedone.
Dopo la vittoria di Isso e la caduta di Tifro e di Gaza, Alessandro mosse verso l'Egitto che raggiunse nel novembre del 332 a.C. dopo una marcia di sette giorni da Gaza. La popolazione egiziana, insofferente al dominio persiano gli si fece incontro come a un liberatore, mentre i presidi persiani già scossi dalla notizia della sconfitta di Isso, non tentarono alcuna resistenza organizzata. Mazace che secondo Quinto Curzio Rufo era stato lasciato a guardia di Menfi in qualità di luogotenente di Dario (praetor Darei) attraversò di sua iniziativa il Nilo per andare incontro al sovrano macedone e gli consegnò ottocento talenti insieme a tutto il tesoro e l'arredo regio ed aprendogli così le porte di Menfi e dell'intero paese. Alcune fonti moderne, sulla base della tradizione riportata nell'Encyclopædia Iranica collegano tal decisione al consiglio ricevuto da Amminape, un nobile persiano già passato dalla parte di Alessandro e che conosceva bene il sovrano macedone. Con la resa di Mazace si concluse così il dominio achemenide sull'Egitto: a Menfi Alessandro sacrificò al toro sacro Api secondo il rito egizio e vi tenne agoni ginnici e musicali secondo l'uso greco prima di risalire il Nilo e fondare, l'anno seguente, la città di Alessandria.
Le fonti non riferiscono nulla sulla sorte di Mazace dopo la consegna dell'Egitto. Alessandro non affidò subito il governo del paese a un unico satrapo macedone ma ne frazionò l'amministrazione fra più funzionari: i nomarchi egiziani Doloaspi e Petisi furono posti a capo dell'amministrazione civile, i comandanti Pantaleonte e Polemone furono incaricati dei presìdi rispettivamente di Menfi e Pelusio, mentre a Cleomene di Naucrati fu affidata la riscossione dei tributi dai nomi. Alcuni numismatici hanno proposto di identificare Mazace con l'omonimo satrapo di Mesopotamia attestato, negli anni fra il 331 e il 323 a.C. circa da una serie di tetradrammi imitanti la monetazione ateniese e recanti il nome Mazakes in uno stile affine a quello delle emissioni del suo predecessore egiziano Sabace; per quel periodo e quella satrapia non è infatti noto alcun altro governatore e la carica sarebbe poi passata a un certo Bleitor. Si tratterebbe quindi di una ricompensa concessa da Alessandro per la sua sottomissione senza resistenza restando però congetturale e fondata sulla sola evidenza monetale.