Mensa isiaca

La mensa isiaca. Museo Egizio, Torino (Cat. 7155)
Illustrazione della mensa isiaca, dal libro di Athanasius Kircher Œdipus Ægyptiacus.

La Mensa isiaca è un'elaborata tavoletta di bronzo di epoca romana, decorata con inserti di metalli di vari colori; mostra figure ispirate all'arte dell'antico Egitto e segni che imitano i geroglifici egizi, senza valore di scrittura. Fu rinvenuta a Roma dove forse fu prodotta tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. Il primo possessore documentato fu il cardinale Pietro Bembo, per cui è stata anche chiamata Tavola bembina.

Acquisita dai Gonzaga e poi ceduta ai Savoia, la tavoletta fu il primo pezzo a costituire la grande collezione che diede origine al Museo Egizio di Torino, dove è conservata.

Storia

Riproduzione della Mensa nel trattato Vestustissimæ tabulæ aeneæ sacris Ægyptiorum simulachris cœlatæ accurata explicatio di Lorenzo Pignoria, pubblicato a Venezia nel 1605.

Le origini dell'opera sono antiche: la maggioranza degli studiosi la colloca in età romana, tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., con produzione probabilmente a Roma e in rapporto al culto di Iside.

Le prime notizie certe risalgono alla Roma del primo Cinquecento, quando la Mensa è documentata nello studiolo del cardinale Pietro Bembo.

Nel 1591 la tavola è registrato nella Pinacoteca Ducale di Mantova, entrando nelle raccolte dei Gonzaga. Nel 1628 fu acquistata dal duca Carlo Emanuele I di Savoia, entrando nelle collezioni sabaude. L'arrivo della Mensa isiaca a Torino, intorno al 1630, è considerato il punto di partenza della raccolta che porterà alla nascita del Museo Egizio (1824).

Nel 1605 Lorenzo Pignoria pubblicò a Venezia il trattato Vestustissimæ tabulæ aeneæ sacris Ægyptiorum simulachris cœlatæ accurata explicatio, di cui nel 1669 uscì ad Amsterdam, per i tipi di Andreas Frisius, l'edizione postuma con aggiunte di Giacomo Filippo Tomasini; le tavole incise divennero un riferimento per gli studi successivi.

Dopo la conquista napoleonica dell'Italia (1797) fu trasferita in Francia ed esposta alla Bibliothèque Nationale nel 1809. Rientrata a Torino dopo la caduta di Napoleone, nel 1832 entrò nel primo nucleo della raccolta del Museo Egizio, dove si conserva.

Descrizione

Dettaglio con la figura centrale in trono (Iside)

La tavola è una lastra rettangolare in bronzo con ricchi intarsi di metalli di colore diverso, che formano figure ispirate all'arte egizia e iscrizioni a imitazione dei geroglifici. Il piano è delimitato da un bordo verticale continuo; sul retro è presente un risvolto che crea un canale a U, con una serie di fori lungo il bordo lungo. La piastra di base misura circa 74 × 123 cm e il bordo ha un'altezza di circa 6 cm. Le dimensioni complessive dell'oggetto sono 125,5 × 75,5 × 5,5 cm. Lo spessore del metallo varia sensibilmente (più sottile al centro e più spesso ai margini), con valori rilevati tra circa 6 e 17 mm.

Per la realizzazione fu utilizzata la tecnica della cera persa diretta, con più colate per coprire l'intera superficie; il supporto è stato poi preparato con cavità a differenti profondità per accogliere gli intarsi. Le figure e i motivi sono contornati da sottilissimi fili di metallo, in lega scura ("bronzo nero") oppure in argento, con spessori medi dell'ordine di 0,5–0,7 mm. Le analisi non invasive (microscopia ottica, XRF, MA-XRF e radiografia) hanno individuato almeno sette leghe diverse tra base e intarsi: argento, una lega scura detta "bronzo nero" (rame con piccole percentuali di oro e stagno), e più leghe a base di rame con zinco e/o stagno, selezionate per ottenere effetti cromatici. In particolare, i toni della pelle furono resi con una lega ricca di rame per il rosso (impiegata per le figure maschili) e con leghe contenenti zinco per i gialli, aranciati o bruni (impiegate per figure femminili, alcune maschili e le due divinità del Nilo). Cornici e "scritture" pseudo-geroglifiche sono tracciate con linee diritte incassate direttamente nel bronzo e riempite di metallo, mantenendo distanze molto regolari tra le linee.

Sono presenti anche interventi e sostituzioni storiche: in alcune zone il nero originario ("bronzo nero") o l'argento degli intarsi è stato rimpiazzato con materiali contenenti piombo; in aree puntuali è stata rilevata doratura ad amalgama di mercurio, indizio di riparazioni successive.

Bordo decorato

Scene raffigurate

Dettaglio. Sopra: scena di offerta alla dea Hathor (mucca associato a un disco solare). Sotto: due divinità del Nilo, con elementi vegetali.

Anche se la scena è di tipo egizio, non illustra riti egizi. Le figure sono mostrate con attributi inconsueti, rendendo difficile identificare quali siano divinità e quali re o regine. I motivi egizi sono usati a scopo decorativo, senza un vero senso o ragione. Tuttavia la figura centrale, seduta sul trono dentro un tempio, è riconoscibile come la dea Iside.

La superficie è organizzata in cinque scene principali separate da cornici metalliche; tra le scene compaiono iscrizioni ispirate ai geroglifici disposte in colonne e righe. Tra le figure maggiori sono identificabili, nella nomenclatura adottata dagli studi recenti, Iside (C-8), Horus (E-10) e Thot (C-3), seduti su troni decorati con griglie e intarsi bicolori. È inoltre presente una scena con due divinità del Nilo, accompagnata da elementi vegetali come ciuffi di papiro. Le capigliature e le parrucche sono spesso rese con "bronzo nero" e piccoli inserti d'argento a linee o a trecce; collari e altri ornamenti combinano argento e bronzo scuro secondo schemi ripetuti.

Interpretazioni

La figura centrale, identificata con Iside, in un'illustrazione del trattato Œdipus Ægyptiacus di Athanasius Kircher.
La chiave di Eliphas Lévi per la Mensa isiaca (Histoire de la magie, 1859).
La chiave di William Wynn Westcott per la Mensa isiaca

Fin dal XVI e XVII secolo la tavola fu al centro dei tentativi europei di comprendere i "segni egiziani", entrando presto nel circuito delle edizioni illustrate e dei commenti antiquari; già la letteratura moderna la indica come un insieme di figure d'ispirazione egizia accompagnate da segni privi di valore linguistico.

Un ruolo decisivo ebbe il gesuita Athanasius Kircher, che nella sua monumentale opera Œdipus Ægyptiacus (Roma, 1652–1654) utilizzò estensivamente la Mensa isiaca come repertorio di immagini e "iscrizioni", proponendone letture simboliche e moralizzanti prive di base filologica; tali interpretazioni non sono accettate dagli studi egittologici. La ricerca storica recente colloca infatti i "geroglifici" della tavola tra gli pseudo-segni tipici dell'età romana, non decifrabili come testo continuo: su un simile materiale la "traduzione" di Kircher non poteva essere verificata né risultare corretta.

Le interpretazioni di Kircher, sebbene errate, circolarono ampiamente e influenzarono a lungo gli studi europei, per essere definitivamente messe da parte con la decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion 170 anni dopo (1822). Sulla scia di Kircher vi furono comunque vari tentativi di interpretare il "significato" della Mensa in senso esoterico; fu infatti celebrata da occultisti come Eliphas Lévi, William Wynn Westcott e Manly P. Hall come una chiave per interpretare i Libri di Thot e i tarocchi.

Gli studi odierni, basati su analisi tecniche e confronto iconografico, leggono la Mensa come manufatto romano di lusso legato alla ricezione dei culti isiaci, privilegiando la descrizione dei motivi figurativi e dei procedimenti metallurgici rispetto a un significato testuale delle iscrizioni.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 Collezione online - Mensa Isiaca, su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 17 settembre 2025.
  2. 1 2 3 Gänsicke et al, pp. 24–25
  3. 1 2 3 Gänsicke et al, p. 27
  4. 1 2 3 4 5 6 Gänsicke et al, p. 25
  5. ↑ Enciclopedia Italiana Dizionario Della Conversazione, 1847, pp. 522-524.
  6. 1 2 La storia del Museo, su Museo Egizio. URL consultato il 17 settembre 2025.
  7. 1 2 Museo Egizio, su Treccani, Enciclopedia. URL consultato il 17 settembre 2025.
  8. ↑ Gänsicke et al, pp. 27–28
  9. ↑ Enrica Leospo, La Tabula Bembina: un cimelio 'orientale' dalla Mantova dei Gonzaga alla Torino dei Savoia, in Mantova e l'antico Egitto: da Giulio Romano a Giuseppe Acerbi. Atti del Convegno di studi (Mantova, 23–24 maggio 1992), Firenze, Leo S. Olschki, 1994, pp. 41–52.
  10. ↑ (LA) Lorenzo Pignoria, Vetustissimae tabulae aeneae sacris aeyptiorum simulachris coelatae accurata explicatio : n qua antiquissimarum superstitionum origines, progressiones, ritus ad barbaram, graecam, romanamque historiam illustrandam enarrantur, & multa scriptorum veterum loca qua explanantur, qua emendantur, Venezia, Apud Io. Anto. Rampazettus : Sumptibus Iacobi Franco, 1605.
  11. ↑ (LA) Laurentii Pignorii Patavini Mensa Isiaca (Amsterdam, 1669), su Universitätsbibliothek Heidelberg – Digitale Bibliothek, 1669. URL consultato il 17 settembre 2025.
  12. ↑ (LA) Laurentii Pignorii Patavini Mensa Isiaca : qua sacrorum apud Aegyptios ratio…, su Getty Research Portal, 1669. URL consultato il 17 settembre 2025.
  13. 1 2 Gänsicke et al, p. 41
  14. ↑ Gänsicke et al, pp. 41–42
  15. ↑ Gänsicke et al, p. 43
  16. 1 2 Gänsicke et al, pp. 39–40
  17. ↑ Gänsicke et al, pp. 25–26
  18. ↑ Gänsicke et al, pp. 32–33
  19. ↑ Gänsicke et al, p. 47
  20. ↑ Gänsicke et al, p. 36
  21. ↑ Gänsicke et al, pp. 35, 39–40
  22. ↑ Gänsicke et al, pp. 34–35
  23. ↑ (DE) Friedhelm Hoffmann, Die hieroglyphischen Inschriften der Mensa Isiaca (PDF), su Propylaeum-DOK (Universität Heidelberg), 2013, pp. 256–257. URL consultato il 17 settembre 2025.
  24. ↑ (EN) Daniel Stolzenberg, Egyptian Oedipus: Athanasius Kircher and the Secrets of Antiquity, Chicago, University of Chicago Press, 2013, p. 47.
  25. ↑ (EN) Oedipus Aegyptiacus: Tabula Isiaca, or Bembine Table of Isis, su Cornell University Library, Riproduzione della tavola in Oedipus Aegyptiacus, vol. III, pp. 507–508. URL consultato il 17 settembre 2025.
  26. ↑ Hoffmann 2013, pp. 255–256
  27. ↑ Gänsicke et al, pp. 25, 27
  28. ↑ (EN) Daniel Stolzenberg, Oedipus at Large, in Egyptian Oedipus: Athanasius Kircher and the Secrets of Antiquity, Chicago, University of Chicago Press, 2013. URL consultato il 17 settembre 2025.
  29. ↑ (EN) Andrew Robinson, Reading the Rosetta Stone (PDF), su Open Book Publishers, 2023, pp. 136, 138–139. URL consultato il 17 settembre 2025.
  30. ↑ (EN) Hieroglyphs: unlocking ancient Egypt – Large print guide (PDF), su British Museum, 2022, p. 24. URL consultato il 17 settembre 2025.
  31. ↑ William Wynn Westcott, La mensa isiaca del cardinal Bembo, a cura di Giovanni Balducci e Mauro Cascio, Acireale, Tipheret, 2024.
  32. ↑ Gänsicke et al, pp. 48–49

Bibliografia

Voci correlate

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