Mersu

Il mersu (lett. "impastare") è un antico dolce a base di datteri e noci dell'antica Mesopotamia. È il dolce più antico di cui si abbia documentazione storica. La prima testimonianza riguardo al mersu è infatti riportata su tavolette d'argilla babilonesi di oltre 3.700 anni fa.

Descrizione

La versione più antica del dolce, prevede come ingredienti datteri schiacciati, noci tritate e miele, impastati dando loro la forma di una pallina. Moderne varianti possono prevedere l'aggiunta di ingredienti quali: un pizzico di cannella, olio di semi di sesamo, semi di sesamo, un pizzico di sale, cacao in polvere, semi di chia.

Esiste un'altra variante del dolce che prevede la collocazione di questo impasto all'interno di un impasto di farina di farro, acqua, ghee (burro chiarificato), acqua di rose, coriandolo, in modo da formare una sorta di "biscotto" rotondo e piatto, molto simile agli attuali ma'mul.

Storia

Il mersu aveva un utilizzo quale dolce sacro, venendo servito durante le cerimonie religiose, le feste reali e offerto nei templi nell'antico Impero Babilonese.

I pasticceri professionisti lo preparavano in onore degli dei, mettendo in risalto il potere simbolico della palma da datteri: simbolo di vita, fertilità e abbondanza nel mondo antico.

Il mersu viene citato in un testo amministrativo di Mari, nel quale vengono elencati gli ingredienti che lo compongono:

«120 litri di datteri e 10 litri di pistacchi per fare il mersu. 30 Il pasto del re.»

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 (EN) Shireen Jamooji, The World’s Oldest Dessert Had Onion And Garlic, Surprised?, su Times Now, Bennett, Coleman & Company Limited, 25 maggio 2025. URL consultato il 12 novembre 2025.
  2. 1 2 3 Associazione culturale di Amicizia Iraq Italia, Questo potrebbe essere il dolce più antico mai registrato nella storia, su Facebook, Meta, 12 giugno 2025. URL consultato il 12 novembre 2025.
  3. ↑ Nabila, il dattero: un principio attivo con una storia e delle virtù insospettabili, su L'Odaïtès, novembre 2023. URL consultato il 12 novembre 2025.
  4. ↑ Ernesto Mele, p. 17

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni