
Meshari è il titolo in lingua albanese, corrispondente all'italiano "Messale", con cui è noto il più antico documento letterario in lingua albanese: la traduzione dal latino del Messale Romano fatta dall'ecclesiastico albanese Gjon Buzuku nel XVI secolo.
Il Meshari di Gjon Buzuku è un testo liturgico in lingua albanese considerato la prima opera conosciuta scritta in questa lingua.
Il Meshari fu scoperto per la prima volta nel 1740 da Monsignor Gjon Nikollë Kazazi, allora arcivescovo di Skopje. Successivamente andò perduto e fu riscoperto nel 1909.
Esiste un unico esemplare dell’edizione originale, conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, mutilo di almeno sedici pagine. La copia, scoperta nel 1909 da monsignor Paolo Schirò, comprendeva originariamente 188 pagine numerate. L’esemplare vaticano è privo del frontespizio e delle prime sedici pagine; di conseguenza non sono noti con certezza il titolo esatto, il luogo e l’anno di pubblicazione. Tuttavia, il colophon finale, scritto in lingua albanese, riporta il nome dell’autore, Gjon Buzuku, e il periodo di composizione, che va dal 20 marzo 1554 al 5 gennaio 1555.
Nel 1930, padre Justin Rrota ne realizzò la prima fotocopia, portandone una copia in Albania.
Nel 1968, il testo fu pubblicato con traslitterazioni e commenti linguistici a cura di studiosi albanesi.
L’epilogo del Meshari, scritto da Gjon Buzuku, spiega le motivazioni dell’autore nel tradurre e redigere l’opera, con l’intento di rendere i testi sacri comprensibili al popolo albanese e di favorire la diffusione della lingua e della fede tra i fedeli.
L'opera contiene, nell'ordine:
Il testo è redatto nel dialetto ghego del XVI secolo. Dall'analisi del testo, tuttavia, si ricava che nel XVI secolo le differenze fra il ghego e il tosco erano minori di quelle attuali. L'opera è pertanto di estrema importanza per ricostruire la storia della lingua albanese.