La metasemantica è una tecnica letteraria teorizzata ed utilizzata da Fosco Maraini nella sua raccolta di poesie "Gnòsi delle fànfole" del 1966. Il termine origina dal prefisso μετα- (meta-) e dalla parola σημαντικός (sēmantikós). Secondo Artribune, la metasemantica segna «l’approdo ufficiale della poesia all’astrazione», configurando un linguaggio autonomo che non rappresenta una realtà preesistente, ma ne evoca e produce una nuova, in analogia con l’arte astratta e con la musica: in pratica, una "libera vita dei suoni vocali".
La semantica è quella parte della linguistica che studia il significato delle parole (semantica lessicale), degli insiemi delle parole, delle frasi (semantica frasale) e dei testi. La metasemantica, nell'accezione proposta dal Maraini, va oltre il significato delle parole e consiste nell'utilizzo di parole prive di significato, ma dal suono familiare alla lingua a cui appartiene il testo stesso e di cui deve seguire le regole sintattiche e grammaticali. Dal suono e dalla posizione all'interno del testo si possono attribuire significati più o meno arbitrari a tali parole.
Così, nell'introduzione a Gnòsi delle Fànfole, Fosco Maraini spiega cosa è la poesia, o linguaggio, metasemantico:
E prosegue sottolineando l’aspetto ludico della sua invenzione:
In pratica, il linguaggio «smette di descrivere il mondo per produrlo»: questa idea, già presente nella teologia, nella tradizione ermetica, nelle Avanguardie e nella filosofia occidentale (in particolare in Heidegger e poi nel Costruttivismo), entra nella poetica di Maraini attraverso suggestioni letterarie e, soprattutto, per esperienza biografica. Da buon fiorentino, Maraini raccoglie e sviluppa una naturale tendenza fonosimbolica dell'espressività toscana, facendo al contempo tesoro della sua esperienza di orientalista: nelle tradizioni orientali «il suono – dai mantra al monosillabo sacro Om – non rappresenta il mondo ma agisce e lo genera».
La metasemantica gode di un certo seguito tra i poeti italiani successivi e vanta precursori illustri: lo stesso Maraini fa riferimento a una certa tendenza metasemantica di Dante Alighieri nell'invenzione dei nomi di diavoli nel Canto XXI della Divina Commedia, come Calcabrina, Libicocco, Draghignazzo, esempi di "parole-macedonia". Anche la toponomastica italiana, secondo Maraini, è uno scrigno di metasemantica: nell'introduzione a Gnòsi delle Fànfole, il poeta cita come esempio nomi di monti alpini come Penna di Sumbra o Roccandagia.
Un linguaggio simile a questa tecnica, per lo più definito come non-sense, era stato usato anche da Lewis Carroll nel suo poemetto Jabberwocky pubblicato nel 1871. Nella lingua inglese, una certa tendenza ai giochi di parole, in un'ottica quasi metasemantica, potrebbe essere legata all’abbondanza di parole omofone: un esempio in questo senso è il testo della canzone di Paul McCartney “Once upon a long ago".
Il più celebre esempio di metasemantica, nell'accezione datale dal Maraini, è la sua poesia Il Lonfo, nota anche per la recitazione che ne ha fatto Gigi Proietti..
I primi quattro versi della poesia Il giorno ad urlapicchio suonano così: