| Michael Angelo Musmanno | |
|---|---|
| Nascita | Stowe, 7 aprile 1897 |
| Morte | Pittsburgh, 12 ottobre 1968 |
| Luogo di sepoltura | Cimitero nazionale di Arlington |
| Etnia | Italoamericano |
| Religione | Cattolica |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | United States Navy |
| Anni di servizio | 1917-1918; 1943-1946 |
| Grado | Contrammiraglio |
| Guerre | Prima guerra mondiale Seconda guerra mondiale |
| Campagne | Campagna d'Italia |
| Altre cariche | Giudice, Politico, Scrittore |
| Giurisprudenza |
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Michael Angelo Musmanno (Stowe, 7 aprile 1897 – Pittsburgh, 12 ottobre 1968) è stato un giurista, politico e militare statunitense.
Figura poliedrica della giurisprudenza americana, è noto per essere stato giudice presidente nel processo agli Einsatzgruppen a Norimberga e per il suo lungo mandato presso la Corte Suprema della Pennsylvania. Nel corso della sua carriera si distinse come difensore dei diritti dei lavoratori e delle minoranze, partecipando come avvocato d'appello al celebre caso Sacco e Vanzetti.
Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nella Marina degli Stati Uniti, raggiungendo il grado di contrammiraglio e ricoprendo la carica di governatore militare alleato in Italia. Nel dopoguerra condusse un'importante indagine per conto del governo statunitense volta a confermare la morte di Adolf Hitler, i cui esiti confluirono nel saggio Ten Days to Die. Autore prolifico, legò il suo nome a numerose battaglie civili e a posizioni spesso originali e controverse, mantenendo un ruolo di primo piano nella vita pubblica e giuridica statunitense fino alla morte, avvenuta nel 1968.
Nacque a Stowe, un distretto industriale nei pressi di Pittsburgh, in Pennsylvania, da una famiglia di immigrati italiani originari di Noepoli. Dopo aver lavorato con il padre nelle miniere di carbone, nel 1915 iniziò gli studi presso la facoltà di giurisprudenza della Georgetown University. Interruppe il percorso accademico per prestare servizio come fante nella prima guerra mondiale, tornando poi agli studi e conseguendo la laurea in legge nel 1918. Successivamente, ottenne ulteriori titoli accademici presso la George Washington University e due master in giurisprudenza alla National University School of Law. Intraprese la carriera di avvocato del lavoro, mantenendo posizioni vicine alle istanze dei lavoratori.
Iniziò a esercitare la professione legale nel 1923 a Stowe e parallelamente si dedicò alla politica. Nel 1926 si candidò per la Camera dei rappresentanti della Pennsylvania tra le file del Partito Repubblicano, senza tuttavia essere eletto. Spinto dall'interesse per le condizioni dei lavoratori e delle minoranze etniche, Musmanno si offrì come avvocato d'appello per il caso Sacco e Vanzetti. Nonostante i suoi sforzi, la corte d'appello confermò la condanna a morte e i due furono giustiziati nel 1927. Sulla base di questa esperienza, nel 1939 pubblicò il volume After Twelve Years, oltre a diversi articoli accademici negli anni successivi.
Nel 1928 fu eletto rappresentante repubblicano nel legislativo statale della Pennsylvania, venendo riconfermato nel 1930. Nel 1929, in seguito all'uccisione del minatore John Barkoski da parte della Coal and Iron Police durante uno sciopero a Imperial, Musmanno presentò un disegno di legge per l'abolizione di tale corpo di polizia privata. Il governatore della Pennsylvania pose il veto sulla proposta, atto che spinse Musmanno a rassegnare le dimissioni. Sulla vicenda scrisse il racconto Jan Volkanik, che ispirò in parte il film Black Fury diretto da Michael Curtiz.
Nel 1931 fu eletto giudice della corte della contea di Allegheny, sostenuto sia dai democratici che dai repubblicani, oltre che dalle organizzazioni sindacali. L'anno seguente divenne giudice della Court of Common Pleas. Nel 1935 si candidò alla Corte Suprema della Pennsylvania, risultando sconfitto da H. Edgar Barnes. Nel 1943 lasciò temporaneamente gli incarichi giudiziari per servire nella seconda guerra mondiale. Rientrato a Pittsburgh nel 1948, riprese la carica di giudice, che mantenne fino al 1951.

Nel 1943 Musmanno entrò nella Marina degli Stati Uniti come ufficiale di linea con l'incarico di procuratore militare, poiché la marina non aveva ancora istituito il proprio Judge Advocate General's Corps (verrà creato solo nel 1967). Durante il conflitto raggiunse il grado di contrammiraglio e prestò servizio come governatore militare alleato della penisola sorrentina.
Nel 1946 fu nominato a capo di un consiglio di tre membri per il rimpatrio dei cittadini sovietici sfollati in Austria. In questa veste si oppose al rimpatrio forzato di cosacchi e rifugiati che non intendevano tornare in Unione Sovietica, riuscendo a evitare il trasferimento di diverse persone. Studi successivi hanno confermato che molti dei rimpatriati furono perseguitati dal governo di Stalin e condannati all'esilio o alla detenzione nei gulag siberiani.
A partire dal 1947 Musmanno presiedette il processo agli Einsatzgruppen presso il tribunale militare statunitense di Norimberga, procedimento che riguardava l'uccisione di oltre un milione di persone (tra cui ebrei, polacchi e altre minoranze) dietro le linee del fronte. Fece inoltre parte del collegio giudicante nei processi Milch e Pohl. Nel 1961 depose come testimone dell'accusa a Gerusalemme nel corso del processo contro Adolf Eichmann, nel 1965 testimoniò al processo di Francoforte.
Nel 1948 Musmanno intervistò numerosi collaboratori di Adolf Hitler per confutare le tesi che ipotizzavano la fuga del dittatore dopo la battaglia di Berlino. Coadiuvato dall'interprete Elisabeth Billig, utilizzò queste testimonianze come base per un articolo sulla Pittsburgh Press e per il libro Ten Days to Die. Tra le prove citate a sostegno del suicidio di Hitler, Musmanno indicò la morte di Joseph Goebbels, le testimonianze oculari sul rinvenimento del corpo e i rilievi odontoiatrici eseguiti sulla mandibola recuperata presso il bunker.
Le sue tesi sulla completa distruzione del corpo tramite cremazione furono sostenute da storici come Anton Joachimsthaler e Ian Kershaw, ma aspramente criticate dallo storico britannico Hugh Trevor-Roper. Quest'ultimo, basandosi sulla resistenza delle ossa alla cremazione, mise in dubbio l'accuratezza delle indagini di Musmanno, arrivando a definire il magistrato in termini molto critici. In tempi più recenti, lo storico Luke Daly-Groves ha in parte riabilitato il lavoro di Musmanno, pur sottolineando i limiti delle prove disponibili all'epoca. Il volume di Musmanno è stato tuttavia criticato per l'inclusione di passaggi dal tono propagandistico o non verificati, come il presunto stupro della chef di Hitler, Constanze Manziarly, da parte dei soldati sovietici.
Musmanno scrisse anche una sceneggiatura sulla fine di Hitler, sperando in una regia di Alfred Hitchcock. Nel 1980 i suoi archivi furono donati alla Duquesne University; nel 2007 l'ateneo ha digitalizzato le riprese delle interviste originali, utilizzate poi per i documentari televisivi nel 2010 e nel 2015.
Nel dopoguerra Musmanno tentò il rientro in politica candidandosi senza successo alla carica di vicegovernatore nel 1950, per poi riprendere la carriera giudiziaria. In quegli anni divenne un acceso sostenitore dell'anticomunismo, agendo come portavoce non ufficiale del gruppo Americans Battling Communism.
Nel 1950 testimoniò per l'accusa nel processo per sedizione contro Steve Nelson, leader regionale del Partito Comunista degli Stati Uniti d'America. L'accusa si basava sulla vendita di opuscoli politici che Musmanno descrisse come "l'equivalente di un avamposto dell'Armata Rossa". Sebbene Nelson fosse stato inizialmente condannato a vent'anni di reclusione, la Corte Suprema degli Stati Uniti annullò in seguito la sentenza, stabilendo che la legge federale (lo Smith Act) prevaleva sulle leggi statali antisedizione. In un altro episodio controverso, durante una causa civile, Musmanno intimò a un avvocato di dichiarare se fosse comunista; di fronte al rifiuto di quest'ultimo, lo accusò di oltraggio alla corte proibendogli l'esercizio della professione nel suo tribunale. La Corte Suprema della Pennsylvania annullò l'ordinanza, definendo i metodi di Musmanno "detestabili".
Nonostante le controversie, la notorietà ottenuta con il caso Nelson contribuì alla sua elezione a giudice della Corte Suprema della Pennsylvania nel 1951, carica che ricoprì dal 1952 fino alla morte nel 1968. In questo periodo si distinse come difensore delle classi più deboli e per le sue numerose opinioni dissenzienti: nei suoi primi cinque anni di mandato ne scrisse un numero superiore a quello prodotto collettivamente da tutti gli altri giudici della corte nei cinquant'anni precedenti. Il suo stile incisivo fu inizialmente accolto con scetticismo dal giudice capo Horace Stern, il quale dichiarò di non essere interessato alla "narrativa attuale" di Musmanno. Tuttavia, negli anni successivi, la corte adottò posizioni affini ai suoi dissensi, come nei casi Perpetua v. Philadelphia Transportation Co. e Koehler v. Schwartz. Parallelamente all'attività giudiziaria, negli anni sessanta Musmanno sostenne attivamente i movimenti per i diritti civili e mantenne forti legami con le organizzazioni sindacali.
Nel 1962 apparve come ospite nel celebre game show televisivo To Tell the Truth, ottenendo l'unanimità dei voti della giuria.
Nel 1966 Musmanno espresse un durissimo dissenso contro la sentenza che stabiliva la non oscenità del romanzo Tropico del Cancro di Henry Miller, che descrisse criticamente:

Musmanno è sepolto presso il Cimitero nazionale di Arlington. All'indomani della sua scomparsa, il Gettysburg Times lo ricordò come «una delle figure più rispettate e pittoresche della Pennsylvania», mentre la stampa di Reading lo descrisse come un «anticonformista in tribunale».
La sua memoria è celebrata attraverso diversi riconoscimenti ufficiali:
Di fede cattolica, Musmanno fu un membro attivo della comunità della chiesa di Mount St. Peter a New Kensington, dove nel 1951 fu il primo laico a parlare dal pulpito dell'edificio appena inaugurato. La sua religiosità influenzò profondamente anche la sua attività giudiziaria. La sua ultima opinione dissenziente riguardò l'annullamento di una condanna per aggressione e tentato stupro, deciso perché il giudice di primo grado aveva invitato la giuria a cercare la guida divina nel verdetto. Nel suo dissenso, Musmanno difese con vigore l'invocazione religiosa:
Il giudice Musmanno morì il giorno seguente, il 12 ottobre 1968, ricorrenza del Columbus Day.
Musmanno fu uno scrittore prolifico, autore di sedici volumi che spaziano dalla cronaca giudiziaria alla saggistica storica. Nel libro Across the Street from the Courthouse (1954) analizzò il caso di sedizione che lo vide protagonista, mentre nel 1966 pubblicò il romanzo Black Fury, basato sul film omonimo del 1935. Tra le altre sue opere si annoverano The Story of Italians in America (1965), un dibattito sull'immortalità con Clarence Darrow (1932) e lo studio storico Glory & The Dream: Abraham Lincoln, Before and After Gettysburg (1967).
Profondamente legato alle proprie radici italiane, nel 1966 pubblicò Columbus Was First, in cui sostenne il primato di Cristoforo Colombo come primo europeo a raggiungere il Nuovo Mondo. Il testo nacque come reazione alle scoperte archeologiche di L'Anse aux Meadows e alle ricerche che documentavano la presenza vichinga in Nord America circa cinque secoli prima di Colombo. Musmanno contestò tali evidenze, ritenendo che la cosiddetta Mappa di Vinland fosse un falso. Sebbene gli studi successivi abbiano confermato la falsità del documento, l'insediamento di L'Anse aux Meadows è stato scientificamente validato come sito norreno risalente all'XI secolo.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 27566816 · ISNI (EN) 0000 0000 6636 3585 · SBN SBLV207230 · LCCN (EN) n50027653 · GND (DE) 138984727 · BNE (ES) XX1376134 (data) · BNF (FR) cb112090971 (data) · J9U (EN, HE) 987007265600005171 |
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