Il microgenere è uno stile musicale o un genere letterario di nicchia e che presenta un raggruppamento di elementi distintivi nel suo genere di riferimento. I microgeneri non hanno delle correlazioni con le scene regionali, che, pur presentando delle peculiarità rispetto agli stili in cui rientrano, dipendono più propriamente dal loro contesto geografico.

Qualcuno fa risalire l'origine dei microgeneri musicali agli anni 1970, quando alcuni artisti sperimentali iniziarono a dare al loro stile una definizione più accurata e specifica di quella a cui venivano generalmente associati.
Si iniziò a parlare di microgeneri musicali con maggiore frequenza a partire dagli inizi del XXI secolo grazie al perfezionamento dei software, alle connessioni Internet più veloci e alla conseguente prolifezazione di musica alla quale chiunque poteva accedere attraverso le tecnologie digitali. In tale contesto, le piattaforme online che vendevano musica scaricabile iniziarono a servirsi dei microgeneri per indicare i loro artisti. Tra i microgeneri nati in questi anni si può menzionare la chillwave (nome utilizzato per la prima volta a fine sarcastico nel 2009 su un blog), tra i primi stili musicali nati online, oggetto di attenzione generale dagli inizi degli anni 2010, quando fu oggetto di articoli del Wall Street Journal e del New York Times. Oltre ad esso si possono menzionare la vaporwave, la witch house, il seapunk, lo shitgaze, il pornogrind, il cloud rap, l'hyperpop e il synth funk.
Apparvero diversi articoli dedicati al fenomeno. In quello del 2010 apparso su The Atlantic, Llewellyn Hinkes Johns parlò di una "successione di stili", quali la chillwave, il glo-fi e il pop ipnagogico, che avrebbe rappresentato un "esempio lampante" di un ciclo coinvolgente una categoria presto «sfacciatamente condannata, talvolta nel medesimo articolo». Stando a Dave Schilling di Grantland, la designazione della musica chillwave avrebbe rappresentato un momento cruciale in quanto «avrebbe confermato quanto etichette come quella (chillwave) siano davvero arbitrarie e prive di significato. Non era una scena ma la parodia di una scena, nonché un momento determinante per la blogosfera musicale e il suo ultimo sussulto.» Secondo Jonny Coleman di Pitchfork, «la linea che separa un genere esistente anche se apparentemente falso da un genere falso che potrebbe essere davvero esistente è più sottile che mai, ammesso e concesso che esista davvero. In questa misteriosa valle di generi vivono, e per essa vivono, gli editori e i neologisti.» A detta di Thomas Britt di PopMatters, «il numero sbalorditivo di nicchie create da scrittori e commentatori per, per così dire, 'distinguere' gli artisti è vincolante: se una band suona e si adatta a una categoria, è probabile che le sue fortune siano legate alla durata di conservazione di essa.»
Sebbene i microgeneri siano più comunemente adottati nella musica, essi vengono anche adottati in letteratura, spesso sotto forma di categorie in piattaforme come Wattpad e Audible.