
Milo Lompar (in cirillico: Мило Ломпар?; Belgrado, 19 aprile 1962) è uno scrittore, storico e docente serbo.
Nato a Belgrado da padre di ascendenze serbo-montenegrine, si laurea in filosofia all'Università di Belgrado e ivi si dottora con una tesi sul contributo letterario di Miloš Crnjanski, divenendo professore di cultura e letteratura serba del XVIII e XIX secolo nell'ateneo.
Dal 2005 al 2006 è stato direttore generale di Politika a.d., conglomerato mediatico il cui azionista di maggioranza è il governo della Serbia, fu membro negli anni '90 del Partito Liberale Serbo e nel 2015 diviene membro indipendente del Consiglio Politico di Dveri, coalizione di centrodestra nazionalista, che lascia nel 2018.
Nel 2019 rifiuta di partecipare alla cerimonia per gli ottocento anni dell'autocefalia della Chiesa ortodossa serba, in polemica con la decisione del Santo Sinodo e del patriarca Ireneo di concedere ad Aleksandar Vučić la massima onorificenza della Chiesa. A seguito dell'invasione russa dell'Ucraina firma una lettera in cui invita il governo a non imporre sanzioni alla Russia.
Supporta le proteste anticorruzione causate dal crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, partecipando anche alla manifestazione organizzata dagli studenti per il Vidovdan del 2025 a Belgrado. Nello stesso anno è al centro di due controversie, la prima data dalla sua decisione di promuovere presso la Srpska književna zadruga la collezione di poesie "Crna bajka" di Radovan Karadžić e la seconda dalle affermazioni in un podcast favorevoli alla riabilitazione di Milan Nedić, da lui definito un collaborazionista forzato e non un Quisling.
Per questa e altre ragioni, dopo un iniziale interessamento, non viene candidato dalla Lista degli Studenti alle elezioni parlamentari del 2026.