| Mink Building | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Stato federato | Stato di New York |
| Località | New York |
| Indirizzo | 1361 Amsterdam Avenue |
| Coordinate | 40°48′51.12″N 73°57′19.08″W |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | in uso |
| Inaugurazione | 1889 |
| Stile | Architettura neoromanica |
| Piani | 5 |
| Area calpestabile | 12700 m² |
| Realizzazione | |
| Architetto | F. A. Henninger |
| Proprietario | Janus Property Company, Cushman and Wakefield |
Il Mink Building è un edificio di cinque piani in mattoni rossi, caratterizzato da uno stile architettonico di impronta tedesco-americana, situato al 1361-1369 di Amsterdam Avenue, tra la 126ª e la 128ª Strada, nel quartiere di Manhattanville, a Manhattan, New York. Costruito originariamente come parte di un vasto complesso birrario, è oggi uno dei pochi edifici superstiti a testimonianza della fiorente industria della birra che caratterizzò questa zona della città alla fine del XIX secolo.
All'epoca, la produzione della birra rappresentava per New York un settore economico di enorme importanza, paragonabile per dimensioni e peso a quello della finanza o dell'immobiliare nella New York del XXI secolo. Il complesso, situato al 1361 di Amsterdam Avenue, sorse in una zona che precedette lo sviluppo residenziale di Harlem. La posizione venne scelta proprio per il suo relativo isolamento, che consentiva alle attività industriali della grande fabbrica di birra di svolgersi lontano dalle aree maggiormente urbanizzate della città.
A partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, gli immigrati tedeschi portarono a New York una solida tradizione birraria destinata ad affermarsi rapidamente. Entro il 1880, quartieri come Yorkville, Lower East Side, Williamsburg e Bushwick erano diventati importanti centri della comunità tedesca e ospitavano, complessivamente, più di un centinaio di birrifici.
Nel corso della sua storia, l’area su cui sorge oggi il Mink Building ospitò diversi stabilimenti birrari. Tra questi si susseguirono la Manhattan Brewery di Casper Heindel, attiva in precedenza tra la 10ª Avenue e la 128ª Strada; la Manhattan Brewery di William Maack (1865-1875); quella della Yuengling & Co. (1875-1880); la D.G. Yuengling, Jr. (1880-1884); la D.G. Yuengling Brewing Co. (1884-1897); la Manhattan Brewery di John F. Betz (1897-1901) e, successivamente, la Betz & Sons Brewing Co. (1901-1903). Dal 1903 al 1920 il complesso passò infine alla Bernheimer & Schwartz Pilsener Brewing Company, prima che il proibizionismo imponesse la cessazione definitiva della produzione di birra.
La proprietà faceva originariamente parte della Excelsior Brewery, alla quale subentrò la Manhattan Brewery. Negli stessi anni in cui era in attività il birrificio Betz operava nelle vicinanze anche la Lion Brewery, appartenente a Max E. Bernheimer e al fratello Simon, insieme ai soci August Schmid e Anton Schwartz. Sia la Betz Brewery sia la Lion Brewery conobbero un notevole successo. Nel 1875 David G. Yuengling Jr. acquistò la proprietà, situata in una profonda valle industriale tra Morningside Heights e Hamilton Heights, non lontano dal fiume Hudson. L'area era allora un importante polo produttivo: nelle vicinanze si trovavano la fabbrica di pigmenti della D.F. Tiemann, un lanificio e i primi edifici del Manhattan College.
Già nel 1876 il New York Times descriveva lo stabilimento Yuengling come un complesso talmente esteso da sembrare «una piccola città», dotato delle più moderne tecnologie disponibili nel campo della produzione della birra. L’acqua utilizzata per la produzione proveniva da pozzi artesiani presenti all’interno della proprietà, considerati di capacità praticamente illimitata. Il gigantesco complesso in mattoni rossi comprendeva persino una piscina e sontuosi saloni destinati a ricevere ospiti e personalità di rilievo, tra cui anche Edoardo VII, re d’Inghilterra.
Il 7 agosto 1903 il New York Tribune annunciò la vendita della proprietà alla J.F. Betz Brewery, descrivendola come uno degli stabilimenti birrari meglio equipaggiati e più grandi degli Stati Uniti. Il vasto complesso comprendeva anche un particolare ponte a campata unica che attraversava la West 128th Street, collegando le diverse parti dello stabilimento.
Ci vollero altri due anni prima che fosse completato il nuovo complesso della Bernheimer & Schwartz Pilsener Brewing Company. Una litografia pubblicata su un calendario del 1914 restituisce un’immagine dello stabilimento nel periodo del suo massimo splendore. Anche la Bernheimer & Schwartz ebbe un enorme successo commerciale. Alla gestione dell’azienda partecipavano direttamente i fratelli Simon Emanuel Bernheimer (1849-1911) e Max E. Bernheimer (1855-1913), entrambi destinati a morire improvvisamente.
La storia del birrificio ebbe però una brusca conclusione con il Proibizionismo. Nel luglio 1923 il New York Times raccontò un episodio emblematico: gli agenti federali avevano iniziato a distruggere le scorte ancora presenti nello stabilimento della Bernheimer & Schwartz, all’angolo tra la 128ª Strada e Amsterdam Avenue. Furono riversati nelle fognature di Harlem circa 836000 galloni di lager prebellica non dealcolizzata, equivalenti a oltre 3,1 milioni di litri, insieme a 4000 barili di ale invecchiata da dodici anni. Era la fine di una delle più importanti attività industriali che avevano caratterizzato questa parte di Manhattan.
Durante il Proibizionismo, il vasto complesso fu riconvertito a usi diversi e ospitò numerose attività, tra cui un caseificio, magazzini frigoriferi e una lavanderia industriale. Negli anni Trenta, tuttavia, gran parte degli edifici tornò alla funzione originaria: negli spazi del vecchio birrificio si insediò infatti la Horton’s Pilsner Brewing Company, che utilizzò il complesso fino alla cessazione dell’attività nel 1941. Tra il 1934 e il 1936 venne inoltre costruito il nuovo edificio ai numeri 423-427 di West 127th Street.
Negli anni Quaranta il Mink Building assunse una nuova funzione, diventando la sede della Interborough Fur Storage Company, una società specializzata nella conservazione delle pellicce. Il servizio era rivolto soprattutto alla clientela facoltosa di New York, che durante i mesi estivi affidava alla società le proprie pellicce affinché venissero custodite in condizioni adeguate. L’edificio mantenne questa destinazione per diversi decenni, prima di essere trasformato in spazi per uffici alla fine degli anni Novanta.
Il complesso di 1361 Amsterdam Avenue è oggi particolarmente significativo perché costituisce uno dei soli due grandi complessi di antichi birrifici ancora conservati sull’isola di Manhattan. La parte corrispondente all’antico maltificio è considerata una delle testimonianze più importanti e meglio conservate dell’architettura industriale di matrice tedesco-americana della New York ottocentesca, grazie alla ricchezza dei suoi elementi architettonici e all’eccezionale grado di conservazione dell’intero complesso.
Negli anni Novanta l’edificio fu inserito nell’elenco dei siti presi in considerazione per un eventuale riconoscimento come monumento storico. La questione rimase a lungo al centro di un confronto tra associazioni per la tutela del patrimonio storico e interessi immobiliari. Nel 2011, il Manhattan Community Board 9 intervenne nella disputa votando a larga maggioranza per rimuovere il Mink Building dall’iter di valutazione come possibile landmark, aprendo così la strada alla sua trasformazione.
L’edificio, di proprietà della Janus Property Company, è oggi gestito in parte attraverso Cushman & Wakefield e offre circa 137000 piedi quadrati, pari a circa 12700 m², di spazi destinati a imprese, organizzazioni non profit e istituzioni civiche.
La Janus Property Company ha inoltre avviato un più ampio progetto di riqualificazione dell’area intorno all’incrocio tra 126th Street e Amsterdam Avenue, nell’ambito del Manhattanville Factory District. Il progetto prevede la riconversione del Mink Building, trasformandolo in una struttura a uso misto con alloggi a prezzi accessibili e moderni spazi per uffici ad alta tecnologia, integrando così un importante frammento del passato industriale di Manhattan nel nuovo tessuto urbano del quartiere.
Il 1361 di Amsterdam Avenue fu progettato dall’architetto Louis Oberlein, attivo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, probabilmente in collaborazione con Anthony Pfuend. Il complesso rappresenta oggi una preziosa testimonianza dell’epoca in cui la produzione della birra costituiva una delle principali attività industriali di New York. È inoltre il più grande, il più ricco dal punto di vista architettonico e il meglio conservato dei due complessi di antichi birrifici ancora esistenti a Manhattan. Gli edifici furono progettati prevalentemente secondo lo stile American Round Arch, caratterizzato dall'uso di archi a tutto sesto e particolarmente diffuso nell'architettura industriale statunitense dell'epoca. La scelta di questo linguaggio conferiva agli stabilimenti un aspetto imponente e monumentale, trasformando l'architettura industriale anche in uno strumento di rappresentanza dell'attività economica che vi si svolgeva.
Oberlein aveva iniziato la propria carriera presso lo studio Lederle, Wessely & Company, responsabile, tra gli altri progetti, di un edificio al 196 di Broadway, successivamente demolito. In seguito, probabilmente dopo aver ricevuto l'incarico di progettare il complesso della Bernheimer & Schwartz Pilsener Brewing Company, Oberlein avviò un proprio studio professionale. Il suo lavoro per la società non si limitò al grande birrificio: progettò infatti anche diversi edifici circostanti destinati a soddisfare le altre esigenze produttive e logistiche dell'azienda. I documenti disponibili indicano che Oberlein lavorò soprattutto per la Bernheimer & Schwartz, anche se nel corso della sua carriera progettò altri edifici legati all'industria della birra, tra cui la Mt. Kisco Brewing Company e un stock house, cioè un edificio destinato al deposito delle merci, ancora esistente all'incrocio tra la 37ª Strada e la 1ª Avenue a Manhattan.
L'analisi del Mink Building e dello stock house di Midtown evidenzia la particolare familiarità di Oberlein con l'architettura tedesco-americana, una caratteristica che potrebbe aver contribuito alla sua fortuna professionale presso i grandi birrifici newyorkesi, molti dei quali erano legati alla comunità di immigrati tedeschi. Per la Bernheimer & Schwartz, l'edificio non doveva essere soltanto funzionale: doveva anche comunicare visivamente la solidità e il prestigio dell'azienda. Oberlein poté quindi ricorrere a numerosi elementi tipici dell'architettura tedesco-americana, soprattutto attraverso l'elaborata decorazione in mattoni delle facciate del Mink Building.
Particolarmente evidente è il disegno geometrico ottenuto alternando e disponendo i mattoni in motivi ornamentali. A questo si aggiungono altri tratti ricorrenti dell'architettura tedesco-americana dell'epoca: la marcata distinzione tra i diversi piani, l'attenzione riservata alla forma e alla disposizione delle finestre e un forte sviluppo della verticalità delle facciate. Tutti questi elementi furono sapientemente utilizzati da Oberlein per conferire agli edifici un'identità architettonica riconoscibilmente tedesca, trasformando un complesso industriale in una sorta di monumento alla prosperità dell'industria birraria newyorkese.
Dal punto di vista strutturale, il Mink Building presenta solai in calcestruzzo sostenuti da colonne interne, mentre le pareti esterne sono realizzate in muratura portante. La struttura stessa diventa parte integrante del disegno architettonico: i diversi solai in calcestruzzo sono infatti chiaramente leggibili sulle facciate e vengono utilizzati come veri e propri elementi decorativi, contribuendo a scandire orizzontalmente l'edificio. Il calcestruzzo non svolge però soltanto una funzione strutturale. Viene utilizzato anche in combinazione con i mattoni rossi per creare particolari effetti visivi sulla facciata e per mettere in evidenza alcuni dei punti più importanti dal punto di vista costruttivo. È particolarmente evidente, per esempio, negli angoli superiori delle finestre, dove il materiale sottolinea la struttura dell'edificio trasformando elementi funzionali in dettagli architettonici.
Nel Mink Building, dunque, la struttura industriale non viene nascosta, ma esibita e integrata nel linguaggio estetico dell'edificio: mattoni, calcestruzzo, pilastri, solai e aperture contribuiscono insieme a definire l'aspetto monumentale del complesso, secondo un approccio tipico dell'architettura industriale tedesco-americana della New York di fine Ottocento.
Il West Harlem Art Fund ha realizzato due installazioni artistiche nelle vetrine del Mink Building, lungo Amsterdam Avenue. Il progetto aveva l'obiettivo di trasformare le ampie finestre dell'edificio in spazi espositivi, integrando l'arte contemporanea nell'architettura storica del complesso.
La prima opera fu una installazione collettiva, realizzata da più artisti. La seconda, intitolata Gumboot Juba, fu invece ideata dall'artista Dianne Smith, originaria di Harlem e attiva nell'ambito dell'arte contemporanea. L'installazione di Smith fu presentata nel 2011, in occasione della Armory Arts Week, importante appuntamento dedicato all'arte contemporanea che si svolge a New York in concomitanza con l'Armory Show. L'opera sfruttava le finestre del Mink Building come superficie espositiva, creando un'interazione tra l'installazione contemporanea e la struttura storica dell'antico complesso industriale.
In questo modo, il Mink Building, nato alla fine dell'Ottocento come parte di uno dei grandi birrifici di Manhattan, è diventato anche uno spazio per la produzione e la fruizione dell'arte contemporanea, mettendo in dialogo la memoria industriale di West Harlem con la scena artistica del quartiere.