| Minnie la candida | |
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| Dramma in tre atti | |
| Autore | Massimo Bontempelli |
| Lingua originale | Italiano |
| Ambientazione | terrazza a belvedere con vista su una grande città |
| Composto nel | 1925-1927 |
| Pubblicato nel | 20 marzo 1928 |
| Prima assoluta | 29 dicembre 1928 Teatro di Torino (compagnia Italianissima) |
| Versioni successive | |
| allestimenti: Torino 1936 (regia di Sergio Tofano), Roma 1942 (regia di Ruggero Jacobbi), Milano 1980-81 (regia di Carlo Battistoni), Roma 1989-90 (regia di Marco Parodi) | |
| Personaggi | |
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Minnie la candida è un dramma teatrale in tre atti di Massimo Bontempelli, rappresentato per la prima volta al Teatro di Torino il 29 dicembre 1928 dalla compagnia Italianissima.
Bontempelli ricavò il dramma dalla sua novella Giovine anima credula del 1924 su suggerimento di Luigi Pirandello e lo compose tra il 1925 e il 1927. Il dramma presenta elementi fantascientifici.
Pubblicata su Comoedia il 20 marzo 1928 e per la prima volta in volume da Mondadori nel 1929, l'opera è ricondotta al realismo magico di Bontempelli.
Minnie, giovane straniera fidanzata con Skagerrak, sta per partire con lui per New York. Tirreno le fa credere per scherzo che alcuni pesci rossi siano artificiali e che esistano anche uomini e donne fabbricati, indistinguibili dagli esseri umani e ignari della propria natura.
Lo scherzo diventa per Minnie un'ossessione: comincia a sospettare delle persone che incontra, poi di sé stessa. Si chiude in casa con Skagerrak e Tirreno per sottrarsi agli uomini "fabbricati"; convinta infine di essere artificiale anche lei, riesce a restare sola e si getta dalla finestra.
Nel manuale scolastico LetterAutori Beatrice Panebianco, Mario Gineprini e Simona Seminara leggono in Minnie il contrasto tra il suo candore e un mondo esterno artificiale; interpretano il suicidio come l'esito della convinzione che anche gli esseri umani e la stessa Minnie possano essere "fabbricati" e collegano la città illuminata dalle insegne pubblicitarie alla poetica del realismo magico.
Irene Bertelloni analizza il rapporto tra memoria e identità nel dramma: la burla sugli esseri artificiali porta Minnie a estendere progressivamente il sospetto dagli sconosciuti alle persone vicine e infine a sé stessa; quando arriva a dubitare anche dei propri ricordi, la perdita di ogni certezza sulla propria identità conduce al suicidio.
Giuseppe O. Longo considera il dramma fantascientifico nel contesto degli anni Venti, definisce gli esseri artificiali immaginati da Minnie "replicanti ante litteram" e osserva che l'interesse di Bontempelli è soprattutto psicologico, più che tecnico; secondo Longo, l'opera prefigura una successiva produzione fantascientifica letteraria e cinematografica.
Nel 1942 Riccardo Malipiero trasse dal dramma un'opera in tre atti, rappresentata in prima assoluta il 19 novembre 1942 al Teatro Regio di Parma sotto la direzione di Gianandrea Gavazzeni.