Miocene medio

Periodo Epoca Piano Età (Ma)
Quaternario Pleistocene Gelasiano Più recente
Neogene Pliocene Piacenziano 3,600
Zancleano 5,333
Miocene Messiniano 7,246
Tortoniano 11,63
Serravalliano 13,82
Langhiano 15,98
Burdigaliano 20,45
Aquitaniano 23,04
Paleogene Oligocene Chattiano Più antico
Suddivisione del Neogene secondo la Commissione internazionale di stratigrafia dell'IUGS.

Il Miocene medio è la seconda delle tre suddivisioni del Miocene, epoca geologica appartenente al periodo Neogene dell'era cenozoica. Si estende da circa 15,98 a 11,63 milioni di anni fa, per una durata complessiva di circa 4,35 milioni di anni. Comprende due piani della scala dei tempi geologici, il Langhiano e il Serravalliano, ed è compreso tra il Miocene inferiore e il Miocene superiore. Il Miocene medio rappresenta un intervallo particolarmente importante nella storia climatica e biologica della Terra. Durante la sua prima parte si raggiunsero condizioni relativamente calde, associate al cosiddetto optimum climatico del Miocene medio, cui seguì un raffreddamento globale che contribuì all'espansione della calotta glaciale antartica e a una profonda riorganizzazione degli ecosistemi marini e continentali. Questa fase di cambiamento climatico, nota come transizione climatica del Miocene medio (Middle Miocene Climatic Transition), costituisce uno degli eventi paleoambientali più significativi del Neogene. Durante il medesimo intervallo si verificarono importanti trasformazioni nella distribuzione della vegetazione, nella composizione delle comunità di mammiferi e nell'evoluzione degli ominoidi, mentre la progressiva modificazione dei bacini oceanici e delle catene montuose influenzò la circolazione atmosferica e marina.

Suddivisione stratigrafica

Il Miocene medio comprende due piani geologici:

Piano Intervallo temporale Caratteristiche principali
Langhiano 15,98-13,82 milioni di anni fa Ultime fasi dell'optimum climatico del Miocene medio e inizio del raffreddamento globale
Serravalliano 13,82-11,63 milioni di anni fa Consolidamento di condizioni climatiche relativamente più fredde, espansione dei ghiacci antartici e riorganizzazione degli ecosistemi

Il limite inferiore del Miocene medio coincide con l'inizio del Langhiano, mentre quello superiore corrisponde al passaggio tra Serravalliano e Tortoniano. Nella terminologia geologica, l'espressione Miocene medio può essere utilizzata sia per indicare l'intervallo cronologico sia per riferirsi alle successioni stratigrafiche formatesi durante questo periodo. Nella suddivisione delle età dei mammiferi terrestri europei (European Land Mammal Ages, ELMA), il Miocene medio corrisponde approssimativamente all'Astaraciano, un'unità biocronologica definita sulla base della successione delle faune fossili continentali europee. Tale corrispondenza non è tuttavia perfetta, poiché i limiti delle unità biocronologiche terrestri non coincidono necessariamente con quelli dei piani della scala cronostratigrafica internazionale.

Paleogeografia

Durante il Miocene medio, la disposizione dei continenti era già relativamente simile a quella attuale, ma numerose regioni presentavano configurazioni geografiche differenti. I movimenti delle placche tettoniche continuarono a modificare i margini continentali, i bacini oceanici e le principali catene montuose. La convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica determinò ulteriori deformazioni nell'area mediterranea, contribuendo all'evoluzione delle Alpi, degli Appennini e di altri sistemi montuosi dell'Europa meridionale. Il Mar Mediterraneo presentava una configurazione diversa da quella attuale, con collegamenti marini e bacini sedimentari soggetti a trasformazioni legate alla tettonica regionale. Nell'Europa centrale e orientale, la progressiva riorganizzazione dei bacini marini della Paratetide influenzò la distribuzione degli ambienti costieri, lagunari e continentali. In Asia, la collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica continuò a determinare il sollevamento e la deformazione dell'Himalaya e dell'altopiano tibetano. Questi processi contribuirono, insieme ad altri fattori, a modificare la circolazione atmosferica e la distribuzione delle precipitazioni nel continente asiatico. Anche nell'Africa orientale proseguirono i processi tettonici associati alla formazione del Rift dell'Africa orientale, che avrebbero avuto conseguenze importanti sull'evoluzione successiva dei paesaggi e degli ecosistemi regionali.

Clima

Optimum climatico del Miocene medio

La prima parte del Miocene medio coincise con la fase finale dell'optimum climatico del Miocene medio (Middle Miocene Climatic Optimum, MMCO), un intervallo di temperature globali relativamente elevate generalmente collocato tra circa 17 e 14,7 milioni di anni fa. Durante questa fase, le temperature medie globali erano superiori a quelle attuali e la distribuzione degli ambienti climatici differiva sensibilmente da quella moderna. Le regioni polari presentavano condizioni relativamente più miti, mentre numerose aree delle medie e alte latitudini ospitavano vegetazione forestale. Le ricostruzioni paleoclimatiche, basate soprattutto sull'analisi degli isotopi dell'ossigeno nei sedimenti marini e su altri indicatori geochimici, documentano un clima globale caratterizzato da un'elevata variabilità regionale. Le cause dell'optimum climatico comprendono probabilmente una combinazione di fattori, tra cui le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, la circolazione oceanica e le modificazioni della configurazione geografica dei continenti.

Transizione climatica del Miocene medio

A partire da circa 14,7 milioni di anni fa ebbe inizio una fase di raffreddamento che culminò in una marcata riorganizzazione climatica intorno a 13,9-13,8 milioni di anni fa. Questo evento è noto come transizione climatica del Miocene medio (Middle Miocene Climatic Transition, MMCT) e rappresenta uno dei principali episodi di raffreddamento globale del Cenozoico successivo alla formazione delle grandi calotte glaciali antartiche. La transizione fu caratterizzata da una diminuzione delle temperature oceaniche e da una significativa espansione dei ghiacci continentali dell'Antartide. L'aumento del volume dei ghiacci è documentato, tra gli altri indicatori, dalle variazioni dei rapporti isotopici dell'ossigeno registrate nei gusci dei foraminiferi bentonici conservati nei sedimenti oceanici. Queste variazioni riflettono una combinazione di cambiamenti della temperatura delle acque profonde e del volume globale dei ghiacci continentali. L'espansione della calotta glaciale antartica contribuì inoltre alle variazioni del livello del mare, influenzando la distribuzione degli ambienti costieri e delle piattaforme continentali. Il raffreddamento non fu uniforme né istantaneo, ma si sviluppò attraverso una successione di oscillazioni climatiche e cambiamenti della circolazione oceanica. Tra i possibili fattori coinvolti figurano la diminuzione delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, le variazioni della circolazione delle acque profonde e i processi tettonici che modificarono i collegamenti tra i bacini oceanici.

Conseguenze ambientali

La transizione climatica del Miocene medio ebbe importanti conseguenze sugli ecosistemi terrestri e marini. In numerose regioni continentali, il raffreddamento e le variazioni del regime delle precipitazioni favorirono modificazioni della copertura vegetale. Alcuni ambienti forestali subirono processi di frammentazione o riduzione, mentre in determinate regioni si estesero formazioni vegetali più aperte. Tali trasformazioni non furono tuttavia omogenee su scala globale: in molte aree continuarono a prevalere foreste subtropicali, temperate o tropicali, mentre altrove si svilupparono paesaggi a mosaico caratterizzati dall'alternanza di boschi, arbusteti e ambienti erbacei. Negli oceani, le variazioni della temperatura, della produttività biologica e della circolazione delle masse d'acqua influenzarono la distribuzione del plancton e di numerosi organismi marini.

Evoluzione biologica

Durante il Miocene medio si verificarono importanti trasformazioni delle comunità animali e vegetali. Il raffreddamento globale e le modificazioni degli habitat influenzarono la distribuzione geografica delle specie, favorendo in alcuni gruppi processi di diversificazione e in altri fenomeni di contrazione degli areali o di estinzione. Particolarmente significativi furono i cambiamenti delle comunità di mammiferi, la diversificazione degli ominoidi e l'evoluzione degli ecosistemi marini.

Mammiferi terrestri

Le faune continentali del Miocene medio comprendevano numerosi gruppi di mammiferi, tra cui artiodattili, perissodattili, proboscidati, carnivori e roditori. In Eurasia erano presenti diversi gruppi di ungulati, tra cui equidi, rinoceronti, suidi, cervidi e bovidi. La composizione delle comunità variava sensibilmente in relazione alle condizioni climatiche e ambientali. Le regioni forestali ospitavano numerosi mammiferi adattati alla vita in ambienti boschivi, mentre nei paesaggi più aperti si diffusero specie capaci di sfruttare differenti risorse vegetali. Durante il Miocene medio proseguì inoltre l'evoluzione di numerosi gruppi di proboscidati, caratterizzati da una notevole diversità morfologica e da una distribuzione geografica molto più ampia rispetto a quella degli elefanti attuali. Tra i carnivori erano presenti rappresentanti di diverse linee evolutive, comprese forme appartenenti ai feliformi e ai caniformi, accanto a gruppi oggi estinti. L'evoluzione delle comunità di mammiferi fu influenzata non soltanto dai cambiamenti climatici, ma anche dalle dispersioni geografiche, dalla competizione ecologica e dalle trasformazioni della vegetazione.

Evoluzione degli ominoidi

Il Miocene medio rappresenta una fase importante nell'evoluzione degli ominoidi, il gruppo di primati che comprende le scimmie antropomorfe e gli esseri umani. Durante questo intervallo, gli ominoidi erano già presenti in diverse regioni dell'Africa e dell'Eurasia, dove occupavano ambienti prevalentemente forestali. Il record fossile documenta una notevole diversità di forme, alcune delle quali presentavano combinazioni di caratteri anatomici differenti da quelli delle scimmie antropomorfe attuali. Tra i generi più importanti del Miocene medio figura Kenyapithecus, conosciuto attraverso resti fossili provenienti dall'Africa orientale. Un altro genere significativo è Griphopithecus, documentato in Eurasia e spesso considerato tra i primi rappresentanti della dispersione degli ominoidi verso il continente eurasiatico. Le relazioni filogenetiche tra questi taxa e le principali linee evolutive degli ominoidi moderni rimangono tuttavia oggetto di discussione. Il Miocene medio fu inoltre caratterizzato da importanti trasformazioni degli ambienti forestali, che potrebbero aver influenzato la distribuzione geografica e la diversificazione dei primati. La frammentazione degli habitat e le modificazioni delle risorse alimentari rappresentano possibili fattori coinvolti nell'evoluzione delle diverse forme di ominoidi, ma le relazioni causali tra cambiamenti climatici e trasformazioni evolutive rimangono complesse.

Faune marine

Gli ecosistemi marini del Miocene medio comprendevano una grande diversità di organismi, tra cui molluschi, echinodermi, pesci ossei, pesci cartilaginei e cetacei. Durante questo intervallo proseguì la diversificazione di numerosi gruppi di mammiferi marini, tra cui odontoceti e misticeti. Le comunità di cetacei comprendevano forme caratterizzate da differenti adattamenti alimentari, riflettendo la progressiva diversificazione delle strategie ecologiche all'interno del gruppo. Negli oceani erano inoltre presenti numerose specie di squali, comprese grandi forme predatrici. Le trasformazioni climatiche del Miocene medio influenzarono la produttività marina e la distribuzione degli organismi planctonici, con conseguenze sulle reti alimentari oceaniche. Le variazioni della temperatura delle acque e della circolazione oceanica contribuirono inoltre alla riorganizzazione delle comunità marine, favorendo cambiamenti nella distribuzione geografica di numerosi taxa.

Il Miocene medio in Europa

In Europa, il Miocene medio fu caratterizzato da una notevole diversità di ambienti, comprendenti foreste temperate e subtropicali, zone umide, pianure alluvionali e regioni progressivamente più aperte. Le trasformazioni paleogeografiche legate all'evoluzione dei sistemi montuosi e dei bacini sedimentari influenzarono la distribuzione degli habitat e i collegamenti tra le diverse regioni. La documentazione fossile europea comprende numerosi mammiferi terrestri, particolarmente importanti per la ricostruzione delle successioni faunistiche continentali. In questo contesto assume particolare rilevanza l'Astaraciano, una delle unità biocronologiche utilizzate per suddividere il Neogene continentale europeo. L'Astaraciano è definito sulla base delle associazioni di mammiferi fossili e comprende una parte significativa del Miocene medio. Le successioni faunistiche attribuite a questa età documentano la presenza di numerosi gruppi di ungulati, carnivori, roditori e primati, nonché importanti cambiamenti nella composizione delle comunità. Questi dati permettono di ricostruire l'evoluzione degli ecosistemi europei in relazione alle trasformazioni climatiche e paleogeografiche del periodo.

Transizione al Miocene superiore

Il Miocene medio terminò circa 11,63 milioni di anni fa, con l'inizio del Tortoniano, primo piano del Miocene superiore. Il passaggio tra i due intervalli non corrispose a un unico evento biologico globale, ma rappresenta un limite cronostratigrafico definito attraverso criteri geologici e stratigrafici. Durante il Miocene superiore proseguirono numerose tendenze già sviluppatesi nel Miocene medio, tra cui la trasformazione degli ambienti continentali, la riorganizzazione delle comunità di mammiferi e l'evoluzione degli ominoidi. In diverse regioni del pianeta, l'ulteriore espansione degli ambienti aperti e l'aumento dell'aridità contribuirono alla formazione di ecosistemi progressivamente più simili a quelli del Neogene terminale.

Note

  1. ↑ Commissione internazionale di stratigrafia, International Chronostratigraphic Chart, su stratigraphy.org, Unione internazionale di scienze geologiche. URL consultato il 16 gennaio 2025.

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