
Il mirtillo è il nome comune dato alla bacca di colore blu, ottenuta da diverse varietà della sezione Myrtillus del genere Vaccinium e inclusa nella categoria dei frutti di bosco.
Il più diffuso in Europa è il mirtillo nero, ottenuto dalla specie Vaccinium myrtillus, mentre in Nordamerica la varietà più diffusa è quella ottenuta da piante dello stesso genere, ma appartenenti alla sezione Cyanococcus.
Vengono chiamate mirtilli rossi, invece, le bacche di Vaccinium vitis-idaea e di specie appartenenti al sottogenere Oxycoccus .
In ogni caso è molto usato nella preparazione di confetture, crostate e gelati.
Le diverse specie di mirtillo si adattano a climi temperati e montani, ma richiedono un terreno acido (pH compreso tra 4,5 e 5,5), soffice e ricco di sostanza organica. La coltivazione in suoli calcarei o poco drenanti può causare clorosi ferrica e riduzione della crescita. Le piante prediligono esposizioni soleggiate o a mezz’ombra e necessitano di irrigazioni regolari con acqua dolce e povera di calcare.
Le specie più diffuse nella coltivazione sono:
In molte regioni italiane la coltivazione del mirtillo è diffusa sia in piena terra sia in vaso, con tecniche specifiche per il mantenimento del pH acido e l’irrigazione a goccia. Le varietà americane e siberiane sono le più adatte alla produzione in zone collinari e di montagna.
Gli effetti cardiometabolici dei mirtilli selvatici sono stati studiati fin dall'inizio degli anni 2000. Una revisione non sistematica dal 2026 ha evidenziato un miglioramento della capacità dei vasi sanguigni di dilatarsi e rispondere agli stimoli, oltre alla trasformazione delle fibre dei polifenoli nel colon in biometaboliti attivi riconducibili a una parte dei fenomeni osservati sul metabolismo e sulla circolazione.
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