Mitra (copricapo)

Papa Francesco indossa la mitra e il piviale durante la messa celebrata ad Astana il 14 settembre 2022, in occasione del suo viaggio apostolico in Kazakistan

La mitra (forma popolare mìtria; anticamente anche mìtera; dal latino mitra, prestito dal greco μίτρα) è un paramento liturgico usato dai vescovi di molte confessioni cristiane durante le celebrazioni.

È un copricapo alto e rigido, formato da due pentagoni irregolari piatti, con i lati superiori ricurvi e terminanti a punta. Talora è impreziosita da oro e gemme, con fasce ricadenti sulla nuca, indossata dai vescovi durante le solennità liturgiche. La mitra è uno delle quattro insegne episcopali dei vescovi cattolici, ed è simbolo della loro dignità e autorità.

Storia

Mitra in taffetà laminato e ricamato del primo quarto del XIX secolo, esposta al nuovo museo dell'Opera del Duomo di Pisa

Le origini della mitra si collegano a quelle della tiara papale: prima di assumere una valenza liturgica comune a tutti i vescovi, un primitivo copricapo conico veniva impiegato dal pontefice già nell'VIII secolo durante cortei e cerimonie solenni celebrate fuori dagli edifici sacri. Secondo alcuni comparve in Occidente attorno al X secolo. Nell'arco di due secoli divenne di uso comune da parte dei vescovi e gradualmente assunse la forma attuale. La progressiva diffusione dell'insegna tra l'XI e il XII secolo è attestata dagli scritti di san Pier Damiani, san Bernardo di Chiaravalle e Ugo di Fleury, oltre che da testimonianze iconografiche medievali come i rotoli dell'Exultet della cattedrale di Bari. Col passare del tempo l'altezza, la rigidità e la ricchezza delle decorazioni cambiarono notevolmente; durante il medioevo le mitre erano basse, mentre nel corso dei secoli successivi iniziarono ad essere realizzate con stoffe pregiate e cariche d'oro e pietre preziose. Tra le più curiose quella conservata nel duomo di Salisburgo con tanti ornamenti da farla pesare circa 2,5 kg, e quella conservata nel tesoro del duomo di Milano fatta con penne di colibrì.

Nel rito latino è oggi formata da due pezzi di stoffa rigida di forma approssimativamente pentagonale, uniti parzialmente ai lati in modo tale che le due punte superiori contrapposte, che prendono il nome tradizionale di cornua (una anteriore e una posteriore), siano libere e che nella parte inferiore si formi lo spazio per poterla indossare. Nella parte posteriore ha due nastri di tela, detti infule o vitte, che scendono sino alle spalle. La mitra dei prelati di rito orientale (cattolico e ortodosso) ha, invece, forma di corona e non presenta infule.

Significato liturgico e simbolico

Sul piano liturgico, la mitra non costituisce un semplice elemento ornamentale, ma esprime visibilmente l'autorità pastorale e la responsabilità dei tria munera affidati al vescovo: insegnare la Parola di Dio (munus docendi), santificare il popolo con i sacramenti (munus sanctificandi) e guidare la comunità ecclesiale (munus regendi). La sua alternanza all'interno del rito (indossata nei momenti di presidenza e magistero e deposta durante le orazioni presidenziali, la preghiera eucaristica e l'ascolto del Vangelo) manifesta la duplice dimensione del presule, il quale è sia pastore autorevole verso i fedeli che discepolo orante dinanzi al mistero divino.

​Accanto a questa funzione rituale, la trattatistica medievale ha elaborato un'interpretazione simbolica dei singoli elementi del copricapo. Le due cuspidi contrapposte (cornua) rappresentano l'Antico e il Nuovo Testamento, richiamando la funzione del vescovo di custodire, interpretare e annunciare l'integrità del messaggio biblico.. Le due infule pendenti sul dorso sono invece associate alla grazia divina e alla sapienza diffuse sul popolo mediante il ministero episcopale, oltre a richiamare la complementarietà tra il senso letterale e quello spirituale delle Scritture e il duplice precetto della carità verso Dio e verso il prossimo.

Utilizzo

Tipologie di mitra

Nell'ordinamento liturgico antecedente al Concilio Vaticano II (tuttora osservato nelle celebrazioni in rito tridentino), le mitre erano suddivise in tre categorie a seconda della tipologia del rito e del grado di solennità:

Jan Vokál, vescovo di Hradec Králové, con una mitra bianca semplice

Con l'avvento del Novus Ordo Missae, la variante aurifregiata è uscita dall'uso comune e la normativa liturgica vigente prevede essenzialmente due modelli:

Utilizzo

Nel rito tridentino era prevista l'alternanza di varie mitre durante il corso della celebrazione eucaristica.

Un profondo riordino della disciplina cerimoniale fu sancito con l'istruzione Pontificales ritus, emanata dalla Sacra Congregazione dei Riti il 21 giugno 1968. Il documento stabilì, tra le varie norme, l'obbligo di indossare un'unica mitria per l'intera durata della funzione, abrogando la prassi di alternare diversi modelli nel corso della medesima celebrazione.

Secondo l'attuale Caeremoniale Episcoporum, ovvero il libro liturgico che regola i riti presieduti dai vescovi, la mitra viene indossata solo in determinati momenti:

La mitra, invece, è deposta durante le preghiere rivolte direttamente a Dio, nell'ascolto del Vangelo e durante la preghiera eucaristica. Non la indossa neppure nei momenti nei quali compie gesti di particolare venerazione o di adorazione.

L'alternzanza tra l'utilizzo e la deposizione della mirta durante la celebrazione liturgica ha un significato simbolico: quando il vescovo esercita visibilmente il proprio ministero di maestro e pastore porta la mitria, mentre quando ascolta il Vangelo o si rivolge a Dio nella preghiera, la depone, per indicare che anch'egli rimane discepolo della Parola di Dio e servitore del mistero che celebra.

L'uso della mitra non è circoscritto solamente alla celebrazione eucaristica, ma è prevista anche in altre circostanze liturgiche, come per l'amministrazione di sacramenti o durante riti particolarmente solenni che vengono compiuti fuori dalla messa; gli usi specifici sono regolamentati nel pontificale romano.

Mitra e araldica

Stemma di papa Benedetto XVI, sormontato dalla mitra

Da papa Paolo VI in poi la mitra è il copricapo più solenne della Chiesa cattolica dopo l'abolizione de facto della tiara (o triregno). A partire da papa Benedetto XVI il triregno è stato abolito anche nell'araldica pontificia e sostituito con una mitra che reca tre fasce dorate orizzontali a ricordo delle tre corone della tiara.

Facoltà di indossare la mitra

Nonostante la mitra sia prerogativa principale di coloro che hanno ricevuto l'ordinazione episcopale, esistono, ancora oggi, alcune eccezioni. Infatti, secondo quanto stabilito da papa Paolo VI nella lettera apostolica in forma di motu proprio Pontificalia insignia del 21 giugno 1968, i legati pontifici, gli abati e i prelati che hanno giurisdizione su un territorio separato da una diocesi, gli amministratori apostolici, gli abati regolari de regimine che hanno ricevuto la benedizione abbaziale, i vicari apostolici e i prefetti apostolici possono indossare le insegne pontificali, e dunque anche la mitra alla maniera episcopale. Inoltre è privilegio di alcune cariche particolari, come il custode di Terra Santa, che fino al ristabilimento del patriarcato di Gerusalemme dei Latini nel 1847 era equiparato a un vescovo in quanto era l'ordinario dei cristiani latini residenti in Terra santa.

I prevosti e gli abati che indossano la mitra vengono, infatti, chiamati mitrati. Il primo a concedere l'uso della mitra agli abati fu papa Urbano II nel III concilio di Melfi del 1089, per la supplica di san Pietro Pappacarbone, abate della santissima Trinità di Cava de' Tirreni. In passato è stata concessa persino alle badesse dei conventi femminili e a singoli laici meritevoli.

La mitra e l'ordinazione episcopale

Durante l'ordinazione di un vescovo la mitra viene imposta al neo-ordinato con queste parole:

(latino)
«Accipe mitram, et clarescat in te splendor sanctitatis, ut, cum apparuerit princeps pastorum, immarcescibilem gloriæ coronam percipere merearis.»
(italiano)
«Ricevi la mitra e risplenda in te il fulgore della santità, perché, quando apparirà il Principe dei pastori, tu possa meritare la incorruttibile corona di gloria.»

Prima della riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, la formula d'imposizione della mitra al neovescovo era:

«Impónimus, Dómine, cápiti hujus antístitis et agonistæ tui gáleam munitiónis et salútis, quátenus decoráta fácie, et armáto cápite, córnibus utriúsque Testaménti terríbilis appáreat adversáriis veritátis; et, te ei largiénte grátiam, impugnátor eórum robústus exsístat, qui Móysi fámuli tui fáciem ex tui sermónis consórtio decorátam, lucidíssimis tuæ claritátis ac veritátis córnibus insigniisti: et cápiti Aaron Pontíficis tui tiáram impóni jussísti. Per Christum Dóminum nostrum.»

Galleria d'immagini

Note

  1. ↑ Il dizionario dell'Enciclopedia Treccani segnala 'mitria' come forma pop[olare].
  2. ↑ Il nuovo De Mauro. URL consultato il 5 marzo 2024.
  3. ↑ Tale termine greco indicava originariamente una fascia o benda per cingere il capo.
  4. ↑ Domenico Magri, Notitia de' vocaboli ecclesiastici, con la dichiaratione delle cerimonie, et origine de' riti sacri, raccolta dal p. Domenico Magri maltese, 1644, p. 163. URL consultato l'11 Luglio 2019.
  5. 1 2 Aldo Gabrielli, Lemma "Mitra", in Il grande italiano 2008. Vocabolario della lingua italiana., Padova, Hoepli (La Biblioteca di Repubblica-l'Espresso), 1º agosto 2007, ISSN 1128-6091 (WC · ACNP).
  6. ↑ L'insegna è un oggetto, un paramento o un distintivo che costituisce l'emblema, il simbolo, l'attributo caratteristico di una dignità, di un'autorità, dell'ufficio esercitato da una persona (cfr. inségna, in Treccani e insegna, in Dizionario di italiano del Corriere della Sera); le insegne episcopali, dunque, caratterizzano il vescovo ed egli le insossa perché gli sono proprie. Inoltre esse delineano la sua autorità e dignità in quanto successore degli apostoli e aiutano a comprendere il suo ruolo di pastore e guida. Nel caso specifico le quattro insegne episcopali della Chiesa cattolica sono, oltre la mitra, la croce pettorale, l'anello episcopale e il pastorale (cfr. Cerimoniale Episcoporum, n. 57).
  7. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Mitria: perché il vescovo indossa un cappello nella liturgia, su Silere Non Possum, 3 agosto 2026. URL consultato il 25 agosto 2026.
  8. ↑ AA.VV., Mitra morale, ascetismo, passioni, vizii, virtu, diritto canonico, liturgia, riti, storia ecclesiastica, missioni, concilii, eresie, scismi, biografia e bibliografia ecclesiastiche, biografia e bibliografia ecclesiastiche..., in vol. 5, Stab. tip. enciclopedico di Girolamo Tasso ed., 1859, pp. 735-736. URL consultato l'11 Luglio 2019.
  9. ↑ Istruzione Pontificales Ritus (21 giugno 1968), in Enchiridion liturgico, IIª ed., Piemme, 1994, p. 989, ISBN 88-384-1329-0.
    «18. In qualunque celebrazione liturgica, il vescovo usi una mitra soltanto, la quale, secondo le convenienze della celebrazione, potrà essere semplice oppure decorata.»
  10. ↑ Per insegne pontificali si intendono, oltre la mitra, l'anello episcopale, la croce pettorale, il pastorale, la cattedra, la tunicella e la dalmatica, oltre che le chiroteche, le calze e i sandali episcopali, ormai caduti in disuso (cfr. (EN) Catholic Encyclopedia, Pontificalia, su newadvent.org.)
  11. ↑ Gli amministratori apostolici costituiti provvisoriamente, i vicari apostolici e i prefetti apostolici senza dignità episcopale possono usare le insegne pontificali, tranne il pastorale e la cattedra (cfr. Pontificalia insignia, n. 2)
  12. ↑ Anche l'ordinario dell'ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham, alcuni prevosti mitrati e altri chierici godono dell'uso delle insegne pontificali per concessione della Santa Sede, nonostante non siano inseriti nel documento Pontificalia insignia; da quest'ultimo, però, sono comunque inclusi in maniera implicita (cfr. Pontificalia insignia, n. 7)
  13. ↑ Pontificalia Insignia - Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio sull'uso delle Insegne Pontificali (21 giugno 1968) | Paolo VI, su www.vatican.va. URL consultato il 27 novembre 2023.
  14. ↑ Vincenzio d'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie (nullius) del Regno delle Due Sicilie, Napoli 1848, pp. 331

Bibliografia

Voci correlate

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