
La mitra (forma popolare mìtria; anticamente anche mìtera; dal latino mitra, prestito dal greco μίτρα) è un paramento liturgico usato dai vescovi di molte confessioni cristiane durante le celebrazioni.
È un copricapo alto e rigido, formato da due pentagoni irregolari piatti, con i lati superiori ricurvi e terminanti a punta. Talora è impreziosita da oro e gemme, con fasce ricadenti sulla nuca, indossata dai vescovi durante le solennità liturgiche. La mitra è uno delle quattro insegne episcopali dei vescovi cattolici, ed è simbolo della loro dignità e autorità.

Le origini della mitra si collegano a quelle della tiara papale: prima di assumere una valenza liturgica comune a tutti i vescovi, un primitivo copricapo conico veniva impiegato dal pontefice già nell'VIII secolo durante cortei e cerimonie solenni celebrate fuori dagli edifici sacri. Secondo alcuni comparve in Occidente attorno al X secolo. Nell'arco di due secoli divenne di uso comune da parte dei vescovi e gradualmente assunse la forma attuale. La progressiva diffusione dell'insegna tra l'XI e il XII secolo è attestata dagli scritti di san Pier Damiani, san Bernardo di Chiaravalle e Ugo di Fleury, oltre che da testimonianze iconografiche medievali come i rotoli dell'Exultet della cattedrale di Bari. Col passare del tempo l'altezza, la rigidità e la ricchezza delle decorazioni cambiarono notevolmente; durante il medioevo le mitre erano basse, mentre nel corso dei secoli successivi iniziarono ad essere realizzate con stoffe pregiate e cariche d'oro e pietre preziose. Tra le più curiose quella conservata nel duomo di Salisburgo con tanti ornamenti da farla pesare circa 2,5 kg, e quella conservata nel tesoro del duomo di Milano fatta con penne di colibrì.
Nel rito latino è oggi formata da due pezzi di stoffa rigida di forma approssimativamente pentagonale, uniti parzialmente ai lati in modo tale che le due punte superiori contrapposte, che prendono il nome tradizionale di cornua (una anteriore e una posteriore), siano libere e che nella parte inferiore si formi lo spazio per poterla indossare. Nella parte posteriore ha due nastri di tela, detti infule o vitte, che scendono sino alle spalle. La mitra dei prelati di rito orientale (cattolico e ortodosso) ha, invece, forma di corona e non presenta infule.
Sul piano liturgico, la mitra non costituisce un semplice elemento ornamentale, ma esprime visibilmente l'autorità pastorale e la responsabilità dei tria munera affidati al vescovo: insegnare la Parola di Dio (munus docendi), santificare il popolo con i sacramenti (munus sanctificandi) e guidare la comunità ecclesiale (munus regendi). La sua alternanza all'interno del rito (indossata nei momenti di presidenza e magistero e deposta durante le orazioni presidenziali, la preghiera eucaristica e l'ascolto del Vangelo) manifesta la duplice dimensione del presule, il quale è sia pastore autorevole verso i fedeli che discepolo orante dinanzi al mistero divino.
Accanto a questa funzione rituale, la trattatistica medievale ha elaborato un'interpretazione simbolica dei singoli elementi del copricapo. Le due cuspidi contrapposte (cornua) rappresentano l'Antico e il Nuovo Testamento, richiamando la funzione del vescovo di custodire, interpretare e annunciare l'integrità del messaggio biblico.. Le due infule pendenti sul dorso sono invece associate alla grazia divina e alla sapienza diffuse sul popolo mediante il ministero episcopale, oltre a richiamare la complementarietà tra il senso letterale e quello spirituale delle Scritture e il duplice precetto della carità verso Dio e verso il prossimo.
Nell'ordinamento liturgico antecedente al Concilio Vaticano II (tuttora osservato nelle celebrazioni in rito tridentino), le mitre erano suddivise in tre categorie a seconda della tipologia del rito e del grado di solennità:

Con l'avvento del Novus Ordo Missae, la variante aurifregiata è uscita dall'uso comune e la normativa liturgica vigente prevede essenzialmente due modelli:
Nel rito tridentino era prevista l'alternanza di varie mitre durante il corso della celebrazione eucaristica.
Un profondo riordino della disciplina cerimoniale fu sancito con l'istruzione Pontificales ritus, emanata dalla Sacra Congregazione dei Riti il 21 giugno 1968. Il documento stabilì, tra le varie norme, l'obbligo di indossare un'unica mitria per l'intera durata della funzione, abrogando la prassi di alternare diversi modelli nel corso della medesima celebrazione.
Secondo l'attuale Caeremoniale Episcoporum, ovvero il libro liturgico che regola i riti presieduti dai vescovi, la mitra viene indossata solo in determinati momenti:
La mitra, invece, è deposta durante le preghiere rivolte direttamente a Dio, nell'ascolto del Vangelo e durante la preghiera eucaristica. Non la indossa neppure nei momenti nei quali compie gesti di particolare venerazione o di adorazione.
L'alternzanza tra l'utilizzo e la deposizione della mirta durante la celebrazione liturgica ha un significato simbolico: quando il vescovo esercita visibilmente il proprio ministero di maestro e pastore porta la mitria, mentre quando ascolta il Vangelo o si rivolge a Dio nella preghiera, la depone, per indicare che anch'egli rimane discepolo della Parola di Dio e servitore del mistero che celebra.
L'uso della mitra non è circoscritto solamente alla celebrazione eucaristica, ma è prevista anche in altre circostanze liturgiche, come per l'amministrazione di sacramenti o durante riti particolarmente solenni che vengono compiuti fuori dalla messa; gli usi specifici sono regolamentati nel pontificale romano.

Da papa Paolo VI in poi la mitra è il copricapo più solenne della Chiesa cattolica dopo l'abolizione de facto della tiara (o triregno). A partire da papa Benedetto XVI il triregno è stato abolito anche nell'araldica pontificia e sostituito con una mitra che reca tre fasce dorate orizzontali a ricordo delle tre corone della tiara.
Nonostante la mitra sia prerogativa principale di coloro che hanno ricevuto l'ordinazione episcopale, esistono, ancora oggi, alcune eccezioni. Infatti, secondo quanto stabilito da papa Paolo VI nella lettera apostolica in forma di motu proprio Pontificalia insignia del 21 giugno 1968, i legati pontifici, gli abati e i prelati che hanno giurisdizione su un territorio separato da una diocesi, gli amministratori apostolici, gli abati regolari de regimine che hanno ricevuto la benedizione abbaziale, i vicari apostolici e i prefetti apostolici possono indossare le insegne pontificali, e dunque anche la mitra alla maniera episcopale. Inoltre è privilegio di alcune cariche particolari, come il custode di Terra Santa, che fino al ristabilimento del patriarcato di Gerusalemme dei Latini nel 1847 era equiparato a un vescovo in quanto era l'ordinario dei cristiani latini residenti in Terra santa.
I prevosti e gli abati che indossano la mitra vengono, infatti, chiamati mitrati. Il primo a concedere l'uso della mitra agli abati fu papa Urbano II nel III concilio di Melfi del 1089, per la supplica di san Pietro Pappacarbone, abate della santissima Trinità di Cava de' Tirreni. In passato è stata concessa persino alle badesse dei conventi femminili e a singoli laici meritevoli.
Durante l'ordinazione di un vescovo la mitra viene imposta al neo-ordinato con queste parole:
Prima della riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, la formula d'imposizione della mitra al neovescovo era:
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 76541 · LCCN (EN) sh85086269 · GND (DE) 4352833-8 · BNF (FR) cb12241927c (data) · J9U (EN, HE) 987007538752805171 |
|---|