| Monte di Ragogna | |
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| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Altezza | 512 m s.l.m. |
| Coordinate | 46°11′45.24″N 12°59′29.04″E |
| Altri nomi e significati | Monte Ragogna, monte Peloso |
| Mappa di localizzazione | |
Il monte di Ragogna è un rilievo collinare isolato alto 512 m, nel territorio comunale di Ragogna, in Friuli. Sorge sulla sinistra orografica del Tagliamento, tra il ponte di Pinzano e quello di Cornino, ai margini nord-occidentali dell'anfiteatro morenico del Tagliamento. Per la sua posizione strategica fu fortificato dall'esercito italiano a partire dal 1909 e nel novembre 1917 fu teatro della battaglia di Ragogna, durante la ritirata di Caporetto; oggi è percorso dagli itinerari del museo all'aperto «I luoghi della Grande Guerra nel Friuli collinare».
Il monte prende il nome dal comune di Ragogna. Prima dei rimboschimenti del secondo dopoguerra era chiamato anche «monte Peloso», per l'aspetto spoglio dovuto al pascolo intensivo. Localmente è detto anche «la collina più alta d'Italia».

Il monte è un rilievo autonomo che domina l'intero territorio comunale: le campagne e le colline circostanti si trovano tra 170 e 210 m, mentre l'alveo del Tagliamento scende fino a 120 m. Il versante settentrionale, rivolto verso il fiume, è molto ripido e in parte strapiombante; quello meridionale ha un pendio più dolce. Dalla cresta, percorsa da un sentiero in parte attrezzato con cavi, si domina la pianura friulana e la stretta del Tagliamento presso Pinzano; due belvederi, a 502 e a 510 m, si affacciano sul fiume e sulla catena prealpina.
Il monte è costituito da conglomerati calcarei, cioè ghiaie cementate, e da arenarie marnose del Miocene superiore (Tortoniano-Messiniano), coperti da un sottile strato di humus. Queste rocce si formarono durante una regressione marina legata al sollevamento tettonico della pianura friulana e sono oggi fortemente erose. Durante il Quaternario le avanzate del ghiacciaio del Tagliamento deposero intorno al rilievo i materiali dell'anfiteatro morenico.
Sul monte e alle sue pendici si trovano numerose sorgenti e fontane, tra cui il Volt dal Cjâr, la sorgente Soldâs, il Poç dal Lûf (un pozzo naturale nella roccia) e, sul versante del Tagliamento, le sorgenti Carocèt e Ucelut.
Le pendici settentrionali, un tempo utilizzate per pascoli, frutteti e vigneti, sono coperte da boschi di castagno, carpino, acero, quercia, frassino, pino, tasso e faggio. Il versante meridionale, con prati e antichi pascoli, fu rimboschito negli anni cinquanta del Novecento soprattutto con pino nero e pino silvestre, oltre che con pino strobo, cipresso e tuia. Sotto i pini crescono castagno, betulla, orniello, noce, rovere e roverella, con un sottobosco di ginepro, residuo dell'antico pascolo; nelle forre più fresche si trovano faggio, frassino maggiore e tasso. Sulla cresta e sui pendii aridi vegeta una flora di prati secchi, con specie come il giglio di Carniola, la campanella odorosa, protetta dalla direttiva Habitat, il garofano dei boschi e la sesleria comune. Lungo la mulattiera delle Cengles crescono castagno, acero di monte, robinia, pioppo tremolo, carpino, tiglio e ciliegio selvatico, oltre al veratro bianco e all'epimedio alpino. Nelle forre ombrose è presente la felce asiatica Cyrtomium fortunei, segnalata qui per la prima volta in Friuli.
Tra gli uccelli si osservano il grifone, presente grazie alla reintroduzione avviata negli anni ottanta presso la riserva naturale del Lago di Cornino, la poiana, il nibbio bruno, il gheppio, lo sparviere e il falco pellegrino, che nidifica sulle pareti nord-occidentali, oltre al picchio verde e al picchio rosso maggiore. Tra i mammiferi vi sono il capriolo, il cinghiale e la volpe; tra i rettili la natrice dal collare e, più raramente, la vipera comune; tra gli insetti il cervo volante e i coleotteri carabidi Calosoma sycophanta e Calosoma inquisitor.
Alle pendici occidentali del monte, a San Pietro, sorge il castello di Ragogna. Dopo l'annessione del Friuli al Regno d'Italia nel 1866 il monte, affacciato sulla pianura friulana, assunse un'importanza strategica. Tra il 1908 e il 1912 lo Stato maggiore italiano vi fece realizzare postazioni difensive; la fortificazione del monte, a difesa dei ponti di Cornino e di Pinzano, ebbe inizio nel 1909. Furono costruite due batterie permanenti armate con cannoni da 149 mm: quella di Ragogna Bassa, sul pendio a 380 m di quota, controllava l'attraversamento del Tagliamento presso il ponte di Pinzano e disponeva di un deposito di munizioni e di un ricovero sotterranei e di una cisterna per l'acqua piovana; quella di Ragogna Alta, con il forte del Cavallino, proteggeva la zona del ponte di Cornino. Presso la cima un edificio in calcestruzzo serviva da deposito di armi e munizioni, mentre un centinaio di metri più a est si trovavano le postazioni che difendevano il versante sud-orientale verso San Daniele del Friuli, collegate da un montacarichi a un deposito in caverna; l'intero complesso di Ragogna Alta era circondato da una doppia linea di trincee. Nel 1916 sul margine nord-orientale del monte fu allestito un osservatorio, il Cret dal Louf («roccia del lupo» in friulano), con gallerie di collegamento e una postazione per mitragliatrice; nel 1916-1917 fu realizzata la seconda linea di difesa dello Spice («la punta»). Per rifornire le postazioni lungo il dirupato versante settentrionale l'esercito costruì prima della guerra la mulattiera di arroccamento delle Cengles.
Dopo lo sfondamento di Caporetto, tra il 30 ottobre e il 3 novembre 1917, il monte fu al centro della battaglia di Ragogna, nella quale il Corpo d'armata speciale cercò di rallentare l'avanzata austro-tedesca sul medio Tagliamento per consentire al resto dell'esercito di attestarsi sul Piave. La brigata «Bologna», schierata a difesa del monte, fu sacrificata nei combattimenti: dopo giorni di scontri rimase isolata e fu sopraffatta, senza possibilità di ritirata dopo che i genieri italiani ebbero fatto saltare il ponte di Pinzano sul fiume in piena. Durante l'occupazione austro-ungarica del Friuli, tra il novembre 1917 e il novembre 1918, anche gli austro-ungarici realizzarono opere difensive nel territorio di Ragogna.
Nel 2007 è stato inaugurato a Ragogna il museo all'aperto «I luoghi della Grande Guerra nel Friuli collinare», articolato in quattro itinerari; il primo, l'itinerario del complesso fortificato del monte di Ragogna, va dalle rive del Tagliamento alla frazione di Muris.
Sulla cima sorge la chiesa di San Giovanni in Monte, nei cui pressi si trovano i resti di un romitorio del XVIII secolo e un sacrario dedicato ai caduti del piroscafo Galilea, affondato nel marzo 1942 nel mar Ionio. Presso la cima si trova anche il Centro radioastronomico, dotato di due antenne paraboliche, attivo dal 1963 e oggetto di un progetto di rilancio.
Il monte è percorso da una fitta rete di sentieri. Il sentiero CAI 813 parte da piazza IV Novembre a San Giacomo e segue la cresta, con un percorso di circa quattro ore; un anello di circa 5 km, di difficoltà escursionistica (E), parte dal secondo tornante della strada che sale al monte da San Pietro, percorre la cresta e ridiscende lungo la mulattiera delle Cengles. Il sentiero storico delle creste, o sentiero della Grande Guerra, parte da Tabine, percorre l'intera dorsale e scende a Muris, toccando le principali fortificazioni; la mulattiera delle Cengles, sotto le pareti del versante settentrionale a picco sul Tagliamento, raggiunge la cresta in poco più di due ore. La rete dei Trois di Aghe («sentieri dell'acqua») collega le sorgenti e le fontane del monte. Una pista forestale sale da Canodusso fino a congiungersi con la strada principale presso San Giovanni in Monte.