Monti Rifei

Le zone climatiche in una mappa del mondo franco-fiamminga (1277 ca.). I monti Rifei (riphei montes) si trovano all'estremo nord (a sinistra).

Nella geografia greco-romana, i monti Rifei (o Ripei; in greco antico Ῥιπαῖα ὄρη: Rhipáia óre; in latino Rhipaei o Riphaei montes) erano una presunta catena montuosa nell'estremo nord dell'Eurasia. Il loro nome sembra derivare dal termine greco ῥιπή (rhipé), che significa «raffica di vento».

Considerati spesso il confine settentrionale del mondo conosciuto, i Rifei erano descritti da autori classici e medievali come luoghi di freddo intenso e coperti di neve perenne. Per i geografi antichi, da questi rilievi prendevano origine sia il vento di settentrione (Borea) sia alcuni grandi fiumi, tra cui il Dnepr, il Don e il Volga. Secondo la maggior parte delle descrizioni dell'epoca, la loro ubicazione corrisponderebbe all'incirca alla regione del Volga nell'odierna Russia.

Storia

Riferimenti antichi ai monti Rifei compaiono già negli scritti del poeta corale greco Alcmane (VII secolo a.C.) e del drammaturgo ateniese Sofocle (V secolo a.C.). Molti altri autori greci menzionarono i Rifei, tra cui Aristotele, Ippocrate, Callimaco, Apollonio Rodio e Claudio Tolomeo. Anche alcuni autori romani, come Plutarco, Virgilio e Plinio il Vecchio, li citarono nella letteratura latina. Nella tarda antichità e nell'alto Medioevo, Solino, Marziano Capella, Orosio e Isidoro di Siviglia continuarono a dare rilievo a questa catena montuosa nelle opere geografiche. Tuttavia, tali scrittori non concordavano sulla posizione esatta dei monti Rifei e una minoranza di geografi (ad esempio Strabone) ne mise persino in dubbio l'esistenza. In epoca antica gli abitanti dei rilievi furono chiamati in vari modi, tra cui «Rifei» (Pomponio Mela) o «Arimaspi» (Plinio).

Alcuni geografi situarono inoltre la dimora dei leggendari Iperborei nelle regioni inaccessibili a nord dei Rifei. Pur comparendo soltanto nella geografia greca o di influenza ellenica, il nome dei monti Rifei venne talvolta messo in relazione, da parte di teologi cristiani, con Rifat, figlio di Gomer in Genesi 10. Il Libro dei Giubilei (8:12, 16, 28) menziona anche una catena montuosa chiamata Rafa, che alcuni hanno cautamente collegato ai Rifei.

Mappa rinascimentale dell'Europa orientale di Bernardo Silvano (Venezia, 1511). I monti Rifei (e «Iperborei») sorgono all'estrema destra.

Alla fine del XV secolo, in Europa occidentale, la riscoperta della Geografia di Claudio Tolomeo portò alla realizzazione di nuove carte della «Sarmatia», dove figuravano in evidenza anche i monti Rifei. Parallelamente, i rapporti più stretti con il Granducato di Mosca spinsero umanisti e ambasciatori del Rinascimento a dibattere, nella prima metà del Cinquecento, l'effettiva esistenza dei Rifei. Alcuni, come Maciej Miechowita e Paolo Giovio, sostenevano che non esistessero affatto, mentre altri, tra cui gli ambasciatori Francesco Da Collo e Sigismund von Herberstein, ritenevano che i monti Rifei dell'antichità corrispondessero agli Urali, da poco esplorati dalla Moscovia. Nel corso del XVI secolo, i Rifei finirono per scomparire gradualmente dalle mappe occidentali dell'Europa orientale, insieme a molte altre ipotesi antiche sulla regione.

Nonostante dal XVI secolo in poi si sia spesso associata questa catena montuosa agli Urali, l'identità originaria dei Rifei in epoca classica rimane incerta. Sia le Alpi sia i Carpazi, oltre agli stessi Urali, sono stati suggeriti come possibili ispirazioni reali per i monti Rifei.

Omonimi

La catena montuosa lunare nota come Montes Riphaeus riprende il nome dai monti Rifei. Johannes Hevelius fu il primo astronomo a introdurre tale riferimento nel paesaggio lunare, mentre a Johann Heinrich von Mädler si deve l'attuale denominazione dei Montes Riphaeus. Anche il periodo geocronologico «Rifeano» deriva da questi monti, in riferimento agli Urali.

Note

  1. ↑ Anna Ferrari (a cura di), Dizionario dei luoghi del mito, Milano, BUR Dizionari, 2011, ISBN 978-88-58-63121-8.
  2. ↑ Henry George Liddell e Robert Scott, s.v. "ῥῑπή", in A Greek-English Lexicon, Oxford, Clarendon Press, 1940.
  3. ↑ Non-existent mountains and lakes on the maps stored in the National Library of Russia, su expositions.nlr.ru. URL consultato il 24 settembre 2021.
  4. ↑ Stéphane Mund, The discovery of Muscovite Russia in Tudor England, in Revue belge de Philologie et d'Histoire, vol. 86, n. 2, 2008, pp. 351-373, DOI:10.3406/rbph.2008.7474.
  5. ↑ Alcmane, Frammenti, 90; Sofocle, Edipo a Colono, 1248.
  6. ↑ Aristotele, Meteorologia, 1.13, 2.1; Ippocrate, Airs, Waters, Places, 19; Callimaco, Aitia, 186.9; Apollonio Rodio, Argonautica, 4.287; e Tolomeo, Geografia, 3.5, 5.8.
  7. ↑ Plutarco, Camillo, 15; Virgilio, Georgiche, 1.240; e Plinio il Vecchio, Storia naturale, 4.26, 4.88.
  8. ↑ Solino, De mirabilibus mundi, 15.18, 17.1; Marziano Capella, Le nozze di Filologia con Mercurio, 6.663-665, 6.683, 8.876; Orosio, Storie contro i pagani, 1.2.4, 1.2.52, 7.25; e Isidoro di Siviglia, Etymologiae, 13.21.
  9. ↑ Strabone, Geografia, 7.3.1.
  10. ↑ James Romm, The Edges of the Earth in Ancient Thought, Princeton, NJ, Princeton University Press, 1992, pp. 60-67.
  11. ↑ R. H. Charles, 71, in The Book of Jubilees, 1917.
  12. ↑ Maciej Miechowita, Tractatus de duabus Sarmatiis, Asiana et Europiana, et de contentis eis, 1ª ed. (Cracovia: Johann Haller, 1517), prefazione, 1.2.5, 2.1.3, 2.21 e 2.2.2; Paolo Giovio, De legatione Basilii Magnis principis Moschovie (Roma: F. M. Calvo, 1525), 22; e Albert Pigge, De Moscovia ad Clementum VII Pontificem Maximum (Roma, 1543), 7b-8a. On Miechowita and geographic revisionism, vedi Konstanty Zantuan, "The Discovery of Modern Russia: Tractatus de Duabus Sarmatiis," Russian Review 27 (1968): 327-337.
  13. ↑ Francesco da Collo, Trattamento di Pace tra il Serenissimo Rè di Polonis et Gran Basilio Prencipe di Moscovia (ca. 1519), in Giampaolo Zagonel (ed.), Relazione del viaggio e dell'ambasciata in Moscovia (Treviso: De Bastiani, 2005), 115-116; and Sigismund von Herberstein, Rerum Moscoviticarum Commentarii (Vienna: Aegidius Adler & Hans Kohl, 1549), 83.
  14. ↑ Stéphane Mund, Orbis Russiarum: Genèse et développement de la représentation du monde "russe" en Occident à la Renaissance, Ginevra, Droz, 2003.; Marshall Poe, A People Born to Slavery: Russia in Early Modern European Ethnography, 1476-1748, Ithaca, NY, Cornell University Press, 2000, pp. 11-81.
  15. ↑ Ewen A. Whitaker, Mapping and Naming the Moon: A History of Lunar Cartography and Nomenclature, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, p. 209.

Voci correlate

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