| Muflone asiatico | |
|---|---|
Maschio di O. g. gmelinii | |
| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Mammalia |
| Ordine | Artiodactyla |
| Famiglia | Bovidae |
| Sottofamiglia | Antilopinae |
| Tribù | Caprini |
| Genere | Ovis |
| Specie | O. gmelinii |
| Nomenclatura binomiale | |
| Ovis gmelinii E. Blyth, 1841 | |
| Sinonimi | |
|
Ovis orientalis | |
| Areale | |
Il muflone asiatico (Ovis gmelini o Ovis gmelinii E. Blyth, 1841) è una pecora selvatica della famiglia dei Bovidi, diffusa con popolazioni frammentate nell'Asia occidentale. Il suo areale comprende parti della Turchia, dell'Armenia, dell'Azerbaigian, dell'Iraq e dell'Iran; una popolazione distinta vive inoltre a Cipro, dove gli antenati del muflone furono introdotti dall'uomo in epoca preistorica. Popolazioni comunemente denominate «mufloni europei» vivono invece in Corsica e Sardegna e, a seguito di introduzioni più recenti, in numerose altre regioni europee. La posizione tassonomica di queste ultime è tuttora dibattuta.
Il muflone asiatico appartiene al gruppo di pecore selvatiche strettamente imparentato con le forme dalle quali ebbero origine le pecore domestiche. Gli studi genomici indicano che il processo di domesticazione coinvolse popolazioni geneticamente differenziate, alle quali seguirono ripetuti fenomeni di introgressione.
Edward Blyth descrisse il muflone nel 1841 con il nome Ovis Gmelinii, sulla base di un esemplare proveniente da Erzurum, nell'attuale Turchia. Il Mammal Diversity Database adotta la grafia Ovis gmelinii, mentre la forma Ovis gmelini è ampiamente utilizzata, compresa nella valutazione IUCN del 2020 e in numerosi lavori scientifici recenti. In passato è stato largamente impiegato anche il nome Ovis orientalis, la cui applicazione varia a seconda dell'impostazione nomenclaturale e tassonomica adottata.
Nel corso del XIX e del XX secolo furono descritte numerose forme regionali. Blyth istituì sempre nel 1841 Ovis ophion per il muflone di Cipro; Nikolaj Nasonov descrisse Ovis laristanica nel 1909, sulla base di esemplari dell'Iran meridionale, e nel 1910 la forma successivamente nota come O. g. isphahanica. Il muflone anatolico deriva invece da Ovis anatolica, descritto da Achille Valenciennes nel 1856.
Tradizionalmente vengono riconosciute fino a cinque forme geografiche: il muflone armeno (O. g. gmelini/gmelinii), presente nell'Anatolia orientale, nell'Armenia meridionale, nell'Azerbaigian meridionale e nell'Iran nord-occidentale; il muflone anatolico (O. g. anatolica), originario dell'Anatolia centrale; il muflone di Cipro (O. g. ophion); il muflone di Esfahan (O. g. isphahanica), dell'Iran centrale; e il muflone del Laristan (O. g. laristanica), dell'Iran meridionale. Il trattamento di queste forme varia tuttavia tra le diverse classificazioni moderne. Il Mammal Diversity Database, per esempio, tratta anatolica, laristanica e isphahanica nell'ambito di una specie più ampiamente definita e considera laristanica e isphahanica sinonimi di O. gmelinii.
L'urial (Ovis vignei), storicamente incluso nello stesso complesso con il nome Ovis orientalis, viene generalmente riconosciuto come specie distinta. Anche il numero cromosomico distingue le principali linee: il muflone possiede 54 cromosomi, come la pecora domestica, contro i 58 dell'urial e i 56 dell'argali (Ovis ammon).

Il muflone è strettamente imparentato con la pecora domestica (Ovis aries) e le popolazioni selvatiche dell'Asia occidentale rappresentano le parenti viventi più prossime delle forme coinvolte nella sua domesticazione.
Uno studio paleogenomico pubblicato nel 2024 ha analizzato, tra gli altri reperti, il genoma parziale di una pecora selvatica vissuta nell'Anatolia centrale circa 13.000 anni fa. Le pecore domestiche neolitiche e moderne risultano geneticamente più affini a questa antica popolazione e agli attuali mufloni anatolici e ciprioti che ai mufloni iraniani. I risultati indicano quindi l'Anatolia centrale come una delle principali aree coinvolte nelle prime fasi della domesticazione ovina, insieme ad altre popolazioni della Mezzaluna Fertile che contribuirono alla successiva storia genetica della pecora domestica.
Un altro studio genomico del 2024 ha rilevato che, tra le linee selvatiche analizzate, i mufloni anatolici e ciprioti mostrano la maggiore affinità genetica con le pecore domestiche. La loro storia evolutiva fu caratterizzata da ripetuti fenomeni di incrocio e introgressione tra popolazioni selvatiche, protodomestiche, domestiche e successivamente rinselvatichite.
I mufloni di Corsica e Sardegna discendono da popolazioni di pecore trasportate dall'uomo nelle isole mediterranee durante il Neolitico. A Cipro l'introduzione di pecore avvenne già circa 10.000 anni fa, mentre Corsica e Sardegna furono raggiunte successivamente. I mufloni corso-sardi deriverebbero pertanto da popolazioni portate dall'uomo, probabilmente forme domestiche molto primitive successivamente tornate allo stato selvatico. La loro classificazione è variabile: vengono indicati, tra l'altro, come Ovis aries musimon o Ovis gmelini musimon. Uno studio mitogenomico del 2025 ha proposto una rivalutazione della loro attribuzione tassonomica.
Il muflone è una pecora selvatica di taglia media, con marcato dimorfismo sessuale. Il mantello varia geograficamente e stagionalmente dal bruno chiaro al bruno rossastro o scuro, mentre nei maschi adulti sono spesso presenti zone nerastre sul collo e sulle parti anteriori del corpo e una caratteristica area più chiara sui fianchi, la cosiddetta «sella». I maschi possiedono grandi corna ricurve, che negli individui anziani possono descrivere quasi un giro completo. La presenza e lo sviluppo delle corna nelle femmine variano fra le diverse popolazioni; nel muflone anatolico, per esempio, le femmine sono normalmente prive di corna.
Anche dimensioni e peso presentano notevoli variazioni geografiche: per esempio, si passa dai 25-64 kg dei maschi e 35-50 kg delle femmine di O. g. laristanica ai 45-74 kg dei maschi e 35-40 kg delle femmine di O. g. anatolica.

Le popolazioni selvatiche continentali occupano soprattutto paesaggi montuosi e collinari dell'Anatolia, del Caucaso meridionale e dell'Iran, comprese le regioni degli Zagros e dell'Elburz occidentale. Frequentano versanti aperti, colline ondulate, steppe montane e mosaici di prateria, arbusteto e bosco aperto, spesso in prossimità di aree rocciose e scoscese utilizzate come rifugio.
La distribuzione preistorica era più ampia di quella odierna. Resti rinvenuti nel sito natufiano di Shubayqa 1, nell'odierna Giordania orientale, dimostrano che durante il Pleistocene superiore numerose pecore selvatiche raggiungevano il Levante meridionale e occupavano anche gli ambienti basaltici dell'attuale deserto orientale giordano, in un periodo caratterizzato da condizioni più umide. Pecore selvatiche erano ancora presenti nella regione all'inizio del Neolitico preceramico.
Il caso di Cipro è particolare. Gli antenati dell'attuale O. g. ophion furono probabilmente introdotti dai primi abitanti dell'isola intorno all'VIII millennio a.C. e la popolazione si differenziò successivamente in isolamento. Oggi il muflone cipriota vive soprattutto nella foresta di Paphos; durante l'estate frequenta anche le zone elevate attorno a Tripylos, fino a circa 1300 m, mentre in inverno può scendere a quote inferiori.
I mufloni sono gregari, ma composizione e dimensione dei gruppi cambiano nel corso dell'anno secondo il sesso e l'età degli individui. Durante il periodo riproduttivo i maschi competono per l'accesso alle femmine mediante esibizioni e combattimenti ritualizzati nei quali vengono utilizzate le grandi corna. A Cipro la stagione degli amori si concentra soprattutto fra ottobre e novembre; durante l'inverno possono formarsi branchi misti di una decina o più di individui, che tendono poi a frammentarsi con l'avvicinarsi della stagione delle nascite in primavera.
La dieta è essenzialmente erbivora e comprende soprattutto graminacee, altre piante erbacee, foglie e parti di arbusti, in proporzioni variabili con la stagione e con l'ambiente. Questa flessibilità alimentare consente al muflone di vivere tanto nelle steppe aride e nei rilievi rocciosi dell'Asia occidentale quanto negli ambienti forestali mediterranei di Cipro.

Nella valutazione globale IUCN del 2020 Ovis gmelini è classificato come prossimo alla minaccia (Near Threatened). La valutazione stimava almeno circa 16.000 individui maturi complessivi e indicava un declino dovuto soprattutto a bracconaggio, competizione con il bestiame e deterioramento dell'habitat. La situazione varia sensibilmente fra le diverse popolazioni: sia il muflone anatolico sia quello cipriota sono stati valutati separatamente come in pericolo (Endangered).
Le popolazioni anatolica e cipriota attraversarono colli di bottiglia particolarmente gravi nel XX secolo. Le analisi genomiche evidenziano le conseguenze della ridotta dimensione effettiva delle popolazioni, con livelli elevati di omozigosi e segnali di prolungato isolamento genetico, particolarmente marcati nel muflone di Cipro.
A Cipro la caccia intensiva ridusse la popolazione a pochissimi esemplari nella foresta di Paphos negli anni trenta del Novecento. La successiva proibizione della caccia nell'intera foresta demaniale di Paphos consentì alla popolazione di riprendersi. La popolazione cipriota è inclusa nell'Appendice I della CITES, mentre nessun'altra popolazione di O. gmelini è compresa nelle appendici della convenzione. Nell'Unione europea il muflone di Cipro è inoltre elencato sia nell'Allegato II della direttiva Habitat, che richiede la designazione di zone speciali di conservazione, sia nell'Allegato IV, che comprende le specie soggette a rigorosa protezione.
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