Nebuemtekh

Nebuemtekh
Vaso in alabastro calcitico con il nome di Nebuemtekh, Museo Egizio di Torino (3254).
Principessa d'Egitto
Altri titoli"Figlia del re" (zꜣ.t-nswt)
DinastiaXVIII dinastia
PadreThutmose IV (?) o Amenofi III (?)

Nebuemtekh (fl. XIV secolo a.C.) è stata una principessa egiziana della metà della XVIII dinastia.

Nelle iscrizioni Nebuemtekh compare con il titolo di "figlia del re" (zꜣ.t-nswt), ma il padre non è nominato; potrebbe essere stato Thutmose IV oppure Amenofi III. La tomba della principessa non è stata identificata; potrebbe essere stata sepolta a Saqqara, ma vi è certezza sul luogo di ritrovamento dei reperti che suggeriscono questa località.

Il nome di Nebuemtekh è inciso su dodici vasi in alabastro calcitico e su un oggetto cosmetico in quarzite del Museo del Louvre; la principessa è raffigurata anche su una stele calcarea del British Museum. Il nome si traslittera Nbw-m-tḫ; compare anche la forma Nbw-m-tḫ(t), mentre sull'oggetto del Louvre è abbreviato in Nbw-tḫ. Per la forma Nbw-m-tḫ(t) è stata proposta la traduzione "L'oro è nell'ebbrezza".

Biografia

Vasi di alabastro calcitico con il nome di Nebuemtekh, Museo Egizio di Torino.

Nebuemtekh visse probabilmente durante il regno di Thutmose IV o nei primi anni di Amenofi III. Le iscrizioni le attribuiscono il titolo di "figlia del re" (zꜣ.t-nswt), ma non nominano il padre; potrebbe quindi essere stato uno dei due sovrani.

Non si conosce il luogo della sua tomba; la probabile provenienza da Saqqara della stele di Mehu ha portato Faltings e Gessler-Löhr a ritenere che la principessa fosse legata a Menfi e al palazzo reale di Menfi. Una sepoltura a Saqqara sarebbe comunque eccezionale per una figlia reale della XVIII dinastia: le principesse della dinastia delle quali si conosce il luogo di sepoltura erano infatti generalmente sepolte a Tebe, negli uadi delle montagne occidentali; di Nebuemtekh, invece, non si conoscono oggetti o iscrizioni provenienti dalla città.

Reperti

Vaso in alabastro calcitico con il nome di Nebuemtekh, Museo Egizio di Torino (3247).
Vaso in alabastro calcitico con il nome di Nebuemtekh, Museo Egizio di Torino (3248).

Al corredo funerario di Nebuemtekh appartenevano con certezza dodici vasi in alabastro calcitico, destinati a cosmetici, unguenti oppure oli. Sono di quattro tipi: contenitori per il trucco degli occhi, vasi piriformi per unguenti, vasi nemset, cioè recipienti rituali usati per le libagioni e un vaso basso con due anse e coperchio. Quattro sono conservati al Rijksmuseum van Oudheden di Leida (H 329, H 330, H 332 e H 240), uno al Museo del Louvre di Parigi (N 507), due allo Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco di Baviera (ÄS 243 e ÄS 247), uno al British Museum di Londra (EA 4536); gli altri quattro si trovano al Museo Egizio di Torino (Cat. 3247, 3248, 3254 e 3255): tutti recano l'iscrizione "figlia del re Nebuemtekh" (zꜣ.t-nswt Nbw-m-tḫ). Al Museo Egizio di Torino si conservano anche vasi non iscritti che potrebbero provenire dallo stesso corredo; mancano però iscrizioni, dati di scavo o documenti d'archivio che permettano di stabilire se appartenessero a Nebuemtekh.

Il nome della principessa compare anche sull'oggetto per la cosmesi in quarzite N 813 (LP 233) del Museo del Louvre, registrato nell'inventario del museo nel 1832; il catalogo lo descrive come una possibile lama di rasoio levigata. L'iscrizione geroglifica reca il titolo di "figlia del re" seguito dalla forma abbreviata Nbw-tḫ. Nebuemtekh è raffigurata inoltre sulla stele calcarea BM EA 1369 del sovrintendente del portale Mehu, conservata al British Museum. La stele è divisa in due registri, cioè due fasce figurate sovrapposte: in quello superiore Mehu e un principe dal nome quasi illeggibile compaiono davanti a Osiride; in quello inferiore Nebuemtekh siede accanto a Mehu e a Baket, mentre Mutakhet, figlia di Mehu, versa una libagione davanti ai tre personaggi.

Non è noto dove siano stati trovati i vasi e l'oggetto cosmetico. Un disegno del 1825 raffigura il vaso poi inventariato a Monaco di Baviera come ÄS 247. I quattro esemplari di Leida furono acquistati nel gennaio 1829 con la collezione Anastasi, i due di Monaco di Baviera nel 1832 con la collezione Dodwell, l'esemplare del British Museum nel 1845 da Harry Osborn Cureton, mentre i quattro vasi del Museo Egizio di Torino erano già stati acquisiti entro il 1855. I vasi potrebbero provenire da Saqqara. La stele di Mehu proverrebbe dalla tomba di Mehu nella necropoli; molti piccoli reperti della collezione Anastasi, alla quale appartenevano i quattro vasi di Leida, provengono probabilmente dalla stessa zona. I vasi torinesi appartenevano probabilmente alla collezione Drovetti, che comprendeva anche oggetti in alabastro calcitico rinvenuti in una tomba di Saqqara; non è però possibile stabilire con certezza se i vasi provengano effettivamente da quel luogo. Nel 2023 non erano noti oggetti o iscrizioni di Nebuemtekh provenienti da Tebe e la sua tomba non è stata ancora identificata.

Storia degli studi

Émile Gaston Chassinat, che nel 1927 dedicò una nota a Nebuemtekh.

Nel 1927 Émile Gaston Chassinat dedicò a Nebuemtekh la breve nota La princesse Noubemtekh: descrisse due vasi e l'oggetto cosmetico del Museo del Louvre, collocando la principessa nella seconda metà dell'Antico Regno o nel Medio Regno. Nel 2008 Dina Faltings e Beatrix Gessler-Löhr esaminarono dieci vasi identificati, altri due esemplari di Torino che non riuscirono a rintracciare, l'oggetto cosmetico e la stele di Mehu; collocarono Nebuemtekh alla metà della XVIII dinastia.

Nel 2023 Johannes Auenmüller stabilì che i due vasi torinesi non rintracciati nel 2008 erano i Cat. 3254 (I.12) e 3255 (I.11), dopo aver confrontato le descrizioni ottocentesche con il catalogo della collezione del Museo Egizio di Torino. Un errore nel catalogo pubblicato nel 1882 da Fabretti, Rossi e Lanzone aveva inoltre reso più difficile identificare il Cat. 3254: il testo rinviava al Cat. 3199 anziché al Cat. 3247. Una volta corretto il rinvio, Auenmüller riconobbe nel Cat. 3254 uno dei due vasi che non erano stati rintracciati nel 2008.

Note

  1. ↑ Auenmüller, 2023, pp. 13–15
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Auenmüller, 2023, p. 1
  3. 1 2 3 4 5 Faltings e Gessler-Löhr, 2008, p. 78
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Auenmüller, 2023, pp. 18–20
  5. 1 2 3 Auenmüller, 2023, pp. 1–2, 20
  6. 1 2 3 Faltings e Gessler-Löhr, 2008, pp. 75–76
  7. ↑ Ranke, 1935, p. 191
  8. 1 2 (FR) Lame de rasoir polie, su collections.louvre.fr, Musée du Louvre, 30 giugno 2026. URL consultato il 24 agosto 2026.
  9. ↑ Tavernier, 2022, p. 420
  10. 1 2 Auenmüller, 2023, pp. 6–9
  11. ↑ Faltings e Gessler-Löhr, 2008, pp. 77–78
  12. ↑ Auenmüller, 2023, pp. 9–12
  13. 1 2 3 Auenmüller, 2023, p. 20
  14. ↑ Tubetto per kohl con tappo in tela, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio di Torino. URL consultato il 24 agosto 2026.
  15. ↑ (EN) Libation Vessel (Nemset Jar), su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 24 agosto 2026.
  16. 1 2 Auenmüller, 2023, p. 2
  17. ↑ Auenmüller, 2023, pp. 16–18
  18. 1 2 3 Chassinat, 1927, p. 132
  19. ↑ Auenmüller, 2023, pp. 1–2
  20. ↑ Auenmüller, 2023, pp. 3–4
  21. 1 2 Auenmüller, 2023, p. 4

Bibliografia

Voci correlate

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