| Nebuemtekh | |
|---|---|
| Principessa d'Egitto | |
| Altri titoli | "Figlia del re" (zꜣ.t-nswt) |
| Dinastia | XVIII dinastia |
| Padre | Thutmose IV (?) o Amenofi III (?) |
Nebuemtekh (fl. XIV secolo a.C.) è stata una principessa egiziana della metà della XVIII dinastia.
Nelle iscrizioni Nebuemtekh compare con il titolo di "figlia del re" (zꜣ.t-nswt), ma il padre non è nominato; potrebbe essere stato Thutmose IV oppure Amenofi III. La tomba della principessa non è stata identificata; potrebbe essere stata sepolta a Saqqara, ma vi è certezza sul luogo di ritrovamento dei reperti che suggeriscono questa località.
Il nome di Nebuemtekh è inciso su dodici vasi in alabastro calcitico e su un oggetto cosmetico in quarzite del Museo del Louvre; la principessa è raffigurata anche su una stele calcarea del British Museum. Il nome si traslittera Nbw-m-tḫ; compare anche la forma Nbw-m-tḫ(t), mentre sull'oggetto del Louvre è abbreviato in Nbw-tḫ. Per la forma Nbw-m-tḫ(t) è stata proposta la traduzione "L'oro è nell'ebbrezza".

Nebuemtekh visse probabilmente durante il regno di Thutmose IV o nei primi anni di Amenofi III. Le iscrizioni le attribuiscono il titolo di "figlia del re" (zꜣ.t-nswt), ma non nominano il padre; potrebbe quindi essere stato uno dei due sovrani.
Non si conosce il luogo della sua tomba; la probabile provenienza da Saqqara della stele di Mehu ha portato Faltings e Gessler-Löhr a ritenere che la principessa fosse legata a Menfi e al palazzo reale di Menfi. Una sepoltura a Saqqara sarebbe comunque eccezionale per una figlia reale della XVIII dinastia: le principesse della dinastia delle quali si conosce il luogo di sepoltura erano infatti generalmente sepolte a Tebe, negli uadi delle montagne occidentali; di Nebuemtekh, invece, non si conoscono oggetti o iscrizioni provenienti dalla città.


Al corredo funerario di Nebuemtekh appartenevano con certezza dodici vasi in alabastro calcitico, destinati a cosmetici, unguenti oppure oli. Sono di quattro tipi: contenitori per il trucco degli occhi, vasi piriformi per unguenti, vasi nemset, cioè recipienti rituali usati per le libagioni e un vaso basso con due anse e coperchio. Quattro sono conservati al Rijksmuseum van Oudheden di Leida (H 329, H 330, H 332 e H 240), uno al Museo del Louvre di Parigi (N 507), due allo Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco di Baviera (ÄS 243 e ÄS 247), uno al British Museum di Londra (EA 4536); gli altri quattro si trovano al Museo Egizio di Torino (Cat. 3247, 3248, 3254 e 3255): tutti recano l'iscrizione "figlia del re Nebuemtekh" (zꜣ.t-nswt Nbw-m-tḫ). Al Museo Egizio di Torino si conservano anche vasi non iscritti che potrebbero provenire dallo stesso corredo; mancano però iscrizioni, dati di scavo o documenti d'archivio che permettano di stabilire se appartenessero a Nebuemtekh.
Il nome della principessa compare anche sull'oggetto per la cosmesi in quarzite N 813 (LP 233) del Museo del Louvre, registrato nell'inventario del museo nel 1832; il catalogo lo descrive come una possibile lama di rasoio levigata. L'iscrizione geroglifica reca il titolo di "figlia del re" seguito dalla forma abbreviata Nbw-tḫ. Nebuemtekh è raffigurata inoltre sulla stele calcarea BM EA 1369 del sovrintendente del portale Mehu, conservata al British Museum. La stele è divisa in due registri, cioè due fasce figurate sovrapposte: in quello superiore Mehu e un principe dal nome quasi illeggibile compaiono davanti a Osiride; in quello inferiore Nebuemtekh siede accanto a Mehu e a Baket, mentre Mutakhet, figlia di Mehu, versa una libagione davanti ai tre personaggi.
Non è noto dove siano stati trovati i vasi e l'oggetto cosmetico. Un disegno del 1825 raffigura il vaso poi inventariato a Monaco di Baviera come ÄS 247. I quattro esemplari di Leida furono acquistati nel gennaio 1829 con la collezione Anastasi, i due di Monaco di Baviera nel 1832 con la collezione Dodwell, l'esemplare del British Museum nel 1845 da Harry Osborn Cureton, mentre i quattro vasi del Museo Egizio di Torino erano già stati acquisiti entro il 1855. I vasi potrebbero provenire da Saqqara. La stele di Mehu proverrebbe dalla tomba di Mehu nella necropoli; molti piccoli reperti della collezione Anastasi, alla quale appartenevano i quattro vasi di Leida, provengono probabilmente dalla stessa zona. I vasi torinesi appartenevano probabilmente alla collezione Drovetti, che comprendeva anche oggetti in alabastro calcitico rinvenuti in una tomba di Saqqara; non è però possibile stabilire con certezza se i vasi provengano effettivamente da quel luogo. Nel 2023 non erano noti oggetti o iscrizioni di Nebuemtekh provenienti da Tebe e la sua tomba non è stata ancora identificata.

Nel 1927 Émile Gaston Chassinat dedicò a Nebuemtekh la breve nota La princesse Noubemtekh: descrisse due vasi e l'oggetto cosmetico del Museo del Louvre, collocando la principessa nella seconda metà dell'Antico Regno o nel Medio Regno. Nel 2008 Dina Faltings e Beatrix Gessler-Löhr esaminarono dieci vasi identificati, altri due esemplari di Torino che non riuscirono a rintracciare, l'oggetto cosmetico e la stele di Mehu; collocarono Nebuemtekh alla metà della XVIII dinastia.
Nel 2023 Johannes Auenmüller stabilì che i due vasi torinesi non rintracciati nel 2008 erano i Cat. 3254 (I.12) e 3255 (I.11), dopo aver confrontato le descrizioni ottocentesche con il catalogo della collezione del Museo Egizio di Torino. Un errore nel catalogo pubblicato nel 1882 da Fabretti, Rossi e Lanzone aveva inoltre reso più difficile identificare il Cat. 3254: il testo rinviava al Cat. 3199 anziché al Cat. 3247. Una volta corretto il rinvio, Auenmüller riconobbe nel Cat. 3254 uno dei due vasi che non erano stati rintracciati nel 2008.