Negib Azoury, scritto talora Neguib Azoury (in arabo ﻧﺠﻴﺐ ﻋﺎﺯﻭﺭﻱ ?, Najīb ʿĀzūrī; Azour, 1873 – Il Cairo, 1916), è stato un politologo, funzionario e scrittore libanese.
Di fede maronita, dopo aver studiato a Istanbul e Parigi, divenne funzionario ottomano nel sangiaccato di Gerusalemme, diventandone il vice-Governatore.
Fu influenzato dai giovani ideali del nazionalismo arabo e dal vecchio antisemitismo francese, avendo avuto come mentore Maurice Barrès.
Opporrà presto il suo nazionalismo arabo al Sionismo, col quale s'era confrontato a Gerusalemme.
Nel 1904, pubblicò il suo libro (in francese) Le réveil de la Nation Arabe dans l'Asie turque in cui preconizzava la nascita di una nuova entità statuale, distaccata dall'Impero ottomano, che egli considerava corrotto guidato da un tiranno (il Sultano Abdul Hamid II). Secondo quanto scritto, la "nazione araba":
In tale libro, attaccava ugualmente la politica sionista e denunciava quello che egli definì il "pericolo ebraico universale". Profetizzava inoltre gli scontri che avrebbero opposto il nazionalismo arabo al nazionalismo ebraico «destinati ad affrontarsi senza tregua fino a che uno dei due prevarrà. La sorte del mondo intero dipenderà dall'esito finale di questa lotta tra due popoli rappresentanti opposti principi»
Cercò di fondare una "Lega della patria araba" il cui programma si vuole sia d'impronta liberale:
(...) La patrie arabe offre aussi le califat religieux universel, sur tout l'Islam, au chérif (descendant du Prophète) qui embrassera franchement son parti et se consacrera à cette œuvre. (...) Ainsi, son pouvoir sera universel ; de sa résidence il gouvernera moralement tous les Musulmans de l'univers qui accourront en pèlerinage aux sanctuaires de Mohamed.»
I suoi scritti gli valsero una condanna a morte da parte di Istanbul, cui egli sfuggirà rifugiandosi al Cairo, guadagnandosi stima e fama nelle capitali europee, Londra compresa.
Nei suoi scritti, egli fu assai vicino alle idee difese dagli intellettuali musulmani, come l'aleppino al-Kawākibī o Rashīd Ridā.
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