Il neurocinema (in inglese neurocinematics) è un campo di ricerca interdisciplinare che studia gli effetti della visione dei film sull'attività del cervello umano, combinando metodi delle neuroscienze con gli studi sul cinema. L’obiettivo principale di questo ambito di ricerca è analizzare come specifiche tecniche cinematografiche – quali montaggio, suono, inquadrature e ritmo narrativo – influenzino le risposte cognitive ed emotive degli spettatori.
Gli studi di neurocinema utilizzano spesso tecniche di neuroimaging, come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) o l'elettroencefalografia (EEG), per osservare l’attività cerebrale degli spettatori mentre guardano sequenze cinematografiche.
L’analisi scientifica delle reazioni del pubblico ai film si è sviluppata soprattutto a partire dagli anni 2000 con l’introduzione di tecniche avanzate di neuroimaging. Uno dei lavori fondativi del campo è l’articolo Neurocinematics: The Neuroscience of Film pubblicato nel 2008 dal neuroscienziato Uri Hasson e collaboratori, che ha dimostrato come alcune sequenze cinematografiche possano sincronizzare l’attività cerebrale di spettatori diversi.
Tuttavia l’idea che il cinema possa influenzare sistematicamente le emozioni e le percezioni dello spettatore è molto più antica. Già nei primi decenni del XX secolo registi e teorici del cinema sperimentarono tecniche narrative e visive volte a guidare la reazione del pubblico. Tra gli esempi più noti vi sono la teoria del montaggio di Sergej Ėjzenštejn e l’effetto Kulešov, elaborato da Lev Kulešov, che dimostrò come la giustapposizione di immagini differenti possa generare significati ed emozioni specifiche nella mente dello spettatore.
Anche registi successivi, come Alfred Hitchcock, sottolinearono il carattere quasi “scientifico” della costruzione cinematografica, affermando che la realizzazione di un film dipende dalla precisa conoscenza delle reazioni del pubblico.
Negli anni più recenti alcune tecniche e strumenti sviluppati nell’ambito del neurocinema sono stati adottati anche nel campo del neuromarketing, dove metodi biometrici come EEG, risposta galvanica della pelle ed eye-tracking vengono utilizzati per analizzare la risposta degli spettatori a trailer e contenuti audiovisivi.
Gli esperimenti di neurocinema vengono generalmente condotti mostrando a gruppi di partecipanti sequenze cinematografiche mentre la loro attività cerebrale è monitorata mediante tecniche di neuroimaging. Nei protocolli sperimentali più diffusi gli spettatori osservano le immagini tramite specchi o schermi compatibili con la risonanza magnetica e ascoltano l’audio attraverso cuffie appositamente progettate.
Una metodologia frequentemente utilizzata è la cosiddetta inter-subject correlation (correlazione inter-soggetto), che consiste nel confrontare i pattern temporali dell’attività cerebrale di diversi spettatori mentre guardano lo stesso film. Questa tecnica permette di individuare le sequenze che producono risposte neurali simili tra individui differenti, suggerendo l’esistenza di specifiche strategie narrative o visive capaci di orientare in modo condiviso l’attenzione e l’elaborazione cognitiva.