Nevitta

Nevitta
Console dell'Impero romano
Consolato362
Magister equitum361-363/364
Nevitta
EtniaBarbaro
ReligioneCristianesimo
Dati militari
Paese servitoImpero romano
Forza armataEsercito romano
GradoMagister equitum
ComandantiGiuliano
GuerreInvasioni barbariche del IV secolo
Guerre romano-sasanidi
CampagneCampagna sasanide di Giuliano
Altre caricheMagister equitum
Console
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Flavio Nevitta (latino: Flavius Nevitta; fl. 358-363) è stato un generale e politico romano di età imperiale, magister equitum nel 361-363/364 e console (362).

Nevitta, come molti altri ufficiali dell'esercito romano del tardo impero, era di origine barbarica (germanica o franca), presumibilmente, e di religione pagana. Il suo nome completo, Flavius Nevitta, è attestato epigraficamente e papirologicamente. Ammiano Marcellino lo descrive come un uomo coraggioso e leale, ma ineducato, noioso e crudele.

Biografia

Combatté sotto il cesare Giuliano in Gallia, dove ottenne dei successi contro gli Alamanni. Nel 358 era equestris praepositus turmae (comandante di un corpo di cavalleria) in Rezia sotto il comando di Barbazione, quando questi sconfisse gli Iutungi.

Giuliano divenne poi augusto (361), e Nevitta fu elevato al rango di magister armorum, cioè magister equitum per Gallias, come premio per la sua collaborazione con l'imperatore, succedendo a Gomoario, di cui Giuliano diffidava considerandolo un traditore di vecchia data. Quando Giuliano si mosse contro il cugino e imperatore Costanzo II, una dei tre contingenti in cui fu diviso l'esercito fu comandato da Nevitta: muovendosi lungo la Rezia e il Norico, giunse ad inizio ottobre 361 a Bononia, il porto più vicino alla importante città di Sirmio. Da qui fu inviato da Giuliano a occupare il valico delle Succi, punto di passaggio strategico tra la Tracia e l'Illirico.

Fu uno dei membri del tribunale di Calcedonia che mise sotto processo alcuni membri della corte di Costanzo II, comminando anche alcune condanne a morte. Nel 362 ricevette l'onore del consolato insieme a Claudio Mamertino, carica attestata anche da fonti epigrafiche e papirologiche. Secondo Ammiano, l'accostamento a un collega come Mamertino, ben più autorevole per prestigio e reputazione, rese ancor più evidente quanto Nevitta fosse rozzo e, cosa ancor meno tollerabile, crudele nell'esercizio di una carica tanto elevata. La scelta fu percepita come non priva di ironia, dato che lo stesso Giuliano aveva da poco duramente criticato Costantino per aver eccessivamente favorito l'ingresso di elementi barbari nelle alte cariche dello stato. Il collega di consolato Claudio Mamertino, nel panegirico da lui composto in onore di Giuliano, celebrò comunque Nevitta come collega insignito di gloria militare.

Nel 363 partecipò alla campagna sasanide di Giuliano: al comando dell'ala destra dello schieramento, le sue truppe avevano il compito di connettere il grosso dell'esercito, comandato da Giuliano, alla flotta, che discendeva lungo il fiume; assieme a Dagalaifo si occupò di assediare la città di Maizomalcha, prendendola dopo aver scavato un cunicolo sotto le mura.

Durante la ritirata romana, l'imperatore morì lasciando l'esercito all'interno del territorio nemico; il consiglio dei generali romani dovette decidere un successore. Nel dibattito, secondo Ammiano, Arinteo e Vittore, superstiti della corte di Costanzo, e Nevitta e Dagalaifo insieme agli ufficiali gallici si divisero per opposti fervori: i primi cercavano un candidato adatto dalla propria parte, mentre Nevitta e Dagalaifo, con gli ufficiali provenienti dalla Gallia, ne volevano invece uno tratto dalla loro stessa cerchia di commilitoni.

Dopo questo concilio, Nevitta non è più nominato dalle fonti; è probabile sia stato congedato dal servizio, sotto Gioviano o sotto Valentiniano I.

Note

  1. ↑ Il PLRE definisce l'origine germanica solo "presumibile" ("presumably"): Arnold Hugh Martin Jones, John Robert Martindale e John Morris, The Prosopography of the Later Roman Empire, vol. 1, Cambridge 1971, p. 626.
  2. ↑ Inscriptiones Christianae Urbis Romae (Rossi), I, 153 e 156; Papyri Florentini, I, 30.
  3. ↑ Ammiano Marcellino, xvii.6.3, xxi.10.2, xxi.10.8.
  4. ↑ Ammiano Marcellino, xvii.6.3.
  5. ↑ Ammiano Marcellino, xxi.8.1.
  6. ↑ Ammiano Marcellino, xxi.8.3, xxi.10.2.
  7. ↑ Ammiano Marcellino, xxi.8.1: «Gomoarium proditorem antiquum timens».
  8. ↑ Ammiano Marcellino, xxi.8.3.
  9. ↑ Ammiano Marcellino, xxi.9.1-8, xxi.10.1.
  10. ↑ Ammiano Marcellino, xxi.10.2 e xxi.10.5.
  11. ↑ Ammiano Marcellino, xxii.3.1.
  12. ↑ Inscriptiones Christianae Urbis Romae (Rossi), I, 151-156; Papyri Florentini, I, 30; Papyri Cairo Preisigke, 2.1 e 3.1; VI, 753 (= Dessau, 4267c).
  13. ↑ Ammiano Marcellino, xxi.10.8.
  14. ↑ Ammiano Marcellino, xxi.12.25.
  15. ↑ Panegyrici Latini, XI, 15, 2.
  16. ↑ Ammiano Marcellino, xxiv.1.2.
  17. ↑ Ammiano Marcellino, xxiv.4.13; Zosimo, iii.21.4.
  18. ↑ Ammiano Marcellino, xxv.5.2.
  19. ↑ Arnold Hugh Martin Jones, John Robert Martindale e John Morris, The Prosopography of the Later Roman Empire, vol. 1, Cambridge 1971, p. 626.

Bibliografia

Fonti primarie

Fonti secondarie

Voci correlate

Predecessore Consoli romani Successore
Flavio Tauro,
Flavio Florenzio
362
con Claudio Mamertino
Imperatore Cesare Flavio Claudio Giuliano Augusto IV,
Flavio Sallustio
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