| Uccisione di Nika Shakarami omicidio | |
|---|---|
| Data | 20 settembre 2022 |
| Stato | |
| Provincia | Teheran |
| Shahrestān | Teheran |
| Responsabili | Corpo delle guardie della rivoluzione islamica |
Il 20 settembre 2022, la sedicenne Nika Shakarami (نیکا شاکرمی), ragazza iraniana, scomparve a Teheran durante le proteste iraniane del 2022 seguite alla morte di Mahsa Amini. Fu rapita, torturata e aggredita sessualmente da diversi agenti del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica e infine uccisa. Dopo l’identificazione del corpo da parte della famiglia, questi pianificarono di seppellirla a Khorramabad, ma il corpo sarebbe stato rubato dalle autorità iraniane e sepolto invece a Hayat ol Gheyb, presumibilmente per esercitare pressione sulla famiglia ed evitare un funerale che potesse provocare ulteriori proteste.
Le autorità iraniane negarono ogni illecito, diffusero varie versioni contraddittorie sul suo destino e avrebbero costretto alcuni familiari a sostenere tali narrazioni. La morte di Shakarami e i tentativi di soppressione delle informazioni da parte del governo furono ampiamente riportati dai media internazionali, alimentando ulteriormente le proteste in corso.
La causa ufficiale della morte, secondo la Repubblica islamica, fu in seguito descritta come causata da un trauma da corpo contundente. Un documento iraniano trapelato alla BBC nel 2024 concluse che Shakarami fu uccisa dalle forze di sicurezza che l’avevano catturata, dopo che si era difesa mentre veniva aggredita sessualmente dai suoi sequestratori.
Shakarami, insieme a Sarina Esmailzadeh e Hadis Najafi, secondo fonti mediatiche, divenne uno dei nuovi volti delle proteste in Iran; le loro immagini apparvero su poster affissi clandestinamente sui muri delle città iraniane.
Nika Shakarami nacque il 2 ottobre 2005 a Khorramabad, nella Provincia del Lorestan, in una famiglia lur. Poco si sa pubblicamente del suo passato. Aveva legami familiari con Khorramabad, nel sud-ovest dell’Iran, città natale di suo padre. Era la seconda figlia della famiglia.
Shakarami viveva con sua zia a Teheran, capitale dell’Iran, e lavorava in una caffetteria. Si era trasferita a Teheran dopo la morte del padre.
Shakarami partecipò alle proteste per Mahsa Amini del settembre 2022, scoppiate in seguito alla morte di Mahsa Amini sotto custodia della polizia e mirate a rivendicare maggiori diritti per le donne in Iran. La manifestazione fu convocata dal movimento Patto (پیمان) e dall’Alleanza giovanile dei quartieri (جوانان محلات ایران), portando centinaia di persone sul viale Keshavarz della capitale iraniana. Shakarami scomparve dopo aver preso parte alla protesta su Viale Keshavarz a Teheran, il 20 settembre. Aveva lasciato casa verso le 13:00 UTC portando con sé una bottiglia d’acqua e un asciugamano per proteggersi dai gas lacrimogeni. Inizialmente aveva detto alla famiglia che sarebbe andata a trovare sua sorella.
Secondo la famiglia, l’ultimo contatto conosciuto fu un messaggio inviato a un’amica in cui Nika affermava di essere inseguita dalle forze di sicurezza. Sembra che si fosse stata separata dai suoi amici quando la folla si era infittita. Gli amici la videro l’ultima volta intorno alle 15:00 UTC. La sera del 20 settembre i suoi account Telegram e Instagram furono cancellati e il suo telefono risultò spento. Secondo la CNN, il 12 ottobre il suo account Telegram fu brevemente riattivato, probabilmente dalle autorità iraniane, e la famiglia confermò che il telefono era in possesso della procura di Teheran. I media statali iraniani riportarono inoltre di aver avuto accesso ai messaggi privati del suo account Instagram.
Il 27 ottobre 2022 la CNN diffuse alcuni filmati delle ultime ore di Shakarami durante le proteste. In un video la si vedeva nascondersi dietro ad alcune auto nel traffico, dicendo a un autista «Non muoverti, non muoverti», lasciando intendere che fosse inseguita. La persona che fornì il video alla CNN dichiarò di aver visto Shakarami essere arrestata e caricata su un furgone della polizia.
Non avendo più notizie, la famiglia presentò una denuncia di scomparsa e cominciò a cercarla in commissariati e ospedali. Pubblicarono anche sue foto sui social media sperando che qualcuno la riconoscesse. Dieci giorni più tardi furono informati che una persona con caratteristiche simili era stata rinvenuta durante gli esami forensi sui manifestanti uccisi e che il corpo si trovava all’obitorio del Centro di detenzione di Kahrizak, situato in un centro detentivo. Ai familiari non fu concesso di esaminare il corpo, ma solo di vederne il volto per pochi secondi per l’identificazione. Le autorità riferirono che era morta cadendo da un’altezza considerevole. Fu mostrata loro una foto del corpo su un marciapiede come “prova”, ma la famiglia ritenne l’immagine sospetta. La zia dichiarò in un’intervista che il naso di Nika era stato completamente distrutto e il cranio «fratturato e disintegrato da molteplici colpi di un oggetto contundente», probabilmente un manganello.
La famiglia fu informata che Shakarami era stata rapita, trattenuta e interrogata dai Pasdaran e successivamente detenuta per breve tempo nella Prigione di Evin, una struttura spesso accusata di stupri e torture sistematiche sui prigionieri.
Un documento iraniano trapelato alla BBC nel 2024 descrisse gli eventi che portarono e seguirono la morte di Shakarami. La BBC verificò che il documento faceva parte di un fascicolo di 322 pagine riguardante i manifestanti anti-governativi del 2022, anche se la certezza assoluta dell'autenticità del fascicolo è contestata. Nel documento si affermava che Shakarami era stata catturata da agenti in borghese su un furgone, violentata, e che, avendo opposto resistenza, era stata percossa a morte con manganelli. Si dichiarava inoltre che era stata portata in un campo di polizia temporaneo e in un centro di detenzione, senza essere formalmente registrata, e che gli agenti avevano ricevuto l’ordine di condurla alla prigione di Evin. Invece, dopo averne comunicato la morte ai Pasdaran e ricevuto nuove istruzioni, ne avrebbero abbandonato il corpo sotto l’autostrada Yadegar-e-Emam. Non vi era alcuna indicazione che i responsabili fossero stati puniti, forse a causa della loro appartenenza al ramo iraniano di Hezbollah.
La famiglia trasportò il corpo di Shakarami a Khorramabad per la sepoltura, con l’intenzione di tenere la cerimonia il 2 ottobre, che sarebbe stato il suo diciassettesimo compleanno. La famiglia sostiene tuttavia che le forze di sicurezza l’abbiano costretta a non tenere un funerale pubblico e a seppellirla in silenzio. La zia di Shakarami sfidò tali pressioni e pubblicò un messaggio su Twitter invitando chiunque volesse a partecipare alla celebrazione del “suo ultimo compleanno”. La zia e lo zio di Shakarami furono arrestati poco dopo, nella loro abitazione, il 2 ottobre, e altri familiari vennero minacciati: se avessero partecipato alle proteste, lei sarebbe stata giustiziata. Il resto della famiglia fu inoltre costretto ad accettare di non organizzare un funerale pubblico.
Nonostante un accordo secondo cui non ci sarebbe stato un funerale, la famiglia di Shakarami sostiene anche che le autorità abbiano poi rubato il corpo e lo abbiano seppellito presso il piccolo villaggio di Hayat ol Gheyb, a circa 40 chilometri di distanza, per evitare pubblicità e impedire che la sua tomba diventasse un luogo di pellegrinaggio per i manifestanti. Le autorità iraniane in precedenza avevano già usato i corpi dei manifestanti uccisi per mettere a tacere le famiglie.
Immagini della lapide di Shakarami mostrano inciso questo verso: «Ti ho partorita con sangue e dolore, ti ho restituita alla madrepatria», a ribadire che la sua morte non fu un suicidio, ma che è morta per il suo Paese.
Il quarantesimo giorno dalla sua morte, una grande folla si radunò presso il luogo della sepoltura, nonostante fosse sepolta in un piccolo villaggio lontano dalla città. La maggior parte dei presenti intonava slogan di protesta e cantava un antico e famoso canto in Luri "دایه دایه وقت جنگه" ("Oh madre, madre, è tempo di combattere"). La madre di Shakarami pronunciò un discorso rivolgendosi a Nika: «Sarò per sempre in agonia per le tue sofferenze, ma ti amo. Quando vedo che quel seme puro del tuo pensiero – libertà, coraggio e onore – sboccia nei cuori di altri cari, sono felice e grata».
Alcuni video diffusi online mostrarono che le forze di sicurezza avevano tentato di impedire alle persone di partecipare alla cerimonia bloccando un ponte che conduceva al villaggio; le forze di sicurezza spararono anche gas lacrimogeni contro la folla, che reagì lanciando pietre, mentre nei filmati condivisi sui social media si udivano anche colpi d’arma da fuoco. Durante la cerimonia commemorativa, i partecipanti intonarono lo slogan: «Siamo tutti Nika, combatti e noi combatteremo».

Centinaia di manifestanti si radunarono nel cimitero di Khorramabad il giorno in cui si sarebbe dovuto tenere il funerale di Shakarami, spinti all’azione dal furto del suo corpo. Gli attivisti accusarono il governo iraniano di aver abusato, torturato e ucciso Shakarami. La notizia della sua morte spinse le studentesse delle scuole superiori a unirsi in gran numero alle proteste antigovernative il 4 ottobre, alcune rimuovendo simbolicamente il velo in ulteriore sfida al governo. La partecipazione delle studentesse fu definita una «dimostrazione di sostegno senza precedenti» da David Gritten di BBC News. Un articolo di Miriam Berger su The Washington Post descrisse la morte di Shakarami e il tentativo delle autorità di insabbiarla come «[aver dato] ai manifestanti un nuovo grido di battaglia». Secondo Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore dell’organizzazione Iran Human Rights, «Le prove disponibili indicano il ruolo del governo nell’omicidio di Nika Shakrami; a meno che non venga provato il contrario da una commissione d’inchiesta indipendente sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Fino alla formazione di tale commissione, la responsabilità per l’omicidio di Nika, come per le altre vittime delle attuali proteste, ricade su Ali Khamenei e sulle forze sotto il suo comando».
La morte di Shakarami e il furto del suo corpo furono ampiamente riportati dai media internazionali. La sua scomparsa fu anche ampiamente commemorata sui social media, dove la sua foto e il suo nome circolarono e divenendo un hashtag usato dal movimento per i diritti delle donne. La corrispondente della BBC Nafiseh Kohnavard commemorò Shakarami pubblicando un video su Twitter che la mostrava su un palco, mentre cantava e rideva. La canzone interpretata da Shakarami nel filmato è un vecchio brano d’amore iraniano tratto dal film Soltane Ghalbha (1968). La BBC condivise anche video di Shakarami mentre parlava alle recenti proteste prima della sua morte.
La zia di Shakarami, Atash Shakarami, e lo zio, Mohsen Shakarami, furono arrestati nelle loro case il 2 ottobre 2022 dopo aver reso pubblica sui social media la morte sospetta di Nika. Sarebbero stati costretti a rilasciare una falsa confessione, affermando che Nika si era suicidata e che le forze di sicurezza non avevano alcun coinvolgimento nella sua morte, tramite la televisione di Stato il 5 ottobre 2022 alle 20:30 ora locale.
La televisione di Stato iraniana mandò in onda interviste o una “confessione” in cui la zia e lo zio di Shakarami “confermarono” la versione del governo. Durante la confessione o intervista, la zia dichiarò che Shakarami era caduta da un tetto, mentre lo zio lamentò la morte brutale e sospetta di Shakarami ma espresse anche dubbi sul fatto che le autorità fossero responsabili, citando ostacoli religiosi e legali. Egli attribuì invece la colpa alla radicalizzazione sui social media e suggerì che fosse stata uccisa da manifestanti del Lorestan desiderosi di ispirare ulteriori proteste nella stessa regione. In risposta alle precedenti dichiarazioni antigovernative della zia di Shakarami, che aveva apertamente accusato le autorità della sua morte, lo zio la liquidò come “non una persona politica”. Aggiunse inoltre che la sepoltura di Shakarami a Veysian e non a Teheran era stata una scelta della famiglia, motivata dal timore che “il suo assassino” si trovasse a Teheran e potesse disturbare la cerimonia.
L’intervista sarebbe stata registrata mentre erano ancora sotto custodia governativa. Un video dell’intervista con lo zio di Shakarami mostrava anche la sagoma di una persona fuori campo che si sentiva sussurrare: “Dillo, pezzo di merda!”.
In un’intervista a BBC News, la madre di Shakarami criticò i tentativi del governo di insabbiare il proprio coinvolgimento nella morte di Nika e affermò che le interviste condotte con suo fratello e sua sorella erano state fatte sotto coercizione. La madre di Shakarami riferì inoltre che lei e altri membri della famiglia erano stati intimiditi nel tentativo di costringerli a confermare la versione ufficiale. Secondo la madre, aveva visto un referto medico che mostrava come Shakarami fosse morta il 20 settembre, lo stesso giorno in cui era scomparsa, a causa di un trauma cranico da corpo contundente. Un certificato di morte rilasciato da un cimitero di Teheran affermava inoltre che Shakarami era morta dopo “molteplici ferite causate da colpi con un oggetto duro”.
Le autorità e il governo inizialmente non commentarono pubblicamente sulla morte di Shakarami. L’agenzia di stampa iraniana statale Agenzia di stampa della Repubblica Islamica ha riportato che le autorità avevano aperto una propria indagine sulla morte di Shakarami.
Il 4 ottobre, la Tasnim News Agency, un’agenzia di stampa strettamente legata ai Guardiani della rivoluzione, riportò che Shakarami era caduta dal tetto di un edificio il 21 settembre ed era morta, e che otto lavoratori di quell’edificio erano stati arrestati.
Le autorità utilizzarono una narrazione simile di suicidio per salto anche nel caso della morte di un’altra sedicenne, Sarina Esmailzadeh, che morì, secondo Amnesty International, dopo essere stata presumibilmente picchiata brutalmente con manganelli dalla polizia.
L’agenzia di stampa statale Fars News Agency diffuse un filmato che mostrerebbe Shakarami entrare nell’edificio, ma la persona nel video non è identificabile.
Dariush Shahoonvand, procuratore della provincia del Lorestan, negò qualsiasi illecito da parte delle autorità iraniane e affermò che Shakarami era stata sepolta nel «suo villaggio» e che i «nemici stranieri» erano responsabili della creazione di un «clima teso e pauroso» dopo la sua morte, senza però chiarire ulteriormente cosa intendesse.
Secondo l’Agenzia di stampa della Repubblica Islamica, che citava il capo della procura penale della provincia di Teheran: «Nei test autoptici e nell’esame del corpo, sono state osservate tracce di fratture. Inoltre, secondo le indagini ricevute, la persona è stata gettata giù». Aggiunse anche: «Non vi erano tracce di proiettili o pallini nel corpo».