Nothrotherium

Come leggere il tassobox
Nothrotherium
Cranio di Nothrotherium
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
SuperordineXenarthra
OrdinePilosa
SottordinePhyllophaga
Famiglia†Nothrotheriidae
Sottofamiglia†Nothrotheriinae
Genere†Nothrotherium

Il notroterio (gen. Nothrotherium) (Lydekker, 1889) è un bradipo estinto, appartenente alla famiglia dei notroteridi, a volte inserita, come sottofamiglia, all'interno dei Megatheriidae. Visse nel Pleistocene superiore (fino a 10.000 anni fa) e i suoi resti sono stati ritrovati in Sudamerica.

Descrizione

Questo animale, della taglia di un tapiro, era lungo fino a 2,5 metri. Possedeva un corpo relativamente robusto, anche se in confronto agli altri bradipi terricoli dell'epoca era molto più leggero. Nelle zampe posteriori, i metatarsi erano ruotati di quasi novanta gradi, e gli artigli puntavano verso l'interno. Le zampe anteriori erano lunghe e forti, anch'esse armate di artigli. Il cranio era più sottile di quello di Megatherium, ma ugualmente sprovvisto di denti nella parte anteriore; si suppone vi fosse una lunga e forte lingua.

Classificazione

Il notroterio è stato uno dei primi mammiferi sudamericani a venire descritto: i suoi resti furono scoperti in una caverna nella regione di Lagoa Santa (Brasile) da Peter Lund e classificati nel 1839. Si conoscono principalmente due specie di notroterio: Nothrotherium maquinense e N. escrivanense, entrambe rinvenute in Brasile. Una forma molto simile, Nothrotheriops, è stata ritrovata in Nordamerica. Questi animali appartenevano ai megateriidi, una famiglia di bradipi terricoli solitamente di grandi dimensioni, ma le loro ridotte dimensioni e alcuni caratteri scheletrici hanno indotto gli studiosi a classificarli in una sottofamiglia a parte, quella dei notroteriini (Nothrotheriinae).

Stile di vita

Il notroterio era probabilmente un animale lento che si cibava di foglie degli alberi. I movimenti lenti dovevano renderlo un facile bersaglio dei predatori, come i grandi canidi sudamericani (Protocyon) o le ancor più temibili tigri dai denti a sciabola (Smilodon).

Note

  1. ↑ GBIF, su gbif.org.

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni