Obdurodon

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Obdurodon
Cranio di Obdurodon dicksoni conservato presso l'American Museum of Natural History
Intervallo geologico
28-5 milioni di anni fa
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
OrdineMonotremata
FamigliaOrnithorhynchidae
GenereObdurodon
Woodburne e Tedford, 1975
Specie
  • O. dicksoni Archer et al., 1992
  • O. insignis Woodburne e Tedford, 1975
  • O. tharalkooschild Pian et al., 2013

Obdurodon è un genere estinto di monotremi australiani appartenenti alla famiglia degli ornitorinchidi, vissuto tra l'Oligocene superiore e il Miocene superiore, approssimativamente tra 28 e 5 milioni di anni fa. Al genere sono attribuite tre specie: la specie tipo Obdurodon insignis, Obdurodon dicksoni e Obdurodon tharalkooschild. Questi animali erano simili nell'aspetto all'odierno ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus), dal quale differivano soprattutto per la presenza di denti molari funzionali anche negli individui adulti. A differenza dell'ornitorinco attuale, che ricerca prevalentemente il cibo sul fondo dei corsi d'acqua, gli Obdurodon potrebbero aver catturato le prede anche nella colonna d'acqua o in prossimità della superficie.

Tassonomia

L'olotipo di Obdurodon insignis, catalogato con la sigla SAM P18087 presso il South Australian Museum, consiste in un dente fossile rinvenuto nel 1971 nella formazione di Etadunna, all'interno dell'area fossilifera dei laghi Ngapakaldi e Palankarinna, nel deserto di Tirari, in Australia Meridionale. Un secondo reperto proveniente dalla stessa località, identificato come AMNH 97228, è costituito da un molare superiore destro. Complessivamente, alla specie sono stati attribuiti quattro esemplari fossili, riferiti a un intervallo cronologico compreso tra l'Oligocene e il Pliocene.

Nel 1975 i paleontologi statunitensi Michael O. Woodburne e Richard H. Tedford descrissero il reperto istituendo il nuovo genere Obdurodon. Il nome deriva dal latino obduro, «persistere» o «durare», e dal greco antico ὀδών (odṓn), «dente», in riferimento alla persistenza dei molari negli individui adulti, caratteristica assente nell'ornitorinco moderno. L'epiteto specifico insignis, che in latino significa «notevole» o «straordinario», allude invece all'importanza delle caratteristiche distintive del nuovo taxon nella documentazione fossile.

Il genere è uno dei diversi taxa fossili assegnati alla famiglia degli Ornithorhynchidae, il cui unico rappresentante vivente è l'ornitorinco.

La seconda specie a essere descritta fu Obdurodon dicksoni, talvolta chiamata «ornitorinco di Riversleigh». Venne istituita da Mike Archer e collaboratori nel 1992 sulla base di un cranio e di diversi denti rinvenuti nei depositi del Miocene inferiore e medio del sito fossilifero di Ringtail, nell'area del patrimonio mondiale di Riversleigh, nel Queensland nord-occidentale. L'olotipo, costituito da un cranio eccezionalmente ben conservato, rappresenta uno dei crani fossili più completi mai recuperati a Riversleigh. La località tipo è nota come Ringtail Site. Oltre al cranio e ai denti, non sono stati identificati altri resti fossili attribuibili con certezza a O. dicksoni.

La terza specie conosciuta, Obdurodon tharalkooschild, è la seconda descritta dai giacimenti di Riversleigh e la più grande delle tre specie note. Il dente che costituisce l'olotipo fu scoperto nel 2012 nel sito denominato Two Trees Site, appartenente alla successione stratigrafica del Gag Plateau di Riversleigh. Il reperto è stato attribuito al Miocene medio, approssimativamente tra 16 e 11,6 milioni di anni fa, sebbene per alcuni depositi della regione siano state proposte datazioni più recenti, fino al Pliocene. La specie venne descritta l'anno successivo da un gruppo di ricercatori dell'Università del Nuovo Galles del Sud, comprendente Rebecca Pian, Mike Archer e Suzanne Joan Hand, che pubblicarono lo studio sul Journal of Vertebrate Paleontology.

L'epiteto specifico tharalkooschild, letteralmente «figlio di Tharalkoo», fu scelto in omaggio a un racconto della mitologia aborigena australiana sull'origine dell'ornitorinco. Secondo la narrazione, un'anatra chiamata Tharalkoo avrebbe dato alla luce una creatura dalle caratteristiche di più animali dopo essere stata violentata da un rakali, un roditore acquatico australiano.

Descrizione

Le specie del genere Obdurodon differivano dall'ornitorinco attuale soprattutto per il mantenimento di una dentatura funzionale nell'età adulta, associata a un becco largo e appiattito, simile nella forma a un cucchiaio. Diversamente dal rappresentante vivente della famiglia, questi monotremi conservavano molari e altri elementi dentari durante la maturità. Le caratteristiche del cranio e della dentatura suggeriscono che potessero ricercare il cibo non soltanto sul fondo, ma anche all'interno della colonna d'acqua o presso la superficie. Uno studio sulla microstruttura dello smalto dentale dei molari di un esemplare attribuito a Obdurodon sp. ha evidenziato una disposizione differenziata dei prismi dello smalto. Nella porzione più interna prevaleva una struttura di tipo 1, mentre nel terzo intermedio dominava una struttura di tipo 2. Lo strato più esterno dello smalto, al contrario, risultava completamente privo di organizzazione prismatica.

Obdurodon insignis

Obdurodon insignis doveva avere una costituzione corporea complessivamente simile a quella dell'ornitorinco moderno. L'olotipo consiste in un molare anteriore della mascella superiore destra, corrispondente al secondo molare (M²), caratterizzato dall'insolita presenza di sei radici. Alla specie sono stati attribuiti anche frammenti mandibolari e un elemento dello scheletro postcraniale, identificato come parte del bacino, sebbene quest'ultima attribuzione richieda una conferma indipendente. Rispetto al più antico monotremo Steropodon galmani, O. insignis presentava un elemento dentario aggiuntivo, indicato nella descrizione originale come NC1. Nuovi rinvenimenti fossili hanno dimostrato che circa 25 milioni di anni fa O. insignis possedeva sia molari sia premolari, oltre a un cingolo scapolare molto simile a quello dell'ornitorinco attuale. Tale somiglianza suggerisce che l'animale fosse già un nuotatore efficiente e ben adattato alla vita acquatica.

Obdurodon dicksoni

Obdurodon dicksoni faceva parte della fauna di Riversleigh e abitava gli stagni e i corsi d'acqua dolce presenti nelle foreste pluviali che ricoprivano la regione durante il Miocene. Rispetto all'ornitorinco moderno era un animale di grandi dimensioni, dotato di molari persistenti e di un ampio becco a forma di cucchiaio. Il profilo cranico era relativamente più appiattito rispetto a quello delle specie affini. Come osservato anche in alcuni coccodrilli, questa conformazione potrebbe indicare una maggiore propensione a individuare e catturare le prede in prossimità della superficie dell'acqua. La dieta comprendeva probabilmente crostacei, larve acquatiche di insetti e forse piccoli vertebrati, tra cui pesci e rane. L'unica area di distribuzione accertata della specie è Riversleigh, dove i bacini d'acqua dolce erano circondati da una fitta copertura forestale, mentre nei settori più distanti si estendevano boschi più aperti su terreni carsici di natura calcarea.

La settomascella di O. dicksoni, un elemento osseo della regione anteriore del cranio, era più sviluppata rispetto a quella dell'ornitorinco moderno, suggerendo la presenza di un becco particolarmente grande. I processi coronoidei e angolari della mandibola, presenti in O. dicksoni, risultano invece fortemente ridotti o scomparsi nell'ornitorinco attuale, il cui cranio presenta pertanto una conformazione lateralmente più appiattita. Queste differenze indicano che la meccanica della masticazione di O. dicksoni fosse diversa da quella dell'ornitorinco, poiché i muscoli inseriti su tali processi contribuivano alla manipolazione e alla triturazione del cibo. Il becco di O. dicksoni presentava inoltre un'apertura ovale centrale, completamente circondata da tessuto osseo, mentre nell'ornitorinco moderno l'apertura corrispondente ha una forma a V e non è più delimitata interamente dall'osso. Un'altra differenza fondamentale riguardava la dentatura. O. dicksoni conservava i molari durante tutta la vita adulta, mentre gli ornitorinchi moderni perdono i denti giovanili e sviluppano al loro posto placche masticatorie cornee costituite da cheratina. La forma del becco suggerisce inoltre che O. dicksoni potesse ricercare le prede scavando nei sedimenti delle sponde fluviali, mentre l'ornitorinco attuale si alimenta prevalentemente esplorando il fondo dei corsi d'acqua. Come l'ornitorinco moderno, O. dicksoni possedeva creste taglienti associate all'apparato masticatorio. Nella mandibola erano presenti, su ciascun lato, due premolari e tre molari. Il primo molare inferiore (M1) possedeva sei radici, il secondo (M2) cinque e il terzo (M3) una sola. La mascella superiore presentava invece due premolari e due molari per lato. Il primo molare superiore aveva sei radici e il secondo quattro. I premolari erano monoradicolati e differivano nettamente dai molari per forma e struttura. Tra questi denti e le creste taglienti era presente uno spazio privo di elementi dentari. Le radici dei molari raggiungevano un'altezza pari appena a un terzo di quella delle rispettive corone. Inoltre, i molari sono stati rinvenuti soltanto isolati e mai ancora inseriti nei crani fossili, circostanza che ha suggerito un ancoraggio relativamente debole negli alveoli dentari.

Obdurodon tharalkooschild

Obdurodon tharalkooschild era probabilmente molto simile nell'aspetto generale all'ornitorinco moderno, ma raggiungeva dimensioni notevolmente maggiori. Le stime indicano una lunghezza corporea di circa un metro, superiore anche a quella attribuita al monotremo fossile Monotrematum. La specie visse tra il Miocene medio e quello superiore, approssimativamente tra 15 e 5 milioni di anni fa. Le tracce di usura osservate sul dente fossile suggeriscono che l'animale fosse in grado di frantumare alimenti particolarmente resistenti, forse organismi protetti da gusci o corazze, come le tartarughe, anziché limitarsi a un'azione di taglio esercitata dalle superfici dentarie. Si ritiene che O. tharalkooschild abitasse ambienti d'acqua dolce all'interno delle foreste che dominavano Riversleigh all'epoca della deposizione dei sedimenti fossiliferi. La sua alimentazione doveva comprendere un'ampia varietà di prede animali, tra cui crostacei simili a quelli consumati dagli ornitorinchi attuali. Le maggiori dimensioni corporee gli avrebbero tuttavia consentito di catturare anche animali più grandi. Tra le potenziali prede presenti nella fauna di Riversleigh figuravano rane, tartarughe, pesci e dipnoi, tutti gruppi documentati nei depositi del Two Trees Site. Al momento della scoperta, la presenza di una specie così grande e dotata di denti ben sviluppati mise in discussione l'interpretazione tradizionale dell'evoluzione degli ornitorinchidi come una successione lineare di forme progressivamente più piccole e caratterizzate dalla graduale perdita della dentatura. Il ritrovamento suggerì invece che l'evoluzione di questi monotremi fosse stata più complessa, comprendendo diverse linee evolutive con dimensioni corporee e specializzazioni alimentari differenti.

Riferimenti culturali

Il nome Obdurodon tharalkooschild trae origine da un racconto mitologico aborigeno già discusso nel 1990 dal paleontologo australiano Mike Archer in un articolo dedicato alle tradizioni sull'origine dell'ornitorinco. Il racconto, caratterizzato da elementi narrativi che ricordano la fiaba del Brutto anatroccolo, venne utilizzato dall'autore per illustrare il rapporto tra narrazioni tradizionali e ricostruzioni paleontologiche. Il ritrovamento del dente fossile di questa specie è stato inoltre discusso dal filosofo della scienza Adrian Currie nel volume Rock, Bone, and Ruin: An Optimist's Guide to the Historical Sciences, pubblicato nel 2018. Nel capitolo The Tooth of the Platypus, Currie utilizza il reperto come esempio di come differenti metodi d'indagine possano contribuire a ricostruire eventi del passato a partire da testimonianze frammentarie. In questo contesto, la specie viene anche indicata con il soprannome informale di «Platyzilla». Nel 1994 la rivista Natural History, pubblicata dall'American Museum of Natural History, presentò una ricostruzione artistica di Obdurodon dicksoni realizzata da Jeanette Muirhead. L'illustrazione raffigurava l'animale su una roccia, all'interno di un corso d'acqua immerso in una foresta pluviale.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Michael O. Woodburne e Richard H. Tedford, The first Tertiary monotreme from Australia, in American Museum Novitates, n. 2588, 1975, hdl:2246/2005.
  2. 1 2 (EN) Michael Archer, Mammals Eggstraordinaire, in Natural History, vol. 103, Jan–Jun, American Museum of Natural History, 1994, pp. 48–49.
  3. ↑ (EN) Fossilworks: Obdurodon insignis, su Paleobiology Database. URL consultato il 17 dicembre 2021.
  4. 1 2 (EN) Mathew Crowther, Fossil of giant platypus unearthed in Riversleigh, su The Conversation, 5 novembre 2013.
  5. 1 2 (EN) Rebecca Pian, Michael Archer e Suzanne J. Hand, A new, giant platypus, Obdurodon tharalkooschild, sp. nov. (Monotremata, Ornithorhynchidae), from the Riversleigh World Heritage Area, Australia, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 33, n. 6, 2013, pp. 1255–1259, DOI:10.1080/02724634.2013.782876.
  6. 1 2 3 (EN) A. Musser, Obdurodon dicksoni, su Australian Museum.
  7. ↑ (EN) Christine Dell'Amore, Giant Platypus Found, Shakes Up Evolutionary Tree, in National Geographic, 4 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2013).
  8. ↑ (EN) Agence France-Presse, Extinct 'Godzilla' platypus found in Australia, su Yahoo News UK, 5 novembre 2013. URL consultato il 5 novembre 2013.
  9. ↑ (EN) J. D. Scanlon, M. S. Y. Lee e Michael Archer, Mid-Tertiary elapid snakes (Squamata, Colubroidea) from Riversleigh, northern Australia: early steps in a continent-wide adaptive radiation, in Geobios, vol. 36, n. 5, 2003, pp. 573–601, DOI:10.1016/S0016-6995(03)00056-1.
  10. ↑ (EN) Rebecca Pian, Michael Archer e Suzanne J. Hand, A New, Giant Platypus, Obdurodon tharalkooschild, sp. nov. (Monotremata, Ornithorhynchidae), from the Riversleigh World Heritage Area, Australia, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 33, n. 6, 2013, pp. 1255–1259, DOI:10.1080/02724634.2013.782876.
  11. 1 2 3 4 5 (EN) Giant extinct toothed platypus discovered, in UNSW Newsroom, 5 novembre 2013.
  12. ↑ (EN) A. M. Musser e Michael Archer, New information about the skull and dentary of the Miocene platypus Obdurodon dicksoni, and a discussion of ornithorhynchid relationships, in Philosophical Transactions of the Royal Society of London. Series B: Biological Sciences, vol. 353, n. 1372, 29 luglio 1998, pp. 1063–1079, DOI:10.1098/rstb.1998.0266, PMC 1692307, PMID 9720105.
  13. ↑ (EN) Masakazu Asahara, Masahiro Koizumi, Thomas E. Macrini, Suzanne J. Hand e Michael Archer, Comparative cranial morphology in living and extinct platypuses: Feeding behavior, electroreception, and loss of teeth, in Science Advances, vol. 2, n. 10, 2016, pp. e1601329, DOI:10.1126/sciadv.1601329.
  14. ↑ (EN) Keith S. Lester e Michael Archer, A description of the molar enamel of a middle Miocene monotreme (Obdurodon, Ornithorhynchidae), in Anatomy and Embryology, vol. 174, n. 2, giugno 1986, pp. 145–151, DOI:10.1007/BF00824329, ISSN 0340-2061 (WC · ACNP). URL consultato il 30 agosto 2026.
  15. ↑ (EN) Tom Mann e Isabella Kelly, Twenty-five-million-year-old platypus fossils with teeth found in outback SA, in ABC News, 29 aprile 2026. URL consultato il 29 aprile 2026.
  16. ↑ (EN) Michael Archer, F. A. Jenkins, Suzanne J. Hand, P. Murray e H. Godthelp, Description of the skull and non-vestigial dentition of a Miocene platypus (Obdurodon dicksoni n. sp.) from Riversleigh, Australia, and the problem of monotreme origins, in Platypus and Echidnas, Sydney, Royal Zoological Society of New South Wales, 1992, pp. 15–27.
  17. ↑ (EN) Michael Archer, Tharalkoo's child: an ugly duckling story. Aboriginal dreamtime legend, and palaeontology of the platypus, in Australian Natural History, vol. 23, n. 7, 1990, pp. 574–575.
  18. ↑ (EN) Adrian Currie, The Tooth of the Platypus, in Rock, Bone, and Ruin: An Optimist's Guide to the Historical Sciences, MIT Press, 2018, pp. 1–30, ISBN 9780262037266.

Bibliografia