| Operazione Anthropoid | |
|---|---|
| Tipo | Attentato |
| Data | 27 maggio 1942 |
| Luogo | Praga |
| Stato | |
| Coordinate | 50°07′04″N 14°27′51″E |
| Obiettivo | L'SS-Obergruppenführer Reinhard Heydrich |
| Responsabili | Jozef Gabčík, Jan Kubiš |

L'operazione Anthropoid fu la missione militare che ebbe come finalità l'uccisione dell'SS-Obergruppenführer Reinhard Heydrich durante la seconda guerra mondiale. Il nome, che in greco significa «dall'aspetto umano», voleva in effetti rimarcare la disumanità del Reichsprotektor di Boemia e Moravia Heydrich
Il 27 settembre 1941, a più di due anni dallo smembramento della Cecoslovacchia, il generale delle SS Reinhard Heydrich venne mandato a Praga quale responsabile comandante dei territori cecoslovacchi già occupati dal Reich, ovvero del cosiddetto Protettorato di Boemia e Moravia. A seguito dell'insurrezione del popolo ceco del 28 ottobre 1939, venne mandato per soffocare ogni possibile tentativo di resistenza da parte dei cechi.
Il regime di terrore che instaurò gli valse l'appellativo di "Il macellaio di Praga", e le uccisioni indiscriminate che ne derivarono (sia di oppositori all'occupazione nazista, sia di cittadini non coinvolti nell'opposizione) indussero il governo ceco in esilio a Londra a cercare di attuare una risposta militare mirata e di sicuro effetto. L'azione venne concordata tra il governo ceco, la resistenza nazionale non comunista e il governo inglese.
La Royal Air Force (RAF) britannica addestrò dei paracadutisti cechi in Scozia dal 1941 per questa azione: i paracadutisti erano divisi in due gruppi, per specifiche azioni differenti. C'era il gruppo "Anthropoid", composto dai caporalmaggiori Jan Kubiš e Jozef Gabčík, che aveva come obiettivo l'eliminazione del generale delle SS Reinhard Heydrich e il gruppo "Silver A", di cui facevano parte il tenente Alfréd Bartoš, il caporalmaggiore Josef Valcik (1914-1942) e l'appuntato Jiri Potůček (1919-1942), operatore radio. Quest'ultimo riuscì in un primo momento a sfuggire alla Gestapo, purtroppo fu ucciso a colpi d'arma da fuoco da un gendarme ceco. Il principale scopo di «Silver A» era di supporto ad "Anthropoid" con attività di spionaggio e intelligence attraverso la Resistenza Nazionale Ceca.

Successivamente a questo gruppo di paracadutisti arrivati nel Protettorato, ne furono paracadutati degli altri: il tenente Adolf Opálka, il sergente Jaroslav Svarc (1914-1942), il caporale Josef Bublic (1920-1942) e il caporale Jan Hruby (1915-1942). I gruppi "Anthropoid" e "Silver A" vennero paracadutati nella notte tra il 28 e il 29 dicembre 1941.

L'attentato venne eseguito il 27 maggio 1942; lasciata a casa la moglie - che era in attesa del quarto figlio - Heydrich si diresse verso il proprio ufficio con una Mercedes-Benz decapottabile, prendendo come al solito il posto a sedere di fianco all'autista, l'SS-Oberscharführer Klein. In un punto del tragitto, in cima a una salita percorsa anche dai binari del tram, la via Holesovickach, nella zona di Praga Libeň, presenta un angolo retto, dove le auto sono obbligate a rallentare. Dopo un segnale convenuto, il caporalmaggiore Jozef Gabčík aveva provato a sparare con il mitra Sten MK II FF 209 alla Mercedes di Heydrich che si stava avvicinando, ma il mitragliatore si inceppò (l'arma era stata smontata per essere posta in una valigetta e sepolta sotto uno strato d'erba). Il Reichsprotektor, che aveva compreso quel che stava succedendo, estrasse la pistola. Un secondo uomo, il caporalmaggiore Jan Kubiš, che era rimasto sul marciapiede gettò una bomba a mano sotto l'auto del generale, facendola saltare in aria. I due occupanti pur contusi, si gettarono sulla carreggiata facendo fuoco contro gli aggressori che si diedero alla fuga convinti che l'attentato fosse fallito.
Klein, che stava inseguendo l'uomo con il mitragliatore, fu ferito alle gambe dallo sconosciuto che aveva avuto il tempo di tirar fuori una seconda arma, riuscendo poi a salire sul tram come un comune passeggero. Heydrich accortosi di non avere più munizioni, mentre l'uomo della bomba scappava in bicicletta, si rese conto di essere gravemente ferito; un poliziotto accorso sul luogo lo caricò sull'auto del panettiere per poi portarlo all'ospedale. Reinhard Heydrich venne operato e sembrava riprendersi, ma non fu così: morì in ospedale il 4 giugno 1942 per setticemia dopo aver sofferto molto ed essere caduto in coma. Due medici, il sanitario nazista Karl Gebhardt (quello personale di Himmler) e il luminare Ernst Ferdinand Sauerbruch (1875-1951) controllarono che non si trattasse di un ulteriore attentato.


A Praga, le rievocazioni pubbliche con la ricostruzione scenica dell'attentato, con figuranti e mezzi d'epoca (svolti a intervalli irregolari in occasione degli anniversari) si tengono presso il luogo del delitto che è inserito oggigiorno nel distretto di "Praga 8" dove esiste il memoriale sito nella via Holešovičkách vicino via Thomayerových. Vi è sempre una grande partecipazione di cittadini e turisti stranieri. Sono state effettuate nel 70º anniversario (2012), nel 75º anniversario (2017) e in quello dell'80º anniversario (2022).

Il generale Kurt Daluege, che prese il posto di Heydrich, scatenò il terrore contro la popolazione. Fu annunciata una ricompensa di dieci milioni di corone a chi avesse aiutato a trovare gli esecutori dell'attentato e la pena di morte per coloro che li avessero aiutati. Il giorno dopo i funerali di Heydrich il 9 giugno 1942, i tedeschi rasero al suolo il villaggio di Lidice per rappresaglia: fucilarono 199 uomini (173 uomini al villaggio e 26 a Praga), 95 bambini furono presi come prigionieri (81 di essi poi furono uccisi nei campi di sterminio in Polonia, 8 dati in adozione a famiglie tedesche), mentre 195 donne furono immediatamente deportate nel campo di concentramento di Ravensbrück.

Tutti gli adulti, sia uomini sia donne, nel villaggio di Ležáky furono uccisi. Entrambi i paesi furono dati alle fiamme e le rovine di Lidice livellate come se non fosse mai esistita.
Prima di eseguire l'attentato, ci si pose il problema di dove i paracadutisti potessero nascondersi. A ciò doveva pensare Petr Fafek(1893-1942), impiegato bancario (durante la 1ª guerra mondiale fu arruolato nel 32º Reggimento di Fanteria-divisione Cecoslovacca), che prestava servizio nella lega contro la tubercolosi. Nello stesso ufficio lavorava Jan Sonnevend, capo del Consiglio della Chiesa Ortodossa di Cirillo e Metodio di via Resslova, a Praga. Fafek chiese a Sonnevend dove poteva nascondere i paracadutisti. Tutti pensavano fosse compito della Resistenza nazionale Ceca.

Parlando con il prete ortodosso Vladimir Petrek, seppero che c'era una catacomba all'interno della chiesa di San Cirillo e Metodio, e attraverso una persona in contatto con i paracadutisti, Jan Zelenka-Hajský (1895-1942), un insegnante, decisero di farli rifugiare lì.
Tutti si prestarono ad aiutare i paracadutisti: Vaclav Cikl, assistente spirituale ortodosso, il sacrestano Vaclav Ornest e il vescovo Gorazd Matej Pavlik, anche se questi ultimi seppero molto tempo dopo che erano riparati nella catacomba. Uno degli ultimi arrivati tra i paracadutisti, Karel Čurda, tradì i suoi commilitoni in cambio di una somma di denaro e di una nuova identità. Egli non era a conoscenza del rifugio nella catacomba, ma confessò diversi altri dettagli, sufficienti a consentire ai tedeschi di risalire alla chiesa dove erano nascosti. Il 18 giugno 1942, due battaglioni di SS (tra cui 360 SS di Praga), circondarono la chiesa, confrontandosi contro i sette paracadutisti alle 2:00 di notte. Gli ordini erano quelli di catturarli vivi. Opalka, Kubis e Bublik si difesero dal patio della chiesa fino alle 7:00 di mattina, per salvare gli altri quattro nascosti nella catacomba. Perirono tutti e tre, ma i tedeschi si accorsero del rifugio nella catacomba riprendendo quindi l'assalto. I paracadutisti si difesero fino all'ultima pallottola, con la quale si suicidarono per non cadere vivi nelle mani dei tedeschi.
Le famiglie di Vaclav Ornest (1887-1942, sacrestano), Alois Václav Čikl (1900-1942, assistente spirituale che prese il nome Václav dal marzo 1925, dopo l'ordinazione), Jan Sonnevend (1880-1942, capo del consiglio della chiesa ortodossa di Cirillo e Metodio) vennero deportate a Mauthausen insieme con altre 254 persone, dove perirono.
Il vescovo Gorazd Pavlík (1879-1942) venne torturato per tre mesi e poi condannato a morte in un "processo farsa" insieme con i preti Václav Čikl (già citato), Vladimir Petrek (1908-1942) con l'altrettanto precedentemente nominato Sonnevend. Con questa azione venne azzerato il vertice della Chiesa Ortodossa boema.
Nel corso degli anni l'Operazione Anthropoid è stata raccontata in molti film:
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