| Operazione Minotauro | |
|---|---|
| Tribunale | Tribunale di Torino Corte d'appello di Torino Corte suprema di cassazione |
| Caso | Operazione Minotauro |
| Nome completo | Inchiesta e procedimenti penali scaturiti dall'operazione Minotauro |
| Data | 2011-2016 |
| Delitti | associazione di tipo mafioso e reati connessi |
| Sentenza | 23 febbraio 2015 (filone a rito abbreviato) 12 maggio 2016 (filone ordinario, con annullamenti parziali e rinvii) |
| Cronologia del caso | |
| Azioni correlate | 'Ndrangheta in Piemonte |
L'Operazione Minotauro è il nome con cui è nota l'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Torino che, l'8 giugno 2011, portò all'esecuzione di un ampio blitz contro le articolazioni della 'ndrangheta attive in Piemonte, in particolare nel Torinese. Dall'inchiesta scaturì il successivo processo Minotauro, celebrato a Torino in più tronconi fra il 2011 e il 2016.
Il procedimento è considerato uno dei passaggi giudiziari più importanti per l'accertamento del radicamento della 'ndrangheta nel Nord-Ovest italiano. Nelle relazioni parlamentari è indicato come uno degli snodi che hanno consentito di ricostruire la struttura della 'ndrangheta in Piemonte e i rapporti tra i locali piemontesi e la Calabria.
La presenza della 'ndrangheta in Piemonte è descritta nelle relazioni parlamentari come storica e particolarmente radicata nell'area torinese. Le operazioni Il Crimine del 2010, Minotauro del 2011 e le inchieste immediatamente successive hanno mostrato la persistenza di un forte vincolo associativo tra le ramificazioni piemontesi e la casa madre calabrese.
Nel quadro delineato dalle risultanze giudiziarie e parlamentari, la provincia di Torino si caratterizzava per la presenza di più locali di 'ndrangheta, per la capacità di penetrazione nel tessuto economico e imprenditoriale e per i tentativi di condizionamento della vita politico-amministrativa locale.
L'8 giugno 2011 l'operazione Minotauro portò all'esecuzione di 151 ordinanze cautelari e al sequestro di beni per circa 70 milioni di euro. L'inchiesta riguardava le infiltrazioni della 'ndrangheta nel Torinese, i rapporti con amministratori locali e imprenditori, e l'assetto organizzativo dei gruppi attivi nell'area piemontese.
Secondo le ricostruzioni successive, l'operazione contribuì a rendere visibile un sistema mafioso già strutturato, radicato soprattutto nella cintura torinese e collegato alle principali cosche calabresi.

Le relazioni della Direzione investigativa antimafia e della Commissione parlamentare antimafia indicano l'operazione Minotauro come uno dei passaggi che hanno consentito di delineare la geografia della 'ndrangheta piemontese.
Il quadro sarebbe stato poi ulteriormente ampliato da indagini successive, ma già le risultanze di Minotauro mostrarono l'operatività di più locali nel Torinese e il loro stabile collegamento con le strutture di vertice dell'organizzazione in Calabria.
Dall'operazione nacque un complesso di procedimenti penali celebrati a Torino e, in sede di legittimità, a Roma. Il processo si articolò in più tronconi, tra cui uno definito con rito abbreviato e uno celebrato con rito ordinario.
Per una parte degli imputati il procedimento fu definito con rito abbreviato. Nel dicembre 2013 la Corte d'appello di Torino pronunciò numerose condanne e assoluzioni nel giudizio di secondo grado relativo a questo troncone.
Il 23 febbraio 2015 la Corte di cassazione confermò le decisioni della Corte d'appello nei confronti di cinquanta imputati, rendendo definitive le condanne del filone a rito abbreviato.
Il procedimento celebrato con rito ordinario si concluse in primo grado nel novembre 2013 con 36 condanne e 38 assoluzioni.
Il 12 maggio 2016 la Corte di cassazione rese definitive 23 condanne relative al filone principale, disponendo anche annullamenti con rinvio e modifiche del titolo di reato per singole posizioni.
Le risultanze dell'indagine Minotauro portarono nel 2012 anche allo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei consigli comunali di Leinì e Rivarolo Canavese, mentre Chivasso evitò la misura soltanto perché il consiglio comunale era decaduto per ragioni politiche prima dell'avvio della procedura.
Le relazioni parlamentari collocano inoltre Minotauro dentro una sequenza di inchieste che comprende, fra le altre, Colpo di Coda, San Michele, Big Bang e Chiana-Alto Piemonte, considerate utili ad ampliare il quadro delle ramificazioni piemontesi della 'ndrangheta dopo il 2011.
L'operazione Minotauro e i processi che ne derivarono sono considerati fra i passaggi più importanti nell'accertamento giudiziario del radicamento della 'ndrangheta in Piemonte. La Commissione parlamentare antimafia ha scritto che il procedimento, passato in giudicato, ha ricostruito la struttura e l'organizzazione della 'ndrangheta nella regione.
La stessa relazione parlamentare ha aggiunto che la sentenza definitiva del 12 maggio 2016 relativa all'ultima tranche del procedimento ha riconosciuto l'esistenza di una federazione di locali, strutturalmente collegata con il crimine di Polsi, concentrata in prevalenza nella provincia di Torino.