| Seconda battaglia di Falluja parte della guerra in Iraq | |||
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| Data | 7 novembre – 23 dicembre 2004 | ||
| Luogo | Falluja | ||
| Esito | vittoria della Coalizione | ||
| Schieramenti | |||
| Comandanti | |||
| Effettivi | |||
| Perdite | |||
| 800 civili morti (secondo la Croce Rossa) | |||
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La seconda battaglia di Falluja - denominata Operazione al-Fajr (in arabo الْفَجْر?, "l'alba") e Operazione Phantom Fury -, è stata un'offensiva congiunta tra Stati Uniti, Iraq e Regno Unito tra il novembre e il dicembre 2004 - il punto più alto del conflitto durante la guerra in Iraq. È stata condotta dai Marines statunitensi contro gli insorti iracheni nella città di Falluja ed è stata autorizzata dal governo provvisorio iracheno nominato dagli Stati Uniti. L'esercito americano l'ha definita «uno dei più pesanti combattimenti urbani in cui i Marines statunitensi siano stati coinvolti dopo la battaglia di Huế in Vietnam nel 1968»
Questa operazione è stata la seconda grande operazione a Falluja. In precedenza, nell'aprile 2004, le forze della coalizione avevano combattuto la prima battaglia di Falluja per catturare o uccidere quegli elementi insorti ritenuti responsabili della morte di una squadra della Blackwater. Quando le forze della coalizione hanno combattuto nel centro cittadino, il governo iracheno ha chiesto che il controllo della città fosse trasferito ad una forza di sicurezza locale irachena, la quale aveva iniziato a immagazzinare armi e a costruire complesse difese in tutta la città fino alla metà del 2004. La seconda battaglia di Falluja, per le truppe americane, è stata sia la più sanguinosa dell'intera guerra d'Iraq che il primo grande impegno contro degli insorti - differenziandosi, quindi, dai combattimenti avvenuti precedentemente contro le forze militari del governo iracheno Ba'athista deposto nel 2003.
Nel febbraio del 2004, il controllo di Fallujah e dell'area circostante nel governatorato di Al Anbar fu trasferito dall'82ª Divisione Aviotrasportata degli Stati Uniti alla 1ª Divisione dei Marines . Poco dopo, il 31 marzo 2004, quattro contractor militari privati americani che lavoravano per la compagnia paramilitare Blackwater – Wesley Batalona, Scott Helvenston, Jerry Zovko e Michael Teague – caddero vittime di un'imboscata e uccisi in città. Le immagini dei loro corpi mutilati furono trasmesse in tutto il mondo. Il giornalista statunitense Jeremy Scahill in seguito definì questo incidente come il momento di Mogadiscio della guerra in Iraq (riferendosi alla battaglia di Mogadiscio, nota anche come incidente "Black Hawk Down"). Sebbene i comandanti tattici in Iraq considerassero queste morti come militarmente insignificanti, i leader politici statunitensi disapprovavano un azione misurata e mirata ai responsabili e richiedendo invece un assalto più ampio alla città. Una fuga di notizie rivelò in seguito che il fattore principale dietro questo incidente non erano le uccisioni in sé, ma la circolazione di immagini dell'evento che fungevano da simbolo di opposizione alle forze americane in Iraq.
Nel giro di pochi giorni, il 5 aprile 2004 il Corpo dei Marines degli Stati Uniti Lanciò l'Operazione Vigilant Resolve per riprendere il controllo della città dalle forze ribelli. L' operazione si concluse Il 28 aprile del 2004, quando fu stipulato un accordo in cui alla popolazione locale fu ordinato di tenere gli insorti fuori dalla città. La Brigata Fallujah, composta da iracheni locali sotto il comando di un ex ufficiale ba'athista di nome Muhammed Latif, prese il controllo della città.
La forza e il controllo degli insorti iniziarono a crescere a tal punto che il 24 settembre 2004 un alto funzionario statunitense dichiarò alla rete televisiva ABC News che catturare Abu Musab al-Zarqawi, che si presumeva si trovasse a Fallujah, era ormai "la massima priorità" e stimò le sue truppe in 5.000 uomini, per lo più jihadisti non iracheni. Tuttavia, lo scopo dichiarato dell'operazione militare nella città di Fallujah era quello di indebolire l'insurrezione in vista delle elezioni irachene previste per il gennaio 2005.
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