| Operazione Spada ardente parte della guerra Iran-Iraq | |
|---|---|
| Data | 30 settembre 1980 |
| Luogo | Centro di ricerca nucleare di Tuwaitha, Iraq |
| Coordinate | 33°12′21″N 44°31′08″E |
| Tipo | Bombardamento aereo |
| Obiettivo | Colpire il centro di ricerca nucleare iracheno |
| Forze in campo | |
| Eseguito da | |
| Ai danni di | |
| Forze attaccanti | 4 cacciabombardieri |
| Forze di difesa | 4 batterie di missili antiaerei 30-40 postazioni di artiglieria antiaerea |
| Bilancio | |
| Esito | bombardamento riuscito |
| Perdite infrastrutturali | danni non chiari alle strutture del centro di ricerca nucleare, una centrale elettrica bombardata e danneggiata |
| Perdite attaccanti | nessuna |
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L'operazione Spada ardente (in persiano عَمَلیاتِ شمشیرِ سوزان) si svolse il 30 settembre 1980, durante le fasi iniziali della guerra Iran-Iraq.
L'operazione venne intrapresa dalla Forza aerea della Repubblica Islamica dell'Iran e aveva come obiettivo il Centro di ricerca nucleare di Tuwaitha, vicino Baghdad: qui, con l'assistenza di tecnici francesi e italiani, l'Iraq stava realizzando un importante reattore di ricerca nucleare (soprannominato "Osirak"), potenzialmente idoneo a produrre plutonio con cui assemblare una bomba atomica. Un simile progetto era una minaccia tanto per l'Iran quanto per Israele, e l'intelligence israeliana fornì supporto agli iraniani nella progettazione dell'incursione.
L'attacco venne portato a termine il 30 settembre 1980 da una coppia di cacciabombardieri McDonnell Douglas F-4 Phantom II: volando bassi e veloci, i caccia colsero completamente di sorpresa le difese antiaeree irachene, bombardarono il sito e si allontanarono indisturbati; altri due Phantom iraniani bombardarono contemporaneamente un'importante centrale elettrica di Baghdad. Non è chiaro quanti danni furono fisicamente inflitti al cantiere del reattore, per quanto è indubbio che essi causarono un ritardo nei lavori di completamento nonché una fuga dall'Iraq dei tecnici stranieri all'opera nel sito; il reattore non ancora completato fu poi distrutto da un'incursione israeliana il 7 giugno 1981, senza avere alcuna possibilità di entrare in funzione.
L'operazione viene ricordata come il primo attacco militare della storia a una struttura di produzione di energia nucleare, per quanto all'epoca ancora in costruzione e non operativa.
L'interesse dell'Iraq per l'energia nucleare iniziò a manifestarsi nel 1956, in origine sotto gli auspici del programma "Atomi per la pace" promosso dagli Stati Uniti d'America. Cambi di alleanze, seguiti ai vari colpi di Stato che sconvolsero la politica irachena tra la fine degli anni 1950 e gli anni 1960, portarono poi il governo di Baghdad a rivolgersi all'Unione Sovietica per coltivare le sue ambizioni atomiche: il programma nucleare iracheno fu formalmente avviato nel 1962, e nel 1967 un piccolo reattore nucleare da ricerca dalla potenza di 2 megawatt, fornito dall'Unione Sovietica, venne messo in funzione presso il Centro di ricerca nucleare di Tuwaitha, situato 19 chilometri a sud-est di Baghdad. Benché l'Iraq avesse siglato il trattato di non proliferazione nucleare nel 1968, il programma nucleare del paese virò ben presto, segretamente, verso scopi militari, facendo della realizzazione di una bomba atomica il suo obiettivo principale: questo nell'ottica di bilanciare l'arsenale nucleare e convenzionale di Israele e di affermare l'Iraq come potenza dominante in tutto il Mondo arabo. Lo sviluppo del programma nucleare militare conobbe un'accelerata nel 1973, quando la gestione della Commissione per l'energia atomica irachena venne direttamente assunta dall'allora vicepresidente della repubblica Saddam Hussein, dal 1979 poi alla guida della nazione con poteri dittatoriali.
Nell'ottica di dotarsi del materiale fissile necessario all'assemblaggio di un ordigno atomico, e sfruttando l'inefficienza degli allora sistemi di controllo e salvaguardia dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, l'Iraq avviò un proprio programma di arricchimento dell'uranio, ma soprattutto andò alla ricerca di un reattore nucleare di grande potenza che potesse essere impiegato per la produzione di plutonio. Nel settembre 1975, infine, l'Iraq negoziò con la Francia un contratto da 300 milioni di dollari per l'acquisto di altri due reattori da ricerca da impiantare nel sito di Tuwaitha: il primo (chiamato Tammuz-2 dagli iracheni e "Isis" dai francesi) era un piccolo reattore a bassa potenza da impiegarsi principalmente per scopi di addestramento del personale; il secondo (Tammuz-1 per gli iracheni e "Osiris" per i francesi, ma soprannominato quasi subito come "Osirak") era un reattore ad acqua leggera da ricerca utilizzabile per l'irradiazione intensa dei materiali, dalla potenza nominale di 40 megawatt ma in realtà in grado di raggiungere i 70 megawatt, cosa che ne faceva uno dei più potenti della sua categoria esistenti al mondo. "Osirak" era abbastanza potente da consentire agli iracheni di produrre plutonio di qualità militare, impiegabile per costruire armi nucleari.
La costruzione dell'infrastruttura per ospitare il reattore venne avviata a Tuwaitha nel 1976 con l'assistenza di tecnici francesi, venendo terminata nel 1979; al contrario di quanto richiesto dagli iracheni, che chiedevano una struttura sotterranea, i francesi insistettero per realizzare una struttura di superficie, una grossa cupola di cemento piuttosto visibile (e vulnerabile ad attacchi). Contemporaneamente, l'Iraq siglò un contratto da 200 milioni di dollari con la ditta italiana SNIA-Techint per la realizzazione di un impianto di separazione e manipolazione del plutonio; furono inoltre siglati contratti con varie nazioni per iniziare l'importazione di uranio. La costruzione del reattore vero e proprio iniziò nel 1980 sotto la supervisione dei tecnici francesi.
Il programma nucleare iracheno era attentamente monitorato e visto con preoccupazione non solo da Israele, ma anche dal confinante Iran: le relazioni tra i governi di Baghdad e Teheran conoscevano periodicamente forti tensioni relative alla gestione dei confini, in particolare nella zona dello Shatt al-'Arab, ed erano andate più volte molto vicine a tramutarsi in guerra aperta. In effetti, lo scoppio a Teheran nel 1978 della Rivoluzione iraniana si rivelò una tentazione troppo forte per l'Iraq: il collasso dello Stato Imperiale dell'Iran, la fuga dello scià Mohammad Reza Pahlavi e l'istituzione del nuovo regime della Repubblica islamica dell'ayatollah Ruhollah Khomeini lasciarono l'Iran nel caos e le sue forze armate in uno stato di profonda disorganizzazione. Sperando di approfittare della situazione, Saddam decise quindi di sferrare un'offensiva generale contro il suo vicino: dopo giorni di scaramucce alla frontiera, il 22 settembre 1980 l'aviazione irachena attaccò a sorpresa le principali basi della sua controparte iraniana, mentre contemporaneamente numerose truppe irachene si riversavano oltre il confine invadendo le regioni occidentali dell'Iran. Il calcolo di Saddam tuttavia si rivelò errato: l'attacco ricompattò immediatamente la società iraniana, e le forze armate di Teheran reagirono con forza agli invasori.

Subito dopo l'inizio dell'invasione irachena, l'Iran aveva iniziato a ricevere una certa assistenza militare da parte di Israele, sotto forma della fornitura di parti di ricambio per i velivoli dell'Aviazione militare iraniana e di informazioni di intelligence su obiettivi iracheni da colpire. Il centro di ricerca di Tuwaitha e il reattore "Osirak" erano in cima alla lista degli obiettivi degli israeliani, ma rivestivano interesse anche per gli iraniani: per quanto Saddam affermasse che i suoi piani nucleari erano rivolti contro Israele, gli iraniani non potevano realmente fidarsi della sua parola, e soffocare sul nascere le ambizioni atomiche dell'Iraq prima che diventassero troppo pericolose era quindi anche nel loro interesse.
Piani per un bombardamento del centro di ricerca di Tuwaitha erano stati elaborati dall'Aviazione militare iraniana già all'epoca dello scià Pahlavi, ma dovettero essere rivisti completamente dopo l'inizio dell'invasione irachena del settembre 1980. L'ostacolo principale, in questa fase di pianificazione, fu la mancanza di informazioni recenti sullo stato di avanzamento dei lavori al reattore fornito dai francesi: lo scoppio della Rivoluzione iraniana e le sue conseguenze avevano portato a una rottura delle relazioni tra Iran e Stati Uniti, privando le forze armate iraniane dell'accesso alle foto satellitari più recenti scattate dagli statunitensi all'impianto. Le informazioni sullo stato dei lavori erano frammentarie, ma tanto i servizi di intelligence israeliani quanto quelli siriani confermavano che essi erano ancora in corso nonostante lo scoppio della guerra tra Iran e Iraq. Non sapendo se il reattore fosse stato già completato e dotato di materiale fissile, gli iraniani scelsero di non colpirlo direttamente al fine di evitare una mortale ricaduta radioattiva sulla vicina area urbana di Baghdad, densamente popolata: piuttosto, i velivoli iraniani avrebbero bombardato i laboratori di ricerca nucleare, l'edificio di controllo del reattore e le strutture di addestramento del personale dell'impianto, collocati nelle vicinanze del reattore stesso. All'operazione fu quindi dato il nome in codice di "Spada ardente".
L'impianto di Tuwaitha era ben difeso da attacchi aerei: a circa due chilometri a sud-est era situata una batteria di missili antiaerei Kub (SA-6 in codice NATO) di forniti all'Iraq dall'Unione Sovietica, mentre tutto intorno alla struttura del centro di ricerca erano sistemate 30 o 40 postazioni di artiglieria antiaerea armate con pezzi da 23 mm ZU-23 e 57 mm S-60 sovietici guidati dal radar. Più importante ancora, disposte a triangolo a 500 metri dal sito del futuro reattore nucleare erano collocate tre postazioni di missili antiaerei Roland di fabbricazione francese, pare forniti direttamente dalla Francia espressamente per proteggere i propri tecnici al lavoro sull'impianto. I Roland erano un pericolo serio per i velivoli iraniani: l'Aviazione militare iraniana era equipaggiata interamente con materiali di origine statunitense, frutto dell'alleanza stabilita ai tempi dello scià, e i propri pod di contromisure elettroniche erano progettati per contrastare i sistemi di guida dei missili sovietici come i SA-6 ma non quelli di un pase NATO alleato come i Roland francesi. Per proteggersi dai missili i piloti iraniani dovevano procedere ad alta velocità e quota bassissima, sfruttando la massa della cupola del reattore come barriera.

L'operazione Spada ardente prese il via all'alba del 30 settembre 1930, neppure una settimana dopo l'inizio dell'invasione irachena dell'Iran. Quattro cacciabombardieri McDonnell Douglas F-4 Phantom II del 33° Stormo tattico da caccia iraniano, pilotati da personale attentamente selezionato per la missione, decollarono dalla base aerea di Shahrokhi vicino Hamadan, volando quindi in direzione sud-ovest verso il confine con l'Iraq. Ciascun Phantom era equipaggiato con sei bombe a caduta libera da impiego generico Mk 82, due missili aria-aria AIM-7 Sparrow per contrastare eventuali caccia iracheni e un pod di contromisure elettroniche ALQ-101. Vicino al confine i quattro Phantom si incontrarono con un aereo cisterna Boeing 707, scortato da due caccia Grumman F-14 Tomcat, e fecero rifornimento in volo di carburante. Completato il rifornimento, la formazione scese a bassa quota e passò il confine entrando in Iraq; contemporaneamente, altre formazioni di cacciabombardieri Phantom iraniani furono inviate ad attaccare altri obiettivi iracheni nella zona di Erbil più a nord e di Ahvaz più a sud, al fine di distrarre l'attenzione del nemico dalla zona di Baghdad. In vista della capitale i Phantom iraniani si alzarono di quota brevemente, giusto il tempo per farsi illuminare dai radar della difesa aerea irachena e far supporre al nemico quale fosse la loro rotta; subito dopo gli iraniani scesero a bassissima quota, sotto l'orizzonte di visuale dei radar iracheni, e si divisero in coppie: una coppia proseguì sulla rotta precedente, mantenendosi in riserva in caso il primo attacco al reattore non fosse andato in porto, l'altra coppia virò a sud facendo rotta per Tuwaitha.
A soli quattro chilometri da Tuwaitha, la coppia di Phantom iraniani si alzò in quota, regolò la mira e si preparò al bombardamento; la difesa aerea irachena fu colta completamente di sorpresa: non un singolo colpo venne sparato in direzione degli iraniani. Procedendo a forte velocità, i due Phantom sganciarono in unico passaggio il loro carico completo di dodici bombe Mk 82, dotate di alette per rallentarne la caduta, sul lato est del reattore in costruzione. I Phantom si allontanarono poi veloci come erano arrivati; il bombardamento di Tuwaitha durò nel complesso appena sei secondi. Vista la riuscita del primo passaggio su Tuwaitha, la seconda coppia di Phantom diresse quindi verso un obiettivo secondario e sganciò il suo carico di bombe ai danni di una grande centrale elettrica alla periferia meridionale di Baghdad: la centrale venne colpita in pieno, lasciando la capitale irachena senza energia elettrica per i successivi due giorni. Senza aver riportato alcun danno, i quattro Phantom iraniani fecero rotta verso casa, atterrando felicemente alla base.
Gli esiti del bombardamento del centro di ricerca di Tuwaitha sono stati oggetto di numerose controversie. In varie fonti occidentali l'attacco venne giudicato, all'epoca e successivamente, come inefficace o solo minimamente dannoso: le autorità irachene si affrettarono a dichiarare che l'attacco era stato largamente inefficace, aveva mancato il sito del reattore e che era stato condotto in realtà da aerei israeliani, biasimando per questo Teheran per la sua collaborazione con il "nemico sionista"; anche i servizi segreti francesi arrivarono ad affermare che il bombardamento era stato condotto da due Phantom con insegne iraniane ma pilotati da militari israeliani, affermazioni che il governo israeliano si affrettò a smentire. Tecnici francesi affermarono che i danni inflitti al cantiere del reattore erano stati in definitiva limitati, avendo le bombe distrutto completamente solo un sito di stoccaggio di prodotti chimici: l'ammontare del costo dei danni venne stimato in solo sette milioni di dollari e il ritardo sul completamento dei lavori venne giudicato come lieve, con tutte le riparazioni portate a termine entro il novembre 1980.
Gli stessi iraniani rimasero molto incerti sulla riuscita della loro stessa operazione, e solo dopo una missione di ricognizione fotografica portata a termine da un loro Phantom su Tuwaitha il 30 novembre 1980 poterono giudicare meglio i danni inflitti. Da quanto fu possibile giudicare, tutte e dodici le bombe Mk 82 sganciate atterrarono dove era previsto: vennero colpite e danneggiate le pompe e le tubazioni della torre di raffreddamento ad acqua del reattore, gli impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti radioattivi liquidi, diversi laboratori, strutture di servizio e snodi di tubature. Giornalisti francesi accorsi sul luogo dell'attacco confermarono l'accensione di diversi incendi all'interno del sito, nonché lo scoppio di un senso di panico tra i tecnici francesi e italiani presenti a Tuwaitha, la maggior parte dei quali si affrettò a lasciare l'Iraq ritardando così il completamento dei lavori del reattore.
Al di là dei danni materialmente inflitti, l'esito principale dell'operazione fu la quantità di informazioni di intelligence ricavata sullo stato dei lavori del reattore: a parte le foto scattate dalla ricognizione aerea iraniana, passate poi a Israele, i servizi segreti israeliani poterono in seguito interrogare molti dei tecnici fuggiti dall'Iraq dopo l'attacco, acquisendo così informazioni di prima mano sull'andamento dei lavori nonché dettagli critici sullo stato del programma nucleare iracheno. Queste informazioni funsero da base per la successiva operazione di bombardamento del sito di Tuwaitha portata a termine, il 7 giugno 1981, questa volta dall'Aviazione militare israeliana (operazione Babilonia): l'attacco distrusse definitivamente l'ancora incompleto reattore di "Osirak" e pose concretamente fine ai programmi iracheni per dotarsi di una bomba nucleare.