
Si considera opus vittatum un tipo di paramento murario dell’opus caementicium usato nella tecnica muraria romana detta ‘a sacco’.
Il nome di "opus vittatum" deriva dal latino "vitta" che vuol dire fascia, striscia; letteralmente dunque questa definizione può essere intesa come opera a bande orizzontali, sovrapposte.
Il nome di opus vittatum viene dato a quel tipo di muratura fatto di blocchetti lapidei, tagliati prevalentemente nel tufo ( più raramente nel calcare, selce, peperino) detti genericamente tufelli, che vengono disposti a piani orizzontali col lato lungo in facciata evitando, in massima, che i giunti verticali corrispondano nelle file di contatto.

Esempi in cui i blocchetti penetrano nel nucleo cementizio con taglio a cuneo sono le mura e i resti architettonici di Fano romana e le strutture murarie del Teatro di Ventimiglia.
L'uso dell' opus vittatum è già frequente nell'età augustea nell'Italia centro - settentrionale e nella Provenza mentre a Roma e nel Lazio solo dal II secolo d. C..
Nel Lazio e a Roma precedentemente non era mai utilizzato solo ma come completamento dell'opus incertum e reticulatum, nelle testate dei muri, negli stipiti e negli archi.
A differenza di Roma, l'opera vittata semplice, cioè composta di sola pietra, è frequente dall'età augustea per la sua maggior facilità e rapidità di esecuzione e resterà frequente fino all'uso comune del mattone.
L'opus vittatum subisce diverse modifiche che dipendono dal diverso contesto storico-ambientale in cui viene utilizzato:
1) TIPO SEMPLICE - SOLO PIETRA-opus vittatum, formato di soli tufelli o blocchetti di pietra, disposti a filari regolari, adoperati in tutta l'altezza della parete, nell'età di Augusto, soprattutto fuori dal Lazio come nei seguenti esempi: nelle mura con torrioni e porte di Fano (che costituisce uno dei più significativi esempi), di Spello e nei grandi edifici pubblici come il muro esterno del Teatro di Gubbio, il Teatro di Verona nei tramezzi, le Terme e il Teatro di Fiesole e i resti della Basilica di Vitruvio a Fano emersi il 19 gennaio 2026.
2) TIPO MISTO - PIETRA E LATERIZIO -opus vittatum mixtum, in cui i tufelli si alternano con strati di mattoni in proporzioni diverse, secondo il materiale a disposizione. Viene usato in alcuni luoghi ed in alcuni periodi, per esempio a Roma è usato in modo tipico dall’età di Massenzio fino all’età Paleocristiana indicando il periodo della decadenza, dei tempi più modesti e poveri. L’opus vittatum era già stato utilizzato nei restauri che Augusto ha compiuto negli acquedotti e l’opus vittatum mixtum era già stato utilizzato dall’epoca di Adriano per l’ampia disponibilità del tufo. A Pompei viene utilizzato in particolare nel periodo di ricostruzione tra il terremoto e l’eruzione del Vesuvio come per esempio nell’Anfiteatro.
3) TIPO A LARGHE FASCE DI TUFELLI alternate con fasce di mattoni somigliando all’opus vittatum mixtum sopra descritto costituendone una variante sincronica.

L'opera listata o opus vittatum (anche opus listatum) è una tecnica edilizia romana nella quale il paramento del nucleo di cementizio della muratura è costituito da filari di laterizi alternati a filari di altri materiali (specialmente blocchetti di tufo poco più grandi dei mattoni nelle costruzioni della città di Roma e dintorni a partire dal IV secolo).
La tecnica era utilizzata anche in precedenza in costruzioni fuori da Roma, con paramenti in filari di laterizi alternati a strati di pietrame di forma più o meno regolare, con l'utilizzo di materiali disponibili sul posto.
A Roma sono in opera listata le aggiunte massenziane, degli inizi del IV secolo, alle Mura aureliane (271-274) costruite con ricorsi orizzontali di mattoni e blocchetti di tufo.
A Costantinopoli sono in opus listatum le mura di alcune cisterne a cielo aperto, come la cisterna di Mocio.