Oreste Bertani (XIX sec. – XX sec.) è stato un fotografo italiano.
Le date e i luoghi di nascita e di morte non sono noti: si può presumenere, considerando il periodo di attività e secondo quanto riporta il sito "My Heritage", che sia nato nel 1851 e morto nel 1923, probabilmente a Venezia. Lo Stato Civile di Venezia non ha inteso collaborare.
Non esiste una ricostruzione della vita e dell'opera di questo fotografo di cui sono assenti quasi tutti gli aspetti della sua esistenza. Si tratta però di un fotografo legato ad alcuni eventi assai importanti. Viene indicato tra i fotografi veneziani che si dedicarono alla fotografia sociale. Il primo incarico di cui si ha notizia sono le foto realizzate nel manicomio di San Servolo e di San Clemente negli anni che vanno dal 1873 al 1882, condensate in cinque album. I primi quattro contengono le immagini che ritraggono gli ambienti manicomiali e di degenza: orti, giardini, viali, chiesa, locali di servizio, refettori, dormitori, locali delle terapie, gabinetti scientifici e farmacia, uffici, biblioteca, ecc. mentre nel quinto sono presenti i ritratti di 1 578 donne ("Album fotografico delle dementi"), ospitate a San Clemente, ma non è da escludere che sia stato autore anche di molti altri dei ritratti conservati nell'Archivio museale.
La foto segnaletica, già in uso nei penitenziari, si ampliò anche verso i manicomi. La fotografia, quale componente terapeutico, in Italia, fu introdotta soprattutto dallo psichiatra Augusto Tamburini nel 1877-1978, allievo di quel Carlo Livi che fu direttore dapprima presso l'ospedale psichiatrico di San Niccolò di Siena dal 1862 al 1873 e quindi dell'Ospedale Psichiatrico San Lazzaro, dove a partire dal 1877 lasciò la direzione a Tamburini. Basandosi sulle esperienze già compiute in altri ospedali psichiatrici, in particolare fece riferimento a quello veneziano, diretto da padre Prosdocimo Salerio (1815-1877) che aveva già incaricato Bertani dal 1873, e a quello dell'Ospedale psichiatrico Santa Maria Maddalena di Aversa, diretto dal 1876 da Gaspare Virgilio (1836-1908) (che fu il creatore del primo manicomio criminale in Italia), Tamburini si avvalse della fotografia che nel giro di pochi mesi si estese a molti altri manicomi.
Uscì nel 1878 un articolo sull'uso della fotografia nei manicomi del medico legale Arrigo Tamassia, docente all'Università degli Studi di Pavia, che si riferì esplicitamente all'esperienza del San Lazzaro. Lo scopo era quello, secondo i dettami lombrosiani di associare i tratti somatici alle forme della pazzia. Inoltre, i ritratti con le varie espressioni dei pazienti, colti nelle fasi della malattia, servivano a consentire lo studio della malattia mentale anche da un punto di vista semiotico. Va ricordato che a Reggio Emilia colui che venne incaricato, l'ispettore di guardaroba Emilio Poli ( -1899), divenne il fotografo ufficiale fino alla sua morte, utilizzando una vecchia macchina ed eseguendo tutte le fasi dello sviluppo.
L'archivio fotografico dei manicomi veneziani, che contiene immagini e ritratti dal 1873 fino alla chiusura a causa della Legge Basaglia, con sede presso l'ex ospedale di San Servolo, di cui una parte destinato al "Museo della Follia", rappresenta un bagaglio notevole sulla storia della malattia mentale. Bertani, nel suo quinto album, mise in ordine 20 ritratti per pagina segnando il nome della degente, la data di esecuzione, con la sua firma "Mr. Bertani photographer", raccogliendo una sorta di anagrafe manicomiale. L'artista Michal Heiman ha dichiarato di essersi riconosciuta nella paziente Maria Dominica D'Alberto, una foto di forte suggestione per la malinconia della donna, scattata da Bertani nel 1880, che l'artista ha inserito nella mostra al "Binghamton University Art Museum" di New York nel 2022.
Dopo il lavoro manicomiale, Bertani fu molto attivo per conto dell'editore Ferdinando Ongania con il quale fu impegnato nella realizzazione delle fotografie che illustrarono l'importante volume "La Basilica di San Marco", edito dal 1881 al 1893. Lavorò inoltre nei primi numeri del periodico "Arte Italiana Decorativa ed Industriale" (1890-1892), nonostante le traversie economiche di Ongania e le trattative intercorse tra l'editore e Camillo Boito, che fu costretto ad abbandonarne la stampa e che sarà affidata ad altri editori.
L'ultima notizia che è giunta su Bertani si riferisce al suo incarico da parte della "Soprintendenza veneziana dei Monumenti" in merito all'esecuzione di fotografie inerenti i lavori di protezione delle opere d'arte nel corso della prima guerra mondiale e sui danni arrecati dai bombardamenti. Dopodiché non si hanno più notizie.