L'ottativo (dal latino optativus, aggettivo derivato dal verbo optare, desiderare, sott. modus) è un modo della coniugazione verbale frequente nelle lingue indoeuropee antiche. Si rinviene per esempio nel greco antico, nell'albanese, nel sanscrito e nella lingua friulana.
La parola ottativo deriva dal verbo latino optare che significa desiderare: una delle funzioni principali dell'ottativo è quella di esprimere un desiderio, una speranza in qualcosa.
L'ottativo è il modo del desiderio e della potenzialità. Nelle lingue che lo possiedono, si oppone all'indicativo (il modo dell'azione reale) e al congiuntivo (un modo con valore di azione prospettiva ed esortativa).
L'ottativo greco può avere tre funzioni principali:
L'ottativo può anche avere un uso sintattico: l'alternanza di congiuntivo e ottativo nelle proposizioni dipendenti obbedisce a una legge detta della consecutio modorum, che si può così sinteticamente enunciare:
In latino l'ottativo è stato assimilato dal congiuntivo. Molti congiuntivi latini derivano tuttavia da antichi ottativi, come rivela la vocale in -i- in quello di sum (sim, sis, sit...), quello dei verbi volo, nolo e malo (velim, nolim, malim accanto a un'altra forma arcaica speculare ai congiuntivi presenti dei verbi appartenenti alla terza coniugazione latina; perciò si avrà anche volam, nolam, malam) o le desinenze in -eri- del congiuntivo perfetto attivo.
In sanscrito esiste solo un ottativo, mentre il congiuntivo si è in parte fuso con l'imperativo (le prime persone dell'imperativo si possono ricondurre ad antichi congiuntivi esortativi). In compenso la lingua di Pāṇini ha sviluppato altre, complesse, forme modali: il precativo (modo della preghiera - un ottativo aoristo), il condizionale, che è una forma con aumento sviluppata a partire dal futuro, l'ingiuntivo, che è una forma ridotta di imperfetto e di aoristo con un'ampia gamma di funzioni (in particolare, quella di imperativo negativo, nonché quella di "forma non ridondante" nelle proposizioni coordinate).