Pacurio (in georgiano ბაკურ?, Bak'ur; fl. 547-552) fu un principe cosroide del Regno di Iberia (Cartalia, Georgia orientale) e un comandante militare al servizio dei Romani in Italia.
Il suo nome è presumibilmente una versione latinizzata del georgiano Bakur, che è una forma del greco Bakour (Πακώρος), a sua volta variante del medio iraniano Pakur, derivato dall'antico iraniano bag-puhr ("figlio di un dio"). Il nome "Bakur" è dunque l'attestazione georgiana (ბაკურ) e armena (벡ָ֯ւր) del medio iraniano Pakur.
Pacurio era figlio di Peranio e cugino di Faza. Servì come generale sotto l'imperatore Giustiniano I. Durante la guerra gotica (535-554), fu inviato, insieme a Sergio, a rinforzare Belisario in Calabria nel 547.
Nel 552 comandò le truppe romane a Idrunto e negoziò la resa delle guarnigioni gote di Taranto e Acherontia e dei loro comandanti goti Ragnari e Mora: l'accordo prevedeva che i comandanti goti ricevessero garanzie per la loro salvezza direttamente dall'imperatore Giustiniano, e per questo Pacurio si recò a Costantinopoli. Pacurio tornò con il consenso imperiale, ma Ragnari, avendo sentito che Teia era diventato re dei Goti, si era alleato con i Franchi, e voleva combattere contro i Romani, volle rompere l'accordo e recuperare i sei ostaggi che aveva consegnato a Pacurio; mandò a Pacurio la richiesta di inviargli alcuni soldati romani, per raggiungere in tutta sicurezza Idrunto, attraversare il mare e andare a Costantinopoli. Pacurio, ignaro, gli mandò cinquanta uomini, che Ragnari fece catturare, chiedendo in cambio la liberazione dei sei ostaggi che aveva consegnato a Pacurio. Pacurio lasciò pochi uomini a difesa di Idrunto e mosse contro Ragnari, che prima uccise i cinquanta soldati poi affrontò in campo aperto Pacurio, che però lo sconfisse pesantemente. Ragnari non poté tornare a Taranto, che era circondata dai Romani, e si recò ad Acherontia.