| Pagliarolo | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Classe | Aves |
| Ordine | Passeriformes |
| Famiglia | Acrocephalidae |
| Genere | Acrocephalus |
| Specie | A. paludicola |
| Nomenclatura binomiale | |
| Acrocephalus paludicola (Vieillot, 1817) | |
| Sinonimi | |
|
Sylvia paludicola | |
| Areale | |
Il pagliarolo (Acrocephalus paludicola (Vieillot, 1817)) è un piccolo passeriforme migratore della famiglia degli Acrocephalidae. È una specie monotipica, priva cioè di sottospecie riconosciute.
Strettamente legato alle torbiere basse e alle praterie palustri dominate da carici, il pagliarolo era un tempo diffuso in buona parte delle pianure umide dell'Europa centrale e orientale. La bonifica e il drenaggio delle zone umide ne hanno provocato una delle più drastiche contrazioni conosciute fra i passeriformi europei. Oggi la riproduzione regolare è concentrata soprattutto in Bielorussia, Polonia, Ucraina e Lituania.
È un migratore transahariano a lunga distanza. Dopo la stagione riproduttiva gli individui europei si dirigono generalmente verso sud-ovest, utilizzando zone umide dell'Europa meridionale, della Francia, della penisola iberica e dell'Africa nord-occidentale prima di attraversare il Sahara. I principali quartieri di svernamento conosciuti si trovano nelle zone umide dell'Africa occidentale, in particolare nei bacini del Senegal e del Niger, fra Senegal, Mauritania e Mali, con presenze documentate anche più a sud.
Il pagliarolo è classificato come Vulnerabile nella Lista rossa IUCN. È considerato uno dei passeriformi più minacciati d'Europa e costituisce una specie simbolo per la conservazione delle torbiere e delle praterie palustri.
La specie fu descritta nel 1817 dall'ornitologo francese Louis Pierre Vieillot con il nome Sylvia paludicola, sulla base di esemplari provenienti dalla Lorena e dalla Piccardia. Fu successivamente trasferita nel genere Acrocephalus.
Il nome specifico paludicola deriva dal latino palus, paludis, «palude», e -cola, «abitante», e significa quindi «abitante delle paludi», con riferimento all'habitat estremamente specializzato della specie.
Non sono riconosciute sottospecie. Uno studio genetico pubblicato nel 2024 su popolazioni della valle della Biebrza e della Polesia ha evidenziato una diversità genetica relativamente bassa ma, allo stesso tempo, un elevato flusso genico tra siti riproduttivi distanti e una debole differenziazione geografica.

Il pagliarolo è un passeriforme piccolo e slanciato, lungo circa 12-13 cm e del peso generalmente compreso fra 10 e 13 g.
Il piumaggio delle parti superiori è bruno-giallastro con marcate striature nerastre longitudinali. La caratteristica più evidente è la larga stria mediana chiara sulla sommità del capo, delimitata lateralmente da due bande scure; sono inoltre presenti un evidente sopracciglio chiaro e strie scure sul dorso. Le parti inferiori sono generalmente crema o giallastre, con sottili striature sui fianchi e sul petto.
Maschi e femmine sono molto simili nell'aspetto e il dimorfismo sessuale esterno è limitato. I giovani presentano generalmente tonalità più calde e giallastre.
La specie può essere confusa soprattutto con il forapaglie (Acrocephalus schoenobaenus), che frequenta habitat simili durante le migrazioni. Il pagliarolo si distingue normalmente per la stria chiara mediana sul vertice, il dorso più fortemente striato e le tonalità complessivamente più giallastre.
Il canto del maschio è costituito da una successione intermittente di trilli, crepitii e fischi. L'attività canora è particolarmente intensa nel tardo pomeriggio e nelle ore attorno al tramonto, anziché principalmente all'alba come in molti altri passeriformi.
Uno studio pubblicato nel 2023 ha mostrato che il repertorio vocale è più complesso di quanto precedentemente ritenuto. Nei maschi analizzati il repertorio stimato variava da circa 18 a 300 frasi differenti, con una media di circa 155.
Sono state distinte diverse tipologie di canto. Le sequenze più brevi sembrano avere soprattutto una funzione nelle interazioni fra maschi, mentre i canti più lunghi e complessi sono probabilmente importanti nell'attrazione delle femmine.
Storicamente il pagliarolo nidificava in un'ampia fascia di pianure umide europee, dai Paesi Bassi, dal Belgio e dalla Francia attraverso la Germania, l'Europa centrale e orientale fino alla Russia occidentale.
La trasformazione delle torbiere e delle praterie umide ne ha frammentato profondamente l'areale. Le popolazioni riproduttive dell'Europa occidentale e di gran parte dell'Europa centrale sono scomparse nel corso del XIX e soprattutto del XX secolo. La specie è scomparsa come nidificante da paesi quali Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria.
All'inizio del XXI secolo la maggior parte della popolazione mondiale era concentrata in Bielorussia, Polonia e Ucraina, con una popolazione molto più piccola in Lituania. Alcune piccole popolazioni russe note alla fine del XX secolo sono considerate scomparse o di presenza non più regolare.
Tra i principali nuclei riproduttivi figurano le paludi della valle della Biebrza in Polonia, le torbiere della Polesia in Bielorussia e Ucraina e alcune zone umide della Lituania.

Il pagliarolo è un migratore transahariano. Gli adulti iniziano ad abbandonare le aree riproduttive già in luglio, mentre femmine e giovani tendono a migrare più tardi.
Gli studi mediante geolocalizzatori hanno mostrato che almeno alcune popolazioni di Bielorussia e Ucraina seguono inizialmente una rotta verso sud-ovest o sud, per poi attraversare l'Europa meridionale in direzione della penisola iberica. Sono stati identificati siti di sosta nei Balcani, nell'Italia settentrionale, nella Francia meridionale, in Spagna, Portogallo e nell'Africa nord-occidentale.
La penisola iberica rappresenta un'importante area di rifornimento prima dell'attraversamento del Sahara. Alcuni individui possono sostare per diverse settimane nel Mediterraneo occidentale prima di proseguire verso l'Africa subsahariana.
La migrazione primaverile sembra seguire almeno in parte una rotta più orientale rispetto a quella autunnale, formando quindi una forma di migrazione ad anello. In un individuo seguito per l'intero ciclo annuale, il viaggio primaverile dal Mali alla Bielorussia, lungo circa 4.900 km, fu completato in circa 18 giorni.
Per lungo tempo i quartieri di svernamento del pagliarolo rimasero pressoché sconosciuti. Le prime ricerche indicavano una distribuzione concentrata nelle zone umide dell'Africa occidentale subsahariana, con segnalazioni soprattutto in Mauritania, Mali, Senegal e Ghana.
Nel 2007 venne individuato un importante quartiere di svernamento nel Parco nazionale degli uccelli del Djoudj e nelle zone umide circostanti del Senegal. Ricerche successive dimostrarono tuttavia che il Djoudj ospita soltanto una parte della popolazione mondiale e che importanti nuclei trascorrono la stagione non riproduttiva altrove.
Geolocalizzatori applicati a individui nidificanti in Bielorussia e Ucraina hanno individuato aree di permanenza post-sahariana soprattutto in Mauritania e Mali, compreso il delta interno del Niger, e almeno un individuo ha trascorso una parte importante della stagione non riproduttiva nella Costa d'Avorio settentrionale.
Una ricattura ha inoltre dimostrato il collegamento fra il Djoudj e la popolazione riproduttiva della Biebrza, mentre un individuo inanellato nel delta interno del Niger è stato successivamente ricatturato in Ucraina.
Il pagliarolo è una specie fortemente specializzata delle torbiere basse aperte e delle praterie palustri con vegetazione erbacea relativamente bassa. Gli habitat riproduttivi ottimali sono generalmente dominati da carici, muschi e altre piante igrofile e presentano acqua poco profonda o suolo permanentemente saturo.
La specie utilizza in particolare:
È invece generalmente assente dalle torbiere acide dominate da Sphagnum, dai canneti densi di Phragmites australis, dalle aree con acqua troppo profonda e dai siti fortemente invasi da salici o altri arbusti.
La distribuzione dei nidi all'interno delle paludi non è casuale. Nella valle della Biebrza le femmine concentravano i nidi nelle zone con maggiore disponibilità di artropodi, acqua relativamente profonda tra i cespi e abbondanza di vegetazione secca dell'anno precedente.
Durante la migrazione e lo svernamento utilizza una gamma più ampia di zone umide, comprese paludi d'acqua dolce, prati inondati, margini di lagune e fiumi, depressioni stagionali e formazioni di Carex, Juncus, Phragmites e alte graminacee.
Il pagliarolo si nutre quasi esclusivamente di piccoli animali, soprattutto artropodi. Fra le prede più frequenti figurano ragni, ditteri, larve di Lepidoptera, Trichoptera, ortotteri e altri insetti delle praterie palustri.
La disponibilità di grandi artropodi è uno dei principali fattori che determinano l'idoneità dell'habitat riproduttivo. Le femmine impegnate nell'alimentazione dei nidiacei effettuano generalmente spostamenti brevi: nella valle della Biebrza la maggior parte delle prede veniva raccolta entro circa 5-60 m dal nido.

Il sistema riproduttivo del pagliarolo è eccezionale fra i passeriformi europei. Non vengono formate coppie stabili e il sistema di accoppiamento è descritto come promiscuo o intermedio fra promiscuità e poliginia. I maschi continuano a cantare e a cercare femmine durante l'intera stagione riproduttiva e non partecipano alla costruzione del nido, all'incubazione o all'alimentazione dei piccoli.
Le cure parentali sono quindi interamente affidate alla femmina. Questo comportamento è reso possibile, almeno in parte, dall'elevata disponibilità di artropodi negli habitat palustri più favorevoli.
La competizione spermatica è particolarmente intensa. In uno studio genetico condotto su 64 nidiate nella Biebrza, 50 covate, pari al 78,1%, erano state fecondate da almeno due maschi; in quattro nidiate vennero identificati cinque padri differenti.
I maschi possiedono adattamenti anatomici estremi alla competizione spermatica, fra cui testicoli, protuberanza cloacale e riserve spermatiche relativamente grandi. Anche la copulazione può essere eccezionalmente lunga: in individui allevati in cattività durava mediamente quasi 24 minuti e comprendeva numerosi contatti cloacali.
Il nido viene costruito molto vicino al suolo, nascosto fra carici e vegetazione secca. La deposizione comprende normalmente 4-6 uova.
L'incubazione dura circa 15 giorni e i giovani rimangono nel nido per circa due settimane. In condizioni favorevoli una parte delle femmine compie una seconda nidificazione nella stessa stagione.
Uno studio condotto fra il 2012 e il 2015 nelle torbiere calcaree della Polonia sud-orientale trovò una dimensione media della covata di 4,8 uova e almeno un giovane involato nel 76,6% dei 124 nidi dei quali era noto l'esito. Le principali cause di insuccesso erano la predazione, l'abbandono del nido e le variazioni del livello dell'acqua.

La Lista rossa IUCN classifica Acrocephalus paludicola come Vulnerabile, sulla base della valutazione BirdLife International del 2022.
La quantificazione della popolazione è particolarmente complessa perché la specie non forma coppie territoriali stabili; i censimenti utilizzano pertanto soprattutto il numero di maschi cantori.
Le stime utilizzate negli anni 2000 e 2010 indicavano circa 9.000-14.000 maschi cantori a livello mondiale. Una rivalutazione molto più recente, presentata da Tanneberger e Schulze-Hagen nel 2026 sulla base dei dati disponibili per il 2025, ha tuttavia stimato la popolazione in appena circa 4.200 maschi cantori. Gli autori stimano inoltre che le aree riproduttive attualmente occupate coprano soltanto 382 km².
Secondo la stessa ricostruzione, nel periodo 2007-2017 erano ancora presenti circa 11.000 maschi cantori. La stima del 2025 indicherebbe quindi una diminuzione di circa il 60% in meno di un decennio. Tale valutazione non costituisce ancora una nuova classificazione formale della Lista rossa IUCN, per la quale la specie rimane Vulnerabile.
Gli autori hanno tentato anche una ricostruzione della popolazione storica, stimando che prima delle grandi bonifiche europee le torbiere idonee avrebbero potuto sostenere dell'ordine di un milione di maschi cantori. Pur trattandosi di una stima indiretta, essa suggerirebbe una perdita superiore al 99% rispetto all'abbondanza precedente alle trasformazioni su larga scala delle torbiere europee.
La principale causa storica del declino è stata la perdita delle torbiere basse e delle praterie palustri. Nell'Europa occidentale il drenaggio sistematico iniziò già nel XVIII e XIX secolo, mentre nell'Europa orientale le bonifiche più estese si verificarono soprattutto dopo la seconda guerra mondiale.
Il drenaggio abbassa la falda, modifica la composizione della vegetazione e favorisce l'invasione delle torbiere da parte di canne, salici, betulle e altra vegetazione alta, rendendo rapidamente l'ambiente inadatto alla specie. Anche l'abbandono dello sfalcio tradizionale può provocare la chiusura delle praterie palustri.
Al contrario, uno sfalcio troppo precoce o troppo frequente può distruggere nidi e ridurre il successo riproduttivo. Nella valle della Biebrza la produttività risultò minima durante la prima stagione successiva allo sfalcio e massima nella seconda, indicando che la gestione ottimale richiede un mosaico di parcelle tagliate con periodicità differenti.
A queste minacce si aggiungono la frammentazione dei nuclei riproduttivi, la perdita di diversità genetica, l'alterazione idrologica, le siccità estive associate al cambiamento climatico e la degradazione delle zone umide utilizzate lungo le rotte migratorie e nei quartieri di svernamento africani.
Il pagliarolo è inserito nell'appendice I della Convenzione di Bonn dal 1997 e nell'appendice II dal 1979. È inoltre incluso nell'allegato I della Direttiva Uccelli dell'Unione europea.
Nel 2003 entrò in vigore uno specifico Memorandum d'intesa per la conservazione del pagliarolo nell'ambito della Convenzione di Bonn, volto a coordinare la tutela della specie fra gli Stati dell'areale riproduttivo, migratorio e di svernamento.
Gli interventi di conservazione comprendono il riallagamento delle torbiere drenate, il ripristino delle praterie di carici, lo sfalcio tardivo o a rotazione, il pascolo estensivo, il controllo dell'espansione di canneti e arbusti e la creazione di corridoi ecologici fra nuclei riproduttivi isolati.

Fra il 2018 e il 2019 è stata sperimentata in Lituania la prima traslocazione del pagliarolo. In ciascun anno furono trasferiti 50 nidiacei, di circa sette giorni di età, dalla torbiera di Zvaniec in Bielorussia alla Riserva della biosfera di Žuvintas, distante 526 km.
Dei 100 giovani trasferiti, 99 sopravvissero fino alla liberazione. Nel 2019 undici individui traslocati l'anno precedente furono nuovamente osservati a Žuvintas dopo aver completato autonomamente la migrazione fino all'Africa e ritorno; nel 2020 ne furono osservati nove. La sopravvivenza apparente nel primo anno fu stimata intorno al 30%.
Il risultato ha dimostrato che anche un passeriforme migratore a lunga distanza può imprimere il nuovo sito di rilascio come area natale e ritornarvi dopo lo svernamento, rendendo la traslocazione un possibile strumento per rafforzare popolazioni periferiche troppo piccole per recuperare spontaneamente.
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