Palazzo Berti

Palazzo Berti
Altri nomiPalazzo Marcucci
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneToscana
LocalitàGrosseto
Indirizzocorso Carducci / via Bertani
Coordinate42°45′42.17″N 11°06′46.43″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Inaugurazione1894
Stileneorinascimentale
Pianiquattro
Realizzazione
ArchitettoGiuseppe Luciani

Palazzo Berti, conosciuto anche come palazzo Marcucci, è un edificio situato nel centro storico di Grosseto, in Toscana.

Il palazzo si trova lungo il lato occidentale di corso Carducci, la principale via del centro storico, all'angolo con via Bertani nel punto in cui si apre piazza Socci. Dirimpetto all'edificio sono situati il palazzo Cappelli e la chiesa di San Pietro.

Storia

Il palazzo fu costruito in seguito ad un'opera di riqualificazione urbana su disegno di Giuseppe Luciani, ingegnere capo del Comune, che aveva realizzato l'antistante piazza Socci. Lo stesso ingegnere, esponente della scuola architettonica locale nell'ambito dell'accademismo storicista, realizzò il progetto del palazzo da costruirsi in luogo di vecchie strutture settecentesche. L'edificio fu terminato nel 1894.

Il palazzo era di proprietà del pizzicagnolo Francesco Berti, che viveva al piano superiore con la famiglia e gestiva al piano terra il proprio negozio di generi alimentari. Dopo una brevissima parentesi che vide la pizzicheria trasformata in caffè dalla famiglia Gargini, nel 1901 Enrico Marcucci con la moglie Annina Bernieri acquistarono la ditta "Caffè Greco", che aveva sede in un altro edificio del corso, e la trasferirono preso il palazzo già Berti.

In questi anni, il caffè venne decorato in stile liberty secondo il gusto della belle époque, e divenne ritrovo di artisti, scrittori, cenacolo di anarchici e socialisti.

Nel giugno del 1921, durante la "spedizione punitiva" dei fascisti senesi a Grosseto, dopo l'uccisione dello squadrista Rino Daus, il caffè Greco divenne uno dei principali bersagli. I suoi arredi interni, i mobili e i cristalli vennero distrutti e l'intero locale dato alle fiamme.

Nel 1927 il caffè Greco venne acquistato, rinnovato e riaperto da Giovanni Martinelli, tornando a essere un luogo di aggregazione frequentato soprattutto da avventori di ideali repubblicani e massoni. Nel 1941, a causa dell'invasione italiana della Grecia, il caffè fu costretto a cambiare denominazione in "Extra-Bar Martinelli". Durante il bombardamento del 26 aprile 1943, il palazzo divenne uno dei centri di raccolta dei feriti, tra cui lo stesso Martinelli, ferito da una scheggia nella schiena.

Nel 1949 gli interni vennero completamente rinnovati e il caffè decorato con bassorilievi allegorici della Maremma, che esaltavano le bonifiche e il "risanamento" sociale ed economico, le cacce, lo sport e il lavoro, oltre che con una scala ellittica in marmo bianco-verde, realizzata dall'architetto fiorentino Piero Medici, e una scultura del cinghiale, simbolo maremmano, dell'artista Tolomeo Faccendi (dal cui stesso calco venne fusa la scultura per la fontana del bastione Molino a Vento). Nel dopoguerra il bar Martinelli conobbe grande popolarità, anche per merito del successo ottenuto dalla nipote di Giovanni, l'attrice Elsa Martinelli.

In seguito, l'edificio passò alla famiglia Poli, che lo trasformò in negozio di abbigliamento, con la conseguente perdita dei maggiori elementi decorativi del bar. Il palazzo è stato restaurato nel 2022.

Descrizione

Palazzo Berti si articola su quattro livelli, affacciandosi col suo prospetto principale lungo il corso e con la sua facciata laterale sinistra lungo un vicolo che vi si immette. Si presenta pregevolmente decorato, col pian terreno completamente rivestito in bugnato.

Note

  1. 1 2 Crispolti, Mazzanti, Quattrocchi 2005, p. 48.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 Celuzza, Papa 2013, p. 102–103.
  3. 1 2 3 4 5 Parisi 2001, p. 37.
  4. 1 2 Innocenti 2005, p. 207, 230.
  5. ↑ Franchina 1995, p. 88.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Martinelli 1964, pp. 72–74.

Bibliografia

Voci correlate

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