| Palazzo Turinetti di Pertengo | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Piemonte |
| Località | Torino |
| Indirizzo | Piazza San Carlo 156, quartiere Centro |
| Coordinate | 45°04′06″N 7°40′56.42″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | attivo |
| Costruzione | 1644 |
| Stile | Barocco |
| Uso | uffici, museo |
| Altezza |
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| Realizzazione | |
| Architetto | Amedeo di Castellamonte |
| Costruttore | marchese Giorgio Turinetti di Priero |
Palazzo Turinetti di Pertengo, o Palazzo Di Faliçon, è un palazzo storico di Torino costruito nella prima metà del Seicento, in piazza San Carlo 156 nell'isola di San Giorgio, da Amedeo di Castellamonte su commessa di Giorgio Turinetti, marchese di Priero e conte di Pertengo.
Vincolato ai sensi della Legge 1089/1939, dagli anni '50 è sede dell'Istituto Bancario San Paolo di Torino, successivamente Intesa Sanpaolo, e dal 2022 è sede del museo Gallerie d'Italia.
Il palazzo è costruito nel 1644 dal Marchese Giorgio Turinetti di Priero, banchiere del Ducato di Savoia, all'apice della sua carriera alla corte sabauda, su terreni concessi dalla duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia .
I fratelli Giovan Antonio e Giorgio Turinetti all’inizio degli anni Trenta del Seicento trasferiscono il loro banco da Chieri a Torino, imponendosi fra i principali finanzieri di corte, e si rivelano fondamentali per garantire alla reggente Madama Cristina, vedova di Vittorio Amedeo I, i prestiti necessari ad affrontare le campagne militari della guerra civile del 1638. Madama Cristina concede in cambio ai fratelli Turinetti le “patenti” per erigere due palazzi (uno per ciascun lato della piazza San Carlo), nel rispetto del prestabilito disegno architettonico dell’urbanista di corte, assieme ad altre famiglie aristocratiche. Sorsero così, sul lato occidentale, il Palazzo Turinetti di Pertengo e, sul fronte opposto, il Palazzo Turinetti di Cambiano (al civico 197) .
Giorgio fu nominato nel 1640 maestro auditore della Camera dei conti di Savoia e generale delle Finanze, e nel 1644 primo presidente delle Finanze (carica confermata anche da Carlo Emanuele II nel 1666). Nel 1642 comprò il feudo di Castiglione e nel 1644 quello di Pertengo, e nel 1649 fu nominato rettore della Compagnia di San Paolo. Nel 1655 sposò Maria Violante Valperga di Rivara e alla sua morte fu tumulato nella chiesa di San Carlo nella omonima piazza. Alla morte dei fratelli il patrimonio passò ai figli di Giorgio: Ercole Ludovico ereditò i beni del padre e originò i Turinetti di Priero, mentre Anton Maurizio ereditò parte dei beni di Giovan Antonio e diede origine alla linea dei Turinetti di Pertengo .
Ercole Ludovico fu ambasciatore dei Savoia a Londra nel 1680-1685, ambasciatore presso il Sacro Romano Impero a Vienna nel 1691-1701 e ambasciatore di Giuseppe I d'Asburgo presso il papa nel 1708. Nel 1698 Vittorio Amedeo II lo creò cavaliere dell’Ordine dell’Annunziata. Passato direttamente alle dipendenze della corte imperiale viennese, i suoi possedimenti piemontesi passarono al nipote Ercole III, celebre per i ritratti impietosi che ne hanno lasciato Vittorio Alfieri e Giacomo Casanova .
Con Ercole III il palazzo ospitò anche Rousseau, Diderot, Voltaire e Giacomo Casanova. Quest'ultimo, quando vinceva al gioco, al mattino seguente convocava a palazzo artisti cui regalava monete d’oro. Durante il suo soggiorno a Torino, nel 1760, Casanova ebbe una avventura con la figlia della sua lavandaia che racconterà nelle sue memorie . Casanova si innamorò anche di Lia, figlia di un sensale di cavalli ebreo di Porta di Po, ma per ottenerne le grazie dovette comprare cavalli e carrozza. Ospitò in diverse riprese anche le lavoranti di madame R., una modista francese di cui Casanova, nelle sue memorie, non rivela il nome; per attirarle a palazzo acquistava la mercanzia che poi si faceva recapitare a casa dalle ragazze stesse. La sua fama indusse il Vicario di polizia, Francesco Flaminio san Martino conte d’Agliè, a intimargli di lasciare la città. Ordine che venne disatteso grazie all’amicizia del cavaliere Riberti, responsabile della segreteria degli Esteri .
Per pagare gli ingenti debiti di gioco, Ercole III dovette vendere numerose proprietà. L'edificio passa al figlio Gian Antonio, marchese di Priero, sindaco di Torino nel 1794, e quindi al suo figlio Demetrio. In base a un’indagine del 1799, la sua casata risultava al sesto posto tra le più ricche del Regno di Sardegna. Avversato dal governo di Napoleone Bonaparte, Demetrio fu anche condannato a morte in contumacia e i suoi beni furono gestiti dalla moglie Lidia Gabriella Solaro del Borgo che gli diede sei figli .
Nel 1901 il palazzo viene venduto al conte Emilio Renaud di Faliçon, figlio del generale Giuseppe .
Colpito più volte dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale , nel 1945 il Gruppo Industriale Rinnovamento Edilizio S. Carlo acquisisce l’intero palazzo.
Nel 1951 passa all’Istituto Bancario San Paolo che intende farne la sede istituzionale . L'istituto acquista anche palazzo Villacardet, poi Radicati di Cocconato, Carron di San Tommaso, Rorà Cattaneo Adorno, all'attiguo numero 160. Negli anni Sessanta vengono realizzati nella corte interna fabbricati moderni, e ristrutturato l’attiguo Caffè San Carlo, coordinati da Arturo Midana e Mario Dezzutti . Il Caffè San Carlo, già Caffè di Piazza d’Armi divenuto poi Caffè Vassallo dal nome del suo proprietario che realizzò uno dei ritrovi più eleganti ed esclusivi della città, è caratterizzato da un corredo decorativo di gusto neoclassico attribuito all’architetto Giacomo Leoni con soffitti e pareti decorate da Paolo Emilio Morgari e da Giuseppe Borra; nel 1846 il Caffè fu dotato verso il portico di un elegante devanture su progetto dell’architetto Severino Grattoni sostituita in epoca recente da serramenti moderni bordati in granito e porte d’ingresso arretrate in bussola e rialzate .
Oggi il palazzo ospita la sede legale e amministrativa di Intesa Sanpaolo, la sede di Torino della business school "Collège des Ingénieurs" che si prefigge di fornire una formazione nella finanza internazionale di eccellenza e la Business Administration per giovani talenti con background ingegneristico; dal 2022 è una delle sedi di Gallerie d'Italia.
Il palazzo, molto ampio ed a forma di quadrilatero, si affaccia con il lungo porticato su piazza San Carlo a qualificare, in concerto con gli altri edifici, l’armonioso disegno unitario del salotto della città. Arredi, boiserie, stucchi, specchiere, preziosi intagli frutto anche di acquisizioni e di trasferimenti da altre residenze cittadine, come Palazzo Solaro della Chiusa poi Mazzonis di Pralafera, conservano all'interno l’originario sapore sei-settecentesco, salvaguardato dopo la ricostruzione post-bellica, e arricchito da arazzi di manifattura francese e dipinti dal XVII al XX secolo di artisti come il Francia, Cignaroli, Rapous, De Mura .
Al piano nobile, nelle pareti d’ingresso delle sale settecentesche, sono esposte numerose opere pittoriche di grande pregio e di epoche diverse e una consolle intarsiata realizzata da Pietro Piffetti; seguono nove grandi dipinti che illustrano la vita di San Paolo, originariamente esposti nell’Oratorio della Compagnia di San Paolo, che aveva sede nei pressi dell’attuale Chiesa torinese dei Santi Martiri, in Via Garibaldi.
Il designer Michele De Lucchi, progettista degli ultimi lavori di restauro, ha sventrato il secondo e il terzo livello sotto la corte interna, dove un tempo c’erano i caveau e il parcheggio, per trasformarli in spazi espositivi ipogei di grande suggestione. Al terzo piano sotterraneo è conservato l'Archivio Publifoto, acquisito da Intesa Sanpaolo nel 2015 . Nella corte storica all’interno del cortile del palazzo De Lucchi ha realizzato un portico di colonne in legno che fa il paio con il colonnato in marmo esistente sul lato prospiciente della corte stessa, con l’obiettivo di creare un pendant architettonico uniforme .