Parabasi

La parabasi (in greco antico παράβασις?, parábasis ("il procedere avanti")) era uno dei vari momenti della commedia attica antica.

Etimologia del nome

Le occorrenze del nesso παραβαίνειν πρὸς τὸ θέατρον ("procedere in teatro") si trovano all’inizio delle sezioni anapestiche di Acarnesi, Cavalieri, Pace e, almeno in parte, delle Tesmoforiazuse.

Struttura

Nell’antica commedia attica, questo momento cruciale costituiva un vero e proprio intermezzo strutturale inserito tra il primo e il secondo episodio del dramma. Durante questa fase, l'illusione scenica si interrompeva bruscamente: i membri del coro si toglievano la maschera, abbandonavano la finzione del proprio personaggio e avanzavano con decisione verso il pubblico, stringendo un legame diretto con gli spettatori.

Nelle sue commedie, l'autore viene spesso tratteggiato come un cittadino esemplare e un saggio consigliere politico, pronto a schierarsi a difesa della polis contro l'influenza nociva di demagoghi come Cleone, un tema che emerge chiaramente in opere come gli Acarnesi, le Vespe e la Pace. A questa statura morale e civile si affianca una rivendicazione di indiscussa maestria letteraria. Il poeta non esita infatti a lamentarsi delle passate incomprensioni del pubblico che ne hanno decretato la sconfitta negli agoni comici, a favore di rivali considerati mediocri, privi di originalità o persino colpevoli di plagio, come viene sottolineato nei Cavalieri, nelle Nuvole, nelle Vespe e nella Pace. Un cambio di prospettiva si avverte invece nelle parabasi degli Uccelli e delle Tesmoforiazuse, dove il legame con la trama si fa molto più stretto e coerente. In questi testi il coro abbandona la difesa del poeta per tessere l'elogio di se stesso. Negli Uccelli, i coreuti celebrano la superiorità della stirpe dei volatili attraverso un suggestivo racconto sulle origini del cosmo. Nelle Tesmoforiazuse, invece, il coro rivendica con orgoglio la superiorità del genere femminile rispetto a quello maschile, ribaltando i tradizionali ruoli sociali dell'epoca.

Rivolgendosi alla platea attraverso il ritmo incalzante e vivace dei versi anapestici, il coro diventava, quindi, il portavoce ufficiale dell'autore stesso. Questa transizione permetteva di commentare a caldo lo svolgimento della trama, tessere le lodi della commedia in scena e lanciare sferzanti attacchi satirici contro i poeti rivali, di cui venivano messi in ridicolo lo stile e le opere. L'intermezzo si trasformava così in una potente tribuna pubblica, dove la critica letteraria si mescolava fluidamente a riflessioni filosofiche, accesi incitamenti civili e provocazioni di natura squisitamente politica, riflettendo appieno la totale libertà di parola tipica della democrazia ateniese dell'epoca. Prova ne sia che la parabasi è presente in Aristofane, vissuto nell'età della polis, ma non in Menandro, commediografo dell'ellenismo.

Note

  1. ↑ Vv. 628-629.
  2. ↑ Vv. 507-509.
  3. ↑ Vv. 734-735.
  4. ↑ V. 785.
  5. ↑ Anche se la parabasi compare in forma completa solo in Acarnesi, Cavalieri, Vespe e Uccelli. Cfr. G. Zanetto, Iambic Patterns in Aristophanic Comedy, in A.Cavarzere-A. Aloni-A. Barchiesi, (edd.) Iambic Ideas: Essays on a Poetic Tradition from Archaic Greece to the Late Roman Empire, Lanham-Boulder-New York-Oxford, Rowman & Littlefield, 2001, pp. 68-71.
  6. ↑ Anche se già le Ecclesiazuse e il Pluto di Aristofane, rappresentate all'incirca all'inizio del IV secolo, sono del tutto prive di parti parabatiche.

Bibliografia

Collegamenti esterni