Parachoerus wagneri

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Pecari del Chaco
Maschio di Parachoerus wagneri allo zoo di Phoenix
Stato di conservazione
In pericolo
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
OrdineArtiodactyla
SottordineSuina
FamigliaTayassuidae
GenereParachoerus
Rusconi, 1930
SpecieP. wagneri
Nomenclatura binomiale
Parachoerus wagneri
(Rusconi, 1930)
Sinonimi

Catagonus wagneri (Rusconi, 1930)

Il pecari del Chaco (Parachoerus wagneri Rusconi, 1930), noto anche con il nome indigeno di taguá, è un mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia dei Tayassuidae, endemico della regione del Gran Chaco, nell'America meridionale. La sua distribuzione interessa principalmente le aree aride e semiaride del Paraguay, della Bolivia e dell'Argentina. È il più grande tra i pecari viventi generalmente riconosciuti e si distingue dalle altre specie per il muso relativamente allungato, le orecchie grandi, la dentatura specializzata e la presenza di un terzo dito funzionale negli arti posteriori.

La specie riveste particolare interesse paleontologico e zoologico poiché venne descritta scientificamente nel 1930 sulla base di resti fossili e considerata estinta fino alla sua riscoperta nel XX secolo. Rappresenta pertanto un esempio di taxon Lazzaro, espressione utilizzata per indicare organismi conosciuti attraverso testimonianze fossili e successivamente ritrovati viventi.

Il pecari del Chaco è classificato come specie in pericolo (Endangered, EN) dall'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), principalmente a causa della perdita e della frammentazione degli habitat, della caccia e dell'espansione delle attività agro-zootecniche.

La specie è inoltre inclusa nell'Appendice I della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), che sottopone il commercio internazionale degli esemplari e dei loro derivati alle restrizioni più rigorose previste dalla convenzione.

Scoperta e storia degli studi

La storia scientifica del pecari del Chaco è particolarmente insolita. Nel 1930 il paleontologo argentino Carlos Rusconi descrisse la specie sulla base di materiale fossile, attribuendole il nome Parachoerus wagneri. Poiché non erano allora conosciuti esemplari viventi riconducibili con certezza a questa forma, l'animale venne inizialmente considerato un rappresentante estinto dei pecari sudamericani. Per diversi decenni la specie rimase conosciuta soprattutto attraverso la documentazione paleontologica. La situazione cambiò nel 1971, quando furono individuati animali viventi riconducibili al pecari del Chaco nell'Argentina settentrionale, in particolare nella provincia di Salta. La presenza dell'animale non costituiva tuttavia una novità per le popolazioni indigene e rurali del Gran Chaco, che lo conoscevano da lungo tempo con il nome di taguá. Il riconoscimento scientifico della sopravvivenza della specie richiese ulteriori indagini e confronti anatomici con i resti fossili. Nel 1975 Ralph M. Wetzel pubblicò sulla rivista Science uno studio che documentava la presenza di questo pecari nel Paraguay, contribuendo in modo decisivo alla sua identificazione e al riconoscimento internazionale della scoperta.

La riscoperta suscitò notevole interesse perché dimostrava che una forma di pecari ritenuta estinta era sopravvissuta in un ambiente relativamente poco esplorato dagli zoologi. Wetzel approfondì successivamente la biologia e la sistematica della specie, pubblicando nel 1977 una monografia dedicata al pecari del Chaco.

Tassonomia ed evoluzione

Il pecari del Chaco appartiene alla famiglia dei Tayassuidae, un gruppo di artiodattili americani strettamente imparentati con i Suidae, dai quali si distingue per numerosi caratteri anatomici, soprattutto relativi alla dentatura, all'apparato digerente e alla struttura degli arti. Tradizionalmente, la specie è stata collocata nel genere Catagonus, comprendente diverse forme fossili sudamericane. Una particolarità nomenclaturale è che Catagonus wagneri, pur essendo l'unica specie vivente tradizionalmente assegnata al genere, non ne costituisce la specie tipo. Quest'ultima è infatti il pecari fossile Catagonus metropolitanus. La classificazione del pecari del Chaco è stata oggetto di revisioni, soprattutto in relazione alla posizione filogenetica delle specie fossili attribuite a Catagonus.

Il problema del genere Parachoerus

Uno studio di sistematica filogenetica pubblicato nel 2017 da Parisi-Dutra e collaboratori ha proposto una revisione della classificazione dei Tayassuidae sudamericani.

Secondo questa ricostruzione, il genere Catagonus dovrebbe essere limitato alla sola specie fossile C. metropolitanus, mentre il pecari del Chaco dovrebbe essere trasferito al genere Parachoerus, assumendo la combinazione Parachoerus wagneri. La medesima revisione propone di includere in Parachoerus anche le specie fossili Catagonus bonaerensis e Catagonus carlesi, mentre Catagonus stenocephalus dovrebbe essere attribuito al genere Brasiliochoerus. L'adozione di questa classificazione comporterebbe il ritorno di Catagonus alla condizione di genere interamente estinto. La denominazione Catagonus wagneri rimane comunque largamente utilizzata nella letteratura zoologica e nelle principali fonti conservazionistiche. Le due combinazioni riflettono pertanto differenti interpretazioni della sistematica del gruppo, e non l'esistenza di due specie distinte.

Descrizione

Femmina di pecari del Chaco allo zoo di San Diego.

Il pecari del Chaco è generalmente considerato il più grande tra i pecari viventi. Presenta un corpo robusto, sostenuto da arti relativamente corti, con una conformazione complessiva che ricorda quella di un piccolo suide. Il capo è massiccio, con un muso lungo e ben sviluppato, terminante in un disco nasale resistente e coriaceo. Il mantello è costituito da peli rigidi e setolosi, di colorazione variabile dal bruno al grigio-brunastro. Sul dorso può essere presente una striscia più scura, mentre nella regione delle spalle si osserva una caratteristica fascia di peli biancastri. Anche il contorno della bocca presenta peli chiari, che contribuiscono a distinguere la specie dagli altri pecari.

Le orecchie sono relativamente lunghe e ben sviluppate, così come il muso e la coda, che risultano proporzionalmente più allungati rispetto a quelli di altre specie della famiglia. Il dimorfismo sessuale è poco pronunciato e maschi e femmine presentano un aspetto generalmente simile.

Cranio e dentatura

La struttura cranica e dentaria del pecari del Chaco riflette l'adattamento a un'alimentazione comprendente materiali vegetali duri e fibrosi. La dentatura è caratterizzata da molari relativamente alti, definiti ipsodonti, che favoriscono la triturazione di alimenti abrasivi. La formula dentaria è:

I 2/3, C 1/1, P 3/3, M 3/3.

Come negli altri pecari, i canini superiori sono orientati prevalentemente verso il basso, diversamente dalle zanne dei suidi, che tendono a svilupparsi lateralmente e verso l'alto. Questa conformazione costituisce uno dei caratteri anatomici distintivi della famiglia Tayassuidae.

Arti e locomozione

Il pecari del Chaco possiede piedi relativamente piccoli, adatti a muoversi attraverso la vegetazione spinosa e intricata del Gran Chaco. Una caratteristica particolarmente importante è la presenza di un terzo dito nell'arto posteriore, condizione che lo distingue dagli altri pecari viventi, nei quali il numero delle dita posteriori funzionali è generalmente ridotto a due. La conformazione degli arti è stata interpretata come parte degli adattamenti locomotori della specie agli ambienti aridi, caratterizzati da suoli duri, vegetazione bassa e cespugli spinosi.

Distribuzione e habitat

Un pecari del Chaco nel parco nazionale Teniente Enciso, nel dipartimento di Boquerón, in Paraguay.

Il pecari del Chaco è endemico del Gran Chaco, una vasta regione naturale dell'America meridionale che si estende principalmente tra Paraguay, Bolivia e Argentina. La sua distribuzione è associata soprattutto alle porzioni più aride e semiaride della regione, dove prevalgono boschi xerofili, arbusteti spinosi e formazioni vegetali adattate a precipitazioni relativamente scarse. Il paesaggio è caratterizzato da alberi di altezza variabile, arbusti fitti, piante succulente e numerose specie provviste di spine. Tra gli ambienti frequentati figurano boschi aperti e relativamente bassi, macchie spinose e aree di transizione tra formazioni forestali e arbustive. La specie è strettamente associata a questi ecosistemi, nei quali trova sia il nutrimento sia la copertura necessaria per sottrarsi ai predatori e alle perturbazioni esterne.

Adattamenti agli ambienti aridi

L'ambiente del Chaco presenta temperature elevate, lunghi periodi di siccità e una notevole quantità di polvere sospesa, soprattutto durante la stagione secca. Il pecari del Chaco possiede alcune caratteristiche anatomiche interpretate come adattamenti a tali condizioni. Tra queste figura il notevole sviluppo delle cavità nasali e dei seni paranasali, che potrebbero contribuire alla gestione dell'aria secca e polverosa. Il muso resistente e mobile consente inoltre di manipolare alimenti protetti da spine o altre strutture difensive. I piedi relativamente piccoli favoriscono il movimento tra gli arbusti e sui terreni compatti. L'apparato digerente è specializzato nello sfruttamento di materiali vegetali relativamente duri, permettendo alla specie di utilizzare risorse alimentari poco accessibili a numerosi altri mammiferi erbivori.

Biologia

Organizzazione sociale

Il pecari del Chaco è una specie gregaria, che vive generalmente in gruppi comprendenti più individui. I branchi possono raggiungere una ventina di animali, sebbene la loro composizione e consistenza varino in funzione delle condizioni ambientali e della disponibilità delle risorse. La vita sociale favorisce la ricerca del cibo, la comunicazione tra individui e la difesa nei confronti di eventuali minacce. Gli animali mantengono il contatto attraverso vocalizzazioni, segnali olfattivi e comportamenti visivi. Tra i suoni prodotti figurano grugniti e rumori ottenuti facendo battere i denti. Queste emissioni possono svolgere funzioni differenti, dalla comunicazione all'interno del branco alla segnalazione di situazioni di allarme.

Attività e spostamenti

Il pecari del Chaco è prevalentemente diurno. L'attività tende a concentrarsi nelle ore meno calde, in particolare durante la mattina, quando gli animali si spostano alla ricerca di cibo e acqua. I branchi percorrono itinerari relativamente regolari all'interno delle proprie aree di frequentazione. Le osservazioni riportate nella letteratura zoologica descrivono cicli di spostamento che possono estendersi per diverse settimane, consentendo agli animali di utilizzare differenti settori del territorio. La mobilità è influenzata dalla disponibilità di risorse alimentari, dalla distribuzione delle fonti d'acqua e dalle condizioni stagionali.

Comunicazione e marcatura odorosa

Come altri pecari, Parachoerus wagneri possiede ghiandole odorifere dorsali utilizzate nella comunicazione chimica. Queste ghiandole producono una secrezione dall'odore intenso, che viene depositata su tronchi, arbusti e altri elementi dell'ambiente mediante sfregamento. La marcatura odorosa contribuisce al riconoscimento reciproco e alla comunicazione tra gli individui. Gli animali utilizzano inoltre particolari luoghi per la defecazione e possono frequentare aree dove si rotolano nel fango o nella polvere. Questi comportamenti possono contribuire alla pulizia del mantello, alla termoregolazione e alla gestione dei parassiti esterni.

Difesa

In presenza di un pericolo, i membri del branco possono assumere atteggiamenti difensivi coordinati. È stato descritto, in particolare, un comportamento nel quale più individui si dispongono ravvicinati, formando una sorta di barriera rivolta verso la minaccia. Questa disposizione può rendere più difficile l'attacco a un singolo animale. Il pecari del Chaco può reagire anche mediante cariche e morsi, soprattutto quando viene sorpreso o si trova in una situazione dalla quale non riesce a fuggire. Tuttavia, rispetto ad altre specie di pecari, è stato generalmente descritto come relativamente meno aggressivo nei confronti dei conspecifici.

Alimentazione

Il pecari del Chaco è un erbivoro opportunista, particolarmente adattato allo sfruttamento della vegetazione xerofila. La sua dieta comprende soprattutto piante succulente, cactus, radici, frutti, fiori e altre parti vegetali. Tra i cactus consumati sono stati segnalati Cleistocactus baumannii e Opuntia discolor. Queste piante costituiscono risorse importanti negli ambienti aridi, poiché contengono acqua e possono rimanere disponibili anche durante periodi di scarse precipitazioni.

Consumo dei cactus

Una delle caratteristiche alimentari più note della specie è la capacità di consumare cactus provvisti di spine. Il pecari utilizza il muso robusto per spostare o far rotolare sul terreno le parti della pianta, contribuendo a rimuovere alcune spine mediante sfregamento. Può inoltre afferrare le spine con i denti, staccarle ed espellerle prima di ingerire il tessuto vegetale. Questo comportamento consente di utilizzare risorse alimentari che possono risultare difficili da sfruttare per altri erbivori. La struttura dell'apparato digerente, comprendente uno stomaco suddiviso in due compartimenti principali, facilita l'elaborazione di alimenti vegetali ricchi di fibre. Anche la fisiologia renale contribuisce all'adattamento a una dieta composta in parte da piante succulente.

Altre risorse alimentari

Oltre ai cactus, il pecari del Chaco consuma radici di bromeliacee, baccelli di acacie e fiori caduti. La composizione della dieta può variare sensibilmente nel corso dell'anno, in relazione alla disponibilità delle differenti specie vegetali. Gli animali possono inoltre cercare terreni ricchi di sali minerali. Tra questi figurano aree naturalmente saline, termitai o formicai e superfici di terreno recentemente esposte da lavori stradali o altre attività umane. L'ingestione di materiali minerali contribuisce all'approvvigionamento di elementi quali calcio, magnesio e cloruri.

Riproduzione

La riproduzione del pecari del Chaco è influenzata dalle condizioni climatiche e dalla disponibilità di cibo. Le nascite sono state osservate soprattutto tra settembre e dicembre, ma possono verificarsi anche in altri periodi dell'anno. La maggiore frequenza delle nascite in determinati mesi sembra essere associata alle precipitazioni e alla conseguente disponibilità di risorse vegetali. Le osservazioni riproduttive hanno indicato un numero medio di embrioni pari a circa 2,7. Prima del parto, la femmina può allontanarsi temporaneamente dal branco, tornando successivamente a unirsi agli altri individui. I piccoli sono relativamente precoci nello sviluppo: poco dopo la nascita sono già in grado di reggersi sulle zampe e di muoversi autonomamente. Il mantello dei giovani è simile a quello degli adulti, diversamente da quanto avviene in alcuni altri ungulati, nei quali i piccoli presentano colorazioni nettamente differenti. Non è presente un marcato dimorfismo sessuale.

Conservazione

Il pecari del Chaco è classificato come specie in pericolo (EN) nella Lista rossa della IUCN.

La specie possiede una distribuzione geografica relativamente limitata e una forte dipendenza dagli ambienti aridi e semiaridi del Gran Chaco. Questa specializzazione ecologica la rende particolarmente vulnerabile alle trasformazioni del paesaggio. La popolazione complessiva è stata stimata in alcune valutazioni nell'ordine di poche migliaia di individui, ma le cifre disponibili devono essere interpretate con cautela, considerando la difficoltà di censire una specie che frequenta ambienti estesi e scarsamente accessibili.

Perdita e frammentazione dell'habitat

La principale minaccia è rappresentata dalla progressiva distruzione e frammentazione dei boschi e degli arbusteti del Gran Chaco. Negli ultimi decenni, vaste superfici di vegetazione naturale sono state trasformate in pascoli e terreni destinati alle attività agro-zootecniche. L'espansione degli allevamenti bovini, la costruzione di infrastrutture e l'apertura di nuove strade contribuiscono a ridurre la continuità degli habitat. La frammentazione può isolare i branchi, ostacolare gli spostamenti e limitare gli scambi genetici tra popolazioni. La perdita della copertura vegetale modifica inoltre la disponibilità delle piante utilizzate come alimento e dei rifugi necessari alla specie.

Caccia e altre minacce

La caccia costituisce un ulteriore fattore di pressione. Il pecari del Chaco può essere abbattuto per la carne o durante attività venatorie non selettive. La costruzione di nuove strade e l'espansione degli insediamenti umani rendono accessibili aree precedentemente poco frequentate, aumentando il rischio di cattura. Tra le possibili minacce figurano anche le malattie, comprese quelle che potrebbero essere trasmesse da animali domestici o da altre specie selvatiche. Sono stati segnalati episodi di mortalità nei branchi, ma l'importanza relativa dei diversi agenti patogeni richiede ulteriori indagini. La combinazione di caccia, riduzione dell'habitat e isolamento delle popolazioni può compromettere la sopravvivenza della specie nel lungo periodo.

Aree protette

Primo piano di un pecari del Chaco allo zoo di Saint Louis.

La conservazione del pecari del Chaco dipende in larga misura dalla protezione degli habitat naturali. In Paraguay, la specie è presente in aree protette del Chaco, tra cui il parco nazionale Teniente Enciso, istituito per salvaguardare gli ecosistemi caratteristici della regione. La sola istituzione di riserve, tuttavia, non garantisce necessariamente una protezione efficace. La sorveglianza del territorio, il controllo della caccia e la gestione delle attività agro-zootecniche nelle aree circostanti rappresentano componenti essenziali delle strategie di conservazione. Particolare importanza assume inoltre il mantenimento di collegamenti ecologici tra le popolazioni.

Conservazione in cattività

La specie viene allevata anche in alcuni giardini zoologici dell'America settentrionale e dell'Europa. Queste popolazioni possono contribuire alla ricerca scientifica, alla sensibilizzazione del pubblico e alla conservazione di una parte della diversità genetica della specie. Gli allevamenti zoologici permettono inoltre di approfondire aspetti della biologia riproduttiva, dell'alimentazione e del comportamento che risultano difficili da osservare in natura. La conservazione ex situ non può tuttavia sostituire la protezione delle popolazioni selvatiche e degli ecosistemi del Gran Chaco.

Note

  1. 1 2 3 4 Altrichter, M., Taber, A., Noss, A., Maffei, L. e Campos, J., Catagonus wagneri, in The IUCN Red List of Threatened Species, vol. 2015, 2015, DOI:10.2305/IUCN.UK.2015-2.RLTS.T4015A72587993.en.
  2. 1 2 3 4 5 Mayer, J. J. e Wetzel, R. M., Catagonus wagneri, in Mammalian Species, n. 259, 1986, pp. 1–5, DOI:10.2307/3503829.
  3. 1 2 Wetzel, R. M., Catagonus, an "Extinct" Peccary, Alive in Paraguay, in Science, vol. 189, n. 4200, 1975, pp. 379–381, DOI:10.1126/science.189.4200.379.
  4. ↑ (EN) Appendices, su CITES.
  5. ↑ Wetzel, R. M., The Chacoan peccary, Catagonus wagneri (Rusconi), in Bulletin of Carnegie Museum of Natural History, vol. 3, 1977, pp. 1–36, DOI:10.5962/p.228582.
  6. ↑ Parisi-Dutra, R. e altri, Phylogenetic Systematics of Peccaries (Tayassuidae: Artiodactyla) and a Classification of South American Tayassuids, in Journal of Mammalian Evolution, vol. 24, n. 3, 2017, pp. 345–358, DOI:10.1007/s10914-016-9347-8.

Bibliografia

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