| Pascendi Dominici gregis Lettera enciclica | |
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| Pontefice | Papa Pio X |
| Data | 8 settembre 1907 |
| Anno di pontificato | IV |
| Traduzione del titolo | Di pascere il gregge del Signore |
| Argomenti trattati | La condanna del modernismo |
| Enciclica papale nº | XI di XVI |
| Enciclica precedente | Une fois encore |
| Enciclica successiva | Communium rerum |
La Pascendi Dominici gregis (spesso citata più brevemente come Pascendi) è una celebre enciclica di Papa Pio X, datata 8 settembre del 1907.
L'enciclica fu redatta, sotto l'autorità di Pio X, da monsignor Vincenzo Sardi di Rivisondoli, segretario dei Brevi ai Principi, a partire dagli elaborati iniziali di Joseph Lemius, procuratore generale degli Oblati di Maria Immacolata, e del cardinale cappuccino José de Calasanz Félix Santiago Vives y Tutó.
Con essa, come già in precedenza col decreto Lamentabili sane exitu, la Chiesa cattolica con Pio X condanna fermamente il movimento modernista, rappresentato tra parecchi altri da Alfred Loisy, che tenta di conciliare la filosofia moderna e la fede cattolica fondandosi su presupposti soggettivistici di varia derivazione (in particolare, sul criticismo kantiano).
Secondo l’enciclica, il modernismo si basa su alcuni presupposti filosofici, errati:
Quest'ultimo presupposto si applica in particolare ai dogmi, che i modernisti considerano non come "verità cadute dal cielo", ma come simboli, sempre inadeguati, rispetto all'oggetto (le realtà divine) e come strumenti rispetto al credente, al quale devono essere utili; formule che, per mantenersi vitali, possono essere cambiate.
Secondo l'enciclica, i modernisti sono spesso persone dalla condotta austera e di grande cultura:
Ma la dottrina da loro propugnata è condannata senz'appello, come destinata a portare alla rovina della Chiesa e della fede: per papa Sarto il modernismo non è solo un'eresia, ma addirittura la «sintesi di tutte le eresie» (omnium haereseon conlectum).
In particolare è condannato, nell'interpretazione delle Scritture, non il metodo storico-critico, allora agli albori, in sé, ma una sua interpretazione razionalistica e naturalistica, disancorata dal magistero della Chiesa, in particolare laddove arrivi a sovvertire le verità tradizionali del cattolicesimo, per esempio distinguendo il "Gesù storico" dal "Cristo della fede".
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 294979633 |
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