Passo Jiayu

Torri di guardia presso il passo di Jiayu
Mura parzialmente realizzate in pisé (il livello superiore è in mattoni di fango) presso Jiayuguan

Il passo di Jiayu o di Jiayuguan (in cinese semplificato: 嘉峪关; in cinese tradizionale: 嘉峪關; pinyin: Jiāyù Guān) è la prima fortezza di frontiera situata all'estremità occidentale della grande muraglia cinese, vicino alla città di Jiayuguan, nella provincia del Gansu. Al pari del passo Juyong e del passo Shanhai, è uno dei principali punti di presidio della grande muraglia. Nel periodo Ming, i mercanti e gli ambasciatori stranieri provenienti dall'Asia centrale e dall'Asia occidentale giungevano in Cina soprattutto attraverso il passo di Jiayu.

Storia

I documenti risalenti alla dinastia Han fanno riferimento a un passo (forte) in questa regione, mentre durante la dinastia Song veniva menzionato un passo, ma non una città, che fungeva da posto di controllo contro il contrabbando. Durante il XIV secolo un esercito della dinastia Ming al comando del generale Feng Sheng respinse gli ultimi eserciti della dinastia Yuan a nordovest fuori dal corridoio di Hexi. Il generale ordinò la costruzione e il rinforzo della grande muraglia cinese nel 1372 aggiungendovi questo forte, che divenne noto come "il più grande passo sotto il cielo" e che andò a costituire l'estremità occidentale della grande muraglia durante la dinastia Ming.

Il primo viaggiatore di cui si abbia notizia ad aver attraversato il passo e ad addentrarsi nel deserto fu Laozi nel V secolo a.C. Una leggenda vorrebbe che il filosofo avesse tra i 160 e i 200 anni quando, disilluso dal fatto che molti ignorassero i suoi insegnamenti, cavalcò il suo bufalo nero fuori dal corridoio di Hexi dirigendosi verso le regioni occidentali. Fu solo 400 anni dopo che l'inviato dell'imperatore Han Wudi, Zhang Qian, attraversò il passo Jiayu, facendo da apripista per commercianti, pellegrini e ambasciatori occidentali. Nei pressi del passo i mercanti stranieri attendevano il permesso di proseguire verso est, a volte per mesi.

A inizi del Novecento Mildred Cable e Francesca French riportarono che

«La scena era desolata oltre ogni dire, e se mai il dolore umano ha lasciato un'impronta sull'atmosfera di un luogo, è sicuramente a Jiayuguan, attraverso i cui portali per secoli un flusso ininterrotto di umanità disperata [...] funzionari caduti in disgrazia, criminali condannati, prodighi senza dimora, fuorilegge terrorizzati, i passi di tutti costoro sono confluiti in quell'unico, tetro portale, e attraverso di esso hanno per sempre lasciato la terra della loro nascita. Le mura ad arco sono ricoperte di poesie strappate da cuori infranti.»

Descrizione

Il forte è costituito da bastioni interni ed esterni, con torrette per arcieri e torri di guardia con padiglioni. I bastioni esterni un tempo includevano caserme, magazzini, un tempio dedicato al dio della guerra, un teatro per l'intrattenimento delle truppe e una sorgente d'acqua dolce. Tutto il complesso era circondato da un fossato difensivo. Le rovine odierne includono pochi tratti di mura, un teatro e, di fronte e un tempio che è stato adibito a museo.

All'estremità orientale, la porta Guanghua Men ("porta dell'illuminazione"), a tre piani, si erge al di sopra del muro interno. A essa corrisponde la porta Rouyuan Men ("porta della conciliazione"), che conduce al deserto. Sopra entrambe le porte si ergono torri alte 17 metri ornate da grondaie sporgenti. Ai quattro angoli si trovano i fortini, le torrette degli arcieri e le torri di guardia.

Note

  1. ↑ (EN) Yuan Julian Chen, Between the Islamic and Chinese Universal Empires: The Ottoman Empire, Ming Dynasty, and Global Age of Explorations, in Journal of Early Modern History, vol. 25, n. 5, 11 ottobre 2021, pp. 422-456, DOI:10.1163/15700658-bja10030, ISSN 1385-3783 (WC · ACNP).
  2. ↑ Bonavia et al., p. 150.
  3. 1 2 3 4 5 Bonavia et al., p. 151.
  4. ↑ Bonavia et al., p. 152.

Bibliografia

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