
Paul Muldoon (Portadown, 20 giugno 1951) è un poeta e critico letterario irlandese.
Considerato una delle figure più importanti della poesia irlandese contemporanea, Muldoon è noto per una scrittura che combina forme tradizionali, sperimentazione metrica e fonica, giochi linguistici, allusioni letterarie e riferimenti alla storia e alla cultura dell'Irlanda del Nord.
Autore di quindici raccolte poetiche, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, fra cui il T. S. Eliot Prize per The Annals of Chile e il Premio Pulitzer per la poesia e il Griffin Poetry Prize per Moy Sand and Gravel. Ha inoltre svolto un'intensa attività di docente, critico, traduttore, curatore editoriale, autore di libretti e testi musicali.
Paul Muldoon nacque il 20 giugno 1951 a Portadown, nella contea di Armagh, in Irlanda del Nord, parte del Regno Unito, e crebbe nella zona rurale di Collegelands, vicino al villaggio di Moy, al confine fra le contee di Armagh e Tyrone. La madre, Brigid, era insegnante; il padre, Patrick, lavorò come bracciante agricolo e orticoltore. Il paesaggio dell'infanzia, insieme alle tensioni politiche e settarie dell'Irlanda del Nord, sarebbe rimasto una presenza ricorrente nella sua poesia.
Dopo gli studi al St Patrick's College di Armagh, nel 1969 si iscrisse alla Queen's University Belfast, dove studiò letteratura inglese. In quegli anni entrò in contatto con Seamus Heaney e divenne uno dei membri più giovani del gruppo di poeti riunito a Belfast attorno a Philip Hobsbaum, del quale facevano parte, fra gli altri, Heaney, Michael Longley e Derek Mahon. Nel 1973, mentre era ancora all'università, pubblicò per Faber and Faber New Weather, la prima raccolta a ottenere ampia attenzione critica.
Dal 1973 al 1986 lavorò a Belfast come produttore di programmi radiofonici e televisivi per la BBC, occupandosi soprattutto di arte e letteratura. Gli anni alla BBC coincisero con una delle fasi più violente dei Troubles, esperienza che costituì uno degli sfondi storici della sua produzione poetica senza tuttavia tradursi in una poesia direttamente documentaria o programmaticamente politica. Durante questo periodo pubblicò, tra le altre, Mules (1977), Why Brownlee Left (1980), Quoof (1983) e Meeting the British (1987).
Lasciata la BBC, insegnò per brevi periodi all'Università dell'Anglia orientale e all'Università di Cambridge. Nel 1987 si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò anche alla University of California, Berkeley e alla Columbia University. Nel 1990 entrò alla Princeton University, inizialmente come lecturer; divenne professore ordinario nel 1995 e vi svolse in seguito numerosi incarichi accademici e organizzativi.
Dal 1999 al 2004 fu professore di poesia all'Università di Oxford e divenne honorary fellow dell'Hertford College. Le quindici lezioni tenute durante il mandato furono successivamente raccolte in The End of the Poem: Oxford Lectures on Poetry (2006). A Princeton fu inoltre direttore del Program in Creative Writing, direttore del Princeton Atelier, presidente del Fund for Irish Studies e, dal 2006 al 2012, primo presidente del Peter B. Lewis Center for the Arts.
Dal 2007 al 2017 fu poetry editor del New Yorker. Parallelamente alla poesia continuò a pubblicare saggi, libretti, libri per bambini e testi musicali, e svolse attività di traduttore dall'irlandese, in particolare dell'opera poetica di Nuala Ní Dhomhnaill. Nel 2021 curò inoltre con Paul McCartney i due volumi di The Lyrics: 1956 to the Present.
Dal 2022 al 2025 ricoprì l'incarico di Ireland Professor of Poetry. Nel 2024 pubblicò la quindicesima raccolta poetica, Joy in Service on Rue Tagore. Il 1º luglio 2025, dopo trentacinque anni di insegnamento a Princeton, divenne professore emerito con i titoli di Howard G. B. Clark '21 University Professor in the Humanities Emeritus e Professor of Creative Writing Emeritus.
La poesia di Muldoon è caratterizzata dalla compresenza di elementi apparentemente contraddittori: forme tradizionali e sperimentazione, tono colloquiale ed erudizione, comicità e gravità, immediatezza narrativa ed estrema elusività. Fin dalle prime raccolte, come New Weather (1973), Mules (1977), Why Brownlee Left (1980) e Quoof (1983), l'esperienza dell'Irlanda del Nord viene filtrata attraverso racconti obliqui, immagini stranianti, reticenze e improvvisi spostamenti di prospettiva, più che attraverso una poesia direttamente politica o documentaria.
Un elemento centrale della sua scrittura è il trattamento del linguaggio come sistema di connessioni potenzialmente inesauribili. Rima, assonanza, allitterazione, etimologia, doppi sensi e associazioni foniche non sono semplici ornamenti ma determinano spesso lo sviluppo stesso del componimento. Muldoon ha più volte descritto la rima e la ripetizione come possibilità già latenti nella lingua, capaci di condurre il poeta verso collegamenti non previsti in partenza. Questa fiducia nelle associazioni linguistiche convive con un rigoroso interesse per le forme metriche tradizionali, dal sonetto alla sestina e alla terza rima, continuamente adattate o deformate.
La complessità formale aumentò soprattutto a partire dagli anni ottanta. Il lungo poema The More a Man Has the More a Man Wants, incluso in Quoof, e opere come 7, Middagh Street in Meeting the British (1987) intrecciano storia, invenzione narrativa, cultura popolare e riferimenti letterari, mentre Madoc: A Mystery (1990) porta l'allusività e l'intertestualità a un livello particolarmente radicale. Il poema costruisce una storia alternativa a partire dal progetto, mai realizzato, di Samuel Taylor Coleridge e Robert Southey di fondare una comunità utopica in America, sovrapponendovi filosofia, storia e parodia. L'oscurità di Madoc provocò reazioni critiche contrastanti e divenne uno degli esempi più discussi della tendenza di Muldoon a trasformare il poema in una rete di rimandi che richiede una partecipazione attiva da parte del lettore.
Con The Annals of Chile (1994) la sperimentazione formale si unisce più apertamente alla dimensione autobiografica ed elegiaca. La raccolta comprende Incantata, dedicata all'artista Mary Farl Powers, e il lungo poema Yarrow, nel quale ricordi familiari, storia irlandese, cultura popolare e riferimenti letterari vengono organizzati attraverso elaborate corrispondenze di rime e strutture speculari. Proprio in opere come queste la critica ha individuato uno dei tratti più caratteristici di Muldoon: l'emozione tende spesso a non essere dichiarata direttamente, ma emerge attraverso omissioni, deviazioni narrative e costruzioni formali estremamente controllate.
Dopo il trasferimento negli Stati Uniti la poesia di Muldoon ampliò ulteriormente il proprio orizzonte geografico e culturale. In Hay (1998) e soprattutto in Moy Sand and Gravel (2002) l'Irlanda dell'infanzia viene continuamente messa in relazione con l'esperienza americana, la memoria dell'emigrazione, la vita familiare e altre tradizioni culturali. Il titolo stesso di Moy Sand and Gravel richiama un'impresa situata nei pressi dei luoghi in cui il poeta era cresciuto, mentre numerosi testi della raccolta accostano paesaggio nordirlandese e americano, memoria privata e storia collettiva. Il volume, che comprende anche traduzioni e riscritture da Orazio, Eugenio Montale e Paul Valéry, vinse nel 2003 il Premio Pulitzer per la poesia e il Griffin Poetry Prize.
Nelle raccolte successive, da Horse Latitudes (2006) e Maggot (2010) fino a One Thousand Things Worth Knowing (2015), Frolic and Detour (2019) e Joy in Service on Rue Tagore (2024), Muldoon ha continuato a sviluppare una poesia fortemente intertestuale, nella quale immagini, versi, rime e motivi ricompaiono da un testo all'altro. La singola poesia tende così a inserirsi in un'ampia rete di corrispondenze interne. Parallelamente è rimasto centrale il principio secondo cui la composizione non deve essere completamente determinata in anticipo: Muldoon ha descritto il proprio metodo come una disponibilità a seguire le possibilità suggerite dalla lingua stessa, lasciando che suono, associazione e forma modifichino progressivamente il progetto iniziale.
L'attività di traduttore di Muldoon è legata soprattutto alla poesia in lingua irlandese di Nuala Ní Dhomhnaill. Dopo alcune versioni apparse in precedenza, tradusse integralmente The Astrakhan Cloak (1992) e, successivamente, The Fifty Minute Mermaid (2007), entrambi pubblicati con il testo irlandese a fronte. Muldoon ha descritto la traduzione come la forma più ravvicinata di lettura, sottolineando come il confronto con il testo irlandese lo costringa a misurarsi con sfumature linguistiche, giochi di parole e riferimenti culturali che una lettura meno analitica potrebbe lasciare inosservati.
Il rapporto fra i due poeti è stato considerato particolarmente significativo nel contesto della poesia irlandese contemporanea. La critica ha osservato come le traduzioni di Muldoon tendano a conservare e insieme a ricreare la componente ludica, metamorfica e linguisticamente instabile dell'opera di Ní Dhomhnaill; la collaborazione è stata inoltre interpretata come un punto d'incontro fra le due principali tradizioni linguistiche dell'Irlanda, quella in irlandese e quella in inglese. Lo stesso titolo The Astrakhan Cloak contiene un gioco sulla parola irlandese aistriúchán, «traduzione», indicativo dell'interesse di entrambi gli autori per il passaggio fra lingue come trasformazione creativa del testo.
Parallelamente Muldoon ha svolto un'attività critica caratterizzata da letture fortemente associative, attente a etimologia, allusione e intertestualità. Tra i suoi principali volumi di critica figurano To Ireland, I (2000) e The End of the Poem: Oxford Lectures on Poetry (2006), che raccoglie le lezioni tenute durante il mandato di professore di poesia a Oxford. Alex Alonso ha definito il suo metodo critico una forma di «stunt-reading», fondata su connessioni inattese, giochi verbali e interpretazioni volutamente provocatorie, ma anche su una diffidenza nei confronti dell'autorità assoluta dell'interprete.
Muldoon ha affiancato a poesia e critica una continuativa attività di curatore. Nel 1986 curò The Faber Book of Contemporary Irish Poetry e nel 1997 The Faber Book of Beasts. Dal 2007 al 2017 fu inoltre poetry editor del New Yorker, incarico nel quale contribuì alla selezione e pubblicazione della poesia della rivista.
Nel 2021 curò e introdusse The Lyrics: 1956 to the Present di Paul McCartney, due volumi costruiti attorno a 154 testi di canzoni e ai relativi commenti autobiografici. Il libro nacque da una serie di conversazioni fra Muldoon e McCartney sviluppatesi nell'arco di circa cinque anni; il materiale fu organizzato non cronologicamente ma alfabeticamente, così da costruire attraverso le canzoni una sorta di autoritratto dell'autore.
L'interesse di Muldoon per il rapporto fra parola, musica e performance si è manifestato anche nella scrittura di testi musicali, libretti e adattamenti teatrali. Insieme alla moglie, la scrittrice Jean Hanff Korelitz, adattò inoltre il racconto The Dead di James Joyce nello spettacolo site-specific The Dead, 1904, rappresentato a New York nel 2016 e nel 2017.
Tra le principali raccolte antologiche figurano Selected Poems 1968–1986 (1986), New Selected Poems: 1968–1994 (1996), Poems 1968–1998 (2001) e Selected Poems 1968–2014 (2016).
Tra i principali premi e riconoscimenti ricevuti da Muldoon figurano:
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