Il peccato mortale, secondo la Chiesa cattolica, è una violazione grave della Legge che distoglie l'uomo da Dio, privandolo dello stato di grazia. Chi muore in simili condizioni, vede la propria anima eternamente dannata.
Nella teologia della chiesa Cattolica romana, il peccato mortale, a differenza del peccato veniale, deve soddisfare tutte le seguenti condizioni:
Nel tardo XX secolo, dopo il Concilio Vaticano II, l'insegnamento cattolico-romano sul peccato mortale è stato oggetto di dubbi, in risposta ai quali papa Giovanni Paolo II ha ribadito l'insegnamento tradizionale con l'enciclica Veritatis Splendor. Nell'attuale Catechismo della Chiesa Cattolica si afferma:
e che
I peccati mortali, anche se rappresentano la morte dell'anima e quindi una interruzione della relazione di grazia con Dio, possono essere perdonati solo ed esclusivamente se confessati in vero spirito di penitenza e solo se ricevono l'assoluzione sacramentale (cioè il sacramento della Riconciliazione).
Sono necessari cinque passi: esame di coscienza, contrizione di cuore, proposito di emendare, confessione orale e soddisfazione di opere.
Tra i peccati mortali sono da annoverare quelli che secondo la tradizione sono i sette capitali, da intendere però più che altro come vizi, cioè attitudini malsane che possono portare a commettere il gesto peccaminoso in sé.
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