Pegione

Pegione, Pavia, coniata sotto Galeazzo II (1359-1378)

Il pegione (conosciuto anche come piccione, picchione o pigione) fu una moneta coniata nell'area lombarda a partire dal XIV secolo. Il pegione fu una riproduzione meno pesante e più svalutata del più celebre grosso, una delle monete d'argento più influenti del XIII e XIV secolo. La sua coniazione fu strettamente legata alla famiglia dei Visconti: la zecca di Pavia e la zecca di Milano, le due capitali del dominio visconteo, si fecero promotrici infatti di una larga produzione di questa moneta.

Contesto monetario del periodo

Il XIV e il XV secolo furono caratterizzati dalla nascita di nuove monete d'oro in vari stati europei, che riprendevano per peso e per dimensioni i più rinomati fiorini di Firenze e i ducati d'oro veneziani (conosciuti dopo il XVI secolo come zecchini) del XIII secolo. Lo scudo francese (o ècu d'or) iniziò ad essere coniato regolarmente con Filippo VI (1328-1350); il saluto d'oro vide una rapida diffusione dapprima in Francia con Carlo VI (1380-1422) e poi nei territori inglesi posseduti nel continente con Enrico V (1413-1422). Tuttavia la produzione monetaria aurea, poiché aveva un elevato potere d'acquisto, era quella meno utilizzata dalla popolazione più povera: la circolazione delle monete d'argento rimaneva ancora centrale nell'Europa dell'epoca, soprattutto per i pagamenti meno dispendiosi come tasse e salari. La monetazione d'argento subì tra seconda metà del XIV e prima metà del XV secolo una progressiva svalutazione, dovuta alle numerose e costanti guerre che infiammavano il continente, come la Guerra dei cent'anni. Esempi di questa tendenza sono il patard nei Paesi Bassi e in Borgogna, il blanc in Francia e lo stesso pegione in Italia Settentrionale.

Origini e storia

Nascita e valore

Ritratto di Galeazzo II Visconti, signore di Pavia dal 1359

La prima attestazione in un documento pubblico del termine pegione risale al 1391, con l'emanazione di un editto di natura economica da parte di Gian Galeazzo Visconti (1378-1402). L'effettiva nascita della moneta risale agli anni sessanta e settanta del XIV° secolo, quando dapprima Galeazzo II (1354-1378) e successivamente il fratello Bernabò (1354-1385), appartenenti entrambi alla casata dei Visconti e co-signori di Milano, iniziarono la coniazione di una moneta più leggera e con una purezza di argento inferiore rispetto a quella del grosso, con valore equivalente a 18 denari imperiali (1 soldo e mezzo). Il pegione, infatti, attestava una purezza di metallo prezioso attorno al 66% e pesava approssimativamente 2,5 grammi, mentre il grosso, a fronte di una percentuale elevata di purezza di argento del 90%, si aggirava attorno ai 2,9 grammi.

La coniazione della moneta non subì un rallentamento neppure con la bipartizione amministrativa del territorio visconteo, dovuta alla crescente tensione tra Galeazzo II e Bernabò dopo la conquista di Pavia del 1359, e con la riapertura della zecca di Pavia, concessa dall'imperatore Carlo IV (1355-1378) nel 1361. La produzione concomitante del grosso-pegione nella zecca di Milano, controllata da Bernabò, e in quella di Pavia, sotto l'autorità di Galeazzo II, non inficiò di fatto la diffusione della moneta nell'area lombarda; che ben presto soppiantò il monopolio monetario del grosso veneziano nei domini dei signori di Milano. Il pegione continuò a circolare durante il XV secolo, nonostante le vicissitudini politiche della casata dei Visconti e del ducato di Milano.

Etimologia

L'origine del termine pegione è ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi, soprattutto perché la moneta era conosciuta anche col nome di picchione e piccione. Già dall'inizio del XIX secolo si ricollegò la parola pegione al termine francese pigeon, ovvero piccione o pigione, facendo riferimento all'impresa della colomba col motto à bon droit di Gian Galeazzo Visconti, raffigurata in alcune monete quattrocentesche milanesi. Tuttavia questa suggestiva ipotesi venne criticata da vari numismatici, visto che nessun pegione di Gian Galeazzo mostrava l'immagine di una colomba.

Un'altra ipotesi riguardò l'accostamento tra pegione e picchione, in riferimento all'iconografia presente in alcuni pegioni che riproducono Sant'Ambrogio con uno staffile in mano. Verso la fine del XX secolo venne proposta una derivazione del termine dal latino peius, ossia peggiore. Secondo questa teoria, il pegione sarebbe un termine popolare per indicare una moneta d'argento più svalutata e meno pesante, quindi peggiore, rispetto agli standard del grosso, moneta da cui deriva.

Caratteristiche iconografiche

Pegione di Gian Galeazzo Visconti con biscia viscontea, 1385-1395

Esistevano diverse varianti di pegioni, che potevano differire in particolar modo per iconografia e legenda: ciò è legato alla presenza di più zecche che producevano la stessa moneta ma che erano di fatto controllate da autorità politiche diverse. Il pegione prodotto dalla zecca di Pavia, controllata da Galeazzo II, presentava nel dritto un elmo con cimiero visconteo con a lati due tizzoni ardenti con la legenda GALEAZ VICECOMES DOMINUS MEDIOLANI PAPIE, nel rovescio della moneta il patrono cittadino San Siro, primo vescovo della città, e la legenda S. SIRUS PAPIA o S. SIRUS PAPPIA. Sempre in alcuni pegioni coniati a Pavia veniva raffigurato nel verso Sant'Ambrogio, vescovo e patrono di Milano, con la legenda S AMBRVS MEDIOLAN, attribuiti precedentemente in maniera erronea alla zecca di Milano.

Proprio nella zecca milanese, Bernabò produsse diverse varianti di pegione sia autonomamente che con Gian Galeazzo. Tipicamente, il dritto mostrava la classica impresa dell'elmo; al contrario, il rovescio raffigurava la Biscia viscontea. Con la morte di Bernabò e l'unione dei domini viscontei di Gian Galeazzo, l'iconografia del pegione vide un nuovo mutamento, nel dritto con la Biscia viscontea e nel rovescio nuovamente Sant'Ambrogio.

Note

  1. ↑ P. Spufford, Money and its use in Medieval Age, p. 321.
    «However the value of these gold pieces was so great that the vast majority of men never used gold at all. Gold coins were for noblemen, government officials and merchants trading on a large scale»
  2. 1 2 P. Spufford, Money and its use in Medieval Age, pp. 324-326.
  3. ↑ E. Motta, Documenti visconteo-sforzeschi per la storia di Milano, su it.wikisource.org, p. doc. 40. URL consultato il 5 dicembre 2025.
  4. 1 2 W. Day, M. Matzke e A. Saccocci, Medieval European Coinage: Northern Italy, vol.12, p. 445, 449. "Significant monetary change came only at the beginning of the joint rule of Bernabò and Galeazzo II Visconti (1354–78) with the introduction of the so-called pegione of one and a half soldi"
  5. ↑ P. Spufford, Money and its use in medieval Europe, p. 326
  6. 1 2 F. Pigozzo, I "piccioni" di Gian Galeazzo Visconti, p. 253.
  7. ↑ F. Pigozzo, I "piccioni" di Gian Galeazzo Visconti, pp. 260-261.
  8. ↑ F. Pigozzo, I "piccioni" di Gian Galeazzo Visconti, pp. 254-256.
    «Secondo Schärli, dunque, il vero significato di pegione sarebbe analogo a peggio, nel significato di povero o basso. L’ipotesi della studiosa svizzera trova un preciso fondamento nel termine tecnico peggio o peio, utilizzato nella valutazione della qualità dei metalli preziosi e identificativo di una lega di qualità inferiore ad un’altra, presa come riferimento.»
  9. ↑ A. Toffanin, Su alcune varianti di Grossi e Pegioni viscontei, in Bollettino della società numismatica italiana, n. 76, 2020, p. 32.
  10. ↑ W. Day, M. Matzke e A. Saccocci,, Medieval European Coinage: Northern Italy, vol. 12, p. 453.
  11. ↑ W. Day, M. Matzke e A. Saccocci,, Medieval European Coinage: Northern Italy, vol. 12, p. 462.

Bibliografia

Voci correlate

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