Peter Scully

Peter Scully
NascitaMelbourne, 13 gennaio 1963
Vittime accertate1
Vittime sospettate1+
Periodo omicidi2012
Luoghi colpitiFilippine
Metodi uccisionestrangolamento
Altri criminiStupro, abuso sessuale su minore, tratta di esseri umani, atti di tortura e pedofilia, tentato omicidio, occultamento di cadavere, incitazione alla pedopornografia e produzione di materiale pedopornografico, bancarotta fraudolenta
ArrestoMalaybalay City, 20 febbraio 2015
Provvedimentiergastolo + 129 anni aggiuntivi di carcere
Periodo detenzione2018 - in corso

Peter Gerard Scully (Melbourne, 13 gennaio 1963) è un criminale australiano.

Considerato uno dei peggiori predatori sessuali e divulgatori di materiale pedopornografico della storia contemporanea. Per alcuni giornalisti, è perfino considerato "il peggior pedofilo australiano".

Biografia

Primi anni

Non si hanno informazioni sui primi anni di Scully. Suo padre si chiamò Alan Scully (data di nascita e di morte sconosciuta), ma l'identità del resto della sua famiglia rimane altrettanto sconosciuta, compresa sua madre, morta negli anni Ottanta, i suoi fratelli e le sue sorelle. Secondo alcune dichiarazioni dello stesso australiano, egli fu abusato sessualmente da parte di un prete cattolico nei pressi di Victoria da piccolo, ma venne considerata come giustificazione infondata e priva di attendibilità per i suoi crimini a sfondo sessuale.

Adolescenza

Secondo alcune testimonianze e alcuni resoconti biografici, Scully iniziò già a drogarsi, bere alcolici e commettere qualche piccola truffa ai danni di alcuni suoi compagni di classe in età adolescenziale, mantenendo comunque un bell'aspetto fisico all'epoca (tipici tratti di narcisismo e megalomania).

Nuova famiglia

Nonostante alcuni conoscenti notarono già il suo atteggiamento insolito e inopportuno, Scully continuò ad assumere alcolici e successivamente mise su famiglia con sua moglie e i suoi due figli, anche loro sconosciuti, a Narre Warren, un sobborgo di Melbourne, mostrandosi apparentemente normale e gentile con loro.

Scully e la sua famiglia furono spesso attivi su Facebook prima del suo arresto. Dopodiché, il suo account venne cancellato e quelli della sua famiglia rimasero privati e nascosti.

Altezza

Scully è alto 1,88 metri (oltre la media degli uomini australiani).

Prime attività criminali

All'inizio degli anni Duemila, Scully progettò e realizzò uno schema immobiliare nominato "The Key Result" per aiutare acquirenti con basso credito e basso reddito a investire in case e immobili di proprietà privata con affitti e titoli acquisiti nel giro di cinque anni.

Nel 2005, il progetto fu in debito di circa 2,6 milioni di dollari australiani.

Nel 2009, un'indagine dell'ASIC (Commissione nazionale di sicurezza e investimenti finanziari dell'Australia) ha scoperto il suo coinvolgimento in ben 117 reati di bancarotta fraudolenta e frode relativi al suo progetto ai danni di oltre 20 investitori a Melbourne (la sua città d'origine).

Scully fu anche coinvolto nella gestione di un servizio internazionale di escort e prostituzione online senza licenza con una sua partner filippina adolescente (futura complice) tra la fine degli anni Duemila e il 2010.

La fuga e l'inizio degli abusi sessuali

Nel 2011, dopo essere stato accusato dei numerosi reati di bancarotta fraudolenta e frode immobiliare, Scully fuggì da Melbourne per rifugiarsi nelle Filippine con una cifra pari a circa 2 milioni e mezzo di dollari australiani, lasciando sua moglie e i suoi due figli a casa in Australia.

Dopo circa un anno, dall'isola di Mindanao, nel sud delle Filippine, dopo essersi ambientato abbastanza bene e aver stretto nuove amicizie tra donne e uomini ideali, iniziò a gestire e distribuire materiale pedopornografico via Internet, offrendo un servizio pay-per-view in cui era possibile guardare video in streaming di torture e violenze sessuali su minori sotto i 12 anni tramite il Dark web, precisamente nel suo sito NLF ("No Limits Fun").

Vivendo circondato da grande povertà con vari tratti del terzo mondo asiatico, Scully riuscì a manipolare e convincere alcune famiglie in estrema difficoltà economica ad occuparsi personalmente delle proprie figlie, con la falsa promessa di una buona educazione e di una buona alimentazione, per poi sequestrarle e abusarne ripetutamente (tipici tratti di psicopatia). Tutto ciò potè avvenire anche grazie al suo status di genitore e uomo benestante, così come alla complicità di due sue giovani fidanzate filippine, Liezyl Margallo e Carme Ann Alvarez.

Daisy's Destruction

Particolarmente noto divenne un filmato girato nel 2012, intitolato Daisy's Destruction, in cui tre bambine, Liza (12 anni), Cindy o "Barbie" (11 anni) e la più piccola, Daisy (solo 18 mesi), subiscono abusi e torture da parte dello stesso Scully e di diverse donne asiatiche, tra cui Margallo. Liza e Daisy riuscirono a sopravvivere, mentre Cindy, dopo innumerevoli atti di stupro e tortura e costretta a scavare la propria fossa, venne infine uccisa da Scully. Secondo Margallo, l'uomo australiano avrebbe anche registrato gli ultimi atti di violenza sessuale e l'omicidio della ragazzina. Daisy, nonostante la miracolosa sopravvivenza, è diventata sterile, presenta alcune ferite fisiche permanenti e ha sviluppato il Disturbo da Stress Post-Traumatico per i gravi maltrattamenti subiti. Inoltre, la sua identità rimane tuttora sconosciuta e riservata per motivi di privacy e sicurezza.

Il filmato, oltre a essere considerato un autentico "snuff movie", è considerato anche uno dei filmati più violenti e disturbanti mai stati scoperti e diffusi su Internet e alcuni utenti ritennero inizialmente che fosse una leggenda metropolitana per i racconti e il contenuto del filmato. Inoltre, fu venduto a 10.000 dollari USA per cliente col sistema delle criptovalute, ottenendo diversi incassi da varie parti del mondo come Stati Uniti (es: l'ex star televisiva Josh Duggar nel 2021), Canada, Germania, Brasile e Australia (il suo paese d'origine).

Arresto

Il 20 febbraio del 2015, dopo le informazioni date da parte di due cugine precedentemente abusate e successivamente scappate dalla casa di Scully e dopo la scoperta da parte degli inquirenti dei resti sepolti di Cindy proprio nel terreno su cui era edificato un appartamento precedentemente occupato da Scully, è stato arrestato nella sua casa a Malaybalay City. Secondo la polizia, la morte di Cindy è stata causata da strangolamento, come è stato anche riferito dalla giovane partner Margallo, ancora in libertà all'epoca, che li ha condotti al vecchio appartamento dell'uomo.

Sia la scoperta dei resti della ragazzina di 11 anni che l'arresto dell'australiano vennero registrati in collaborazione con gli inquirenti filippini e successivamente pubblicati su Internet.

Intervista con 60 minutes Australia

Scully partecipò a un'intervista pubblicata a marzo del 2015, circa un mese dopo la sua cattura, dal celebre servizio giornalistico e criminologico 60 minutes Australia su YouTube, il quale contribuì alla registrazione del cadavere di Cindy e dell'arresto dell'uomo. Nell'intervista, Scully comunicò con la giornalista Tara Brown riguardo alla sua carriera criminale in qualità di pedofilo e predatore sessuale, agli orribili abusi su Daisy, all'omicidio di Cindy e ad eventuali rimorsi espressi durante i primi momenti della sua detenzione in custodia cautelare. Il criminale australiano, mostrandosi megalomane e narcisista, rifiutando di rispondere ad alcune domande relative al suo caso e fingendo di provare rimorsi nei confronti delle sue vittime, rivelò anche l'uso e l'esistenza di un diario personale per spiegare le motivazioni dei suoi crimini, eventuali rimorsi accumulati nel tempo, ulteriori complici nazionali e internazionali e descrizioni dettagliate e accurate sulle sue vittime e sul commercio pedopornografico nel dark web. Il suo diario non è stato ancora pubblicato per motivi sconosciuti.

Tara Brown intervistò anche alcuni investigatori e poliziotti che si occuparono del caso. Paul Hopkins, l'allora esperto investigatore della Australian Federal Police (AFD), definì Scully come "l'individuo più depravato sul quale abbia mai indagato e studiato in 26 anni di servizio di polizia" e confessò di aver avuto incubi riguardanti i suoi filmati fino alla cattura. Virgilio Mendez, l'allora capo della NBI, ente investigativo filippino simile all'FBI, lo definì "assolutamente spietato" e "probabilmente malato di mente, come la sua complice (Alvarez)". Un'altra investigatrice filippina rivelò il sistema della legge della domanda e dell'offerta usato da Scully e dai suoi clienti e confessò di aver pianto durante la visione di quei filmati.

Processo

A ottobre dello stesso anno, un grave incendio colpì un ufficio della stazione di polizia con all'interno alcune prove materiali molto importanti, come altri filmati pedopornografici e di tortura e messaggi tra Scully, le sue complici e alcuni dei suoi clienti internazionali. Si presume che lo stesso australiano abbia contattato qualche complice ancora in libertà o corrotto una guardia carceraria per appiccare l'incendio e distruggere le prove. Infatti, la corruzione è un problema molto comune nell'ambito istituzionale e sociale filippino, poiché si tratta di uno stato relativo al terzo mondo con gravi difficoltà economiche per la popolazione. Tuttavia, questa ipotesi non è stata ancora confermata.

In altre interviste, Scully, attraverso una logica relativamente aziendale, si definì lui stesso una vittima del suo caso, sostenendo di essere rimasto intrappolato nella sua stessa rete pedopornografica come una spirale di violenza continua e volendo far credere all'opinione pubblica e ai giudici che la domanda del dark web fosse stata così pressante e minacciosa da costringerlo a produrre e diffondere contenuti. Come già accennato in precedenza, tentò anche di usare la scusa di essere stato abusato da piccolo da parte di un prete cattolico a Victoria (la piaga degli abusi clericali in Australia fu un fatto tristemente reale negli anni Settanta, ma venne usata da Scully in modo puramente strumentale per impietosire la giuria) e attribuì la colpa principalmente alle sue complici filippine, poiché anche loro erano le esecutrici materiali di quasi tutti quei delitti.

All'uomo australiano vennero presentati ben 75 capi d'accusa, esclusi quelli di frode, nelle Filippine: produzione e diffusione illegale di materiale pedopornografico, abusi sessuali su minori, tratta di esseri umani, atti di tortura, tentato omicidio, omicidio e occultamento di cadavere.

Nonostante le vittime accertate e riconosciute dagli inquirenti siano 7-8, tra cui Cindy uccisa, si presume che le potenziali vittime in totale si aggirino intorno ai 75 per altri casi sospettati di tratta di esseri umani, pedopornografia, abusi sessuali su altri bambini e potenziale omicidio plurimo.

Nel 2017, Margallo venne arrestata a Cagayan de Oro condannata successivamente a 126 anni di carcere per aver partecipato direttamente agli abusi sessuali e alle torture su minori, compresa la piccola Daisy (Margallo aveva 18-19 anni all'epoca del filmato).

Alcuni pubblici ministeri e membri della autorità nazionali delle Filippine furono indecisi sulla reintroduzione della pena capitale per il reo australiano, nonostante fosse stata abolita nel 2006. Tuttavia, nel giugno del 2018, Scully fu definitivamente condannato all'ergastolo insieme ad Alvarez e costretti entrambi a un risarcimento di quasi 87.000 dollari USA per le loro vittime.

In quel periodo, Scully e una delle sue sorelle si lamentarono delle sue condizioni carcerarie.

A novembre del 2022, l'uomo australiano ricevette altri 129 anni di carcere per altri 60 capi d'accusa relativi agli abusi sessuali su minori.

Nel 2025, la Corte Suprema delle Filippine confermò l'ergastolo per Peter Scully a Panabo.

Il legame con "Lux"

Al caso di Scully è collegato quello del suo connazionale Matthew David Graham, noto anche come "Lux", arrestato a novembre del 2014 in Australia e condannato a 15 anni di carcere nel marzo 2016 in quanto gestore di una rete di siti nel dark web, tra cui Hurt 2 The Core, il più famoso e popolato, specializzati in materiale pedopornografico contenente violenze sessuali e torture, tra cui alcuni estratti del video Daisy's Destruction grazie ai suoi contatti con Scully sul dark web.

Note

  1. ↑ Lindsay Murdoch, Death penalty call for accused Australian child sex predator Peter Scully in Philippines, in The Sidney Morning Herald, 20 settembre 2016. URL consultato il 23 gennaio 2017.
  2. ↑ John Carney, Louise Cheer, Child sex abuser Matthew David Graham who ran a network of child sex websites had a video that was 'one of worst things you could see', in The Daily Mail Online, 3 febbraio 2016. URL consultato il 23 gennaio 2017.

Collegamenti esterni

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