
Il termine phubbing, parola macedonia dall'inglese phone (telefono) e snubbing (snobbare), fa riferimento all'atto di ignorare i propri rapporti sociali faccia a faccia a favore dell'interazione con uno smartphone.
Una revisione sistematica e meta-analisi del 2024, comprendente 27 studi e 20.415 partecipanti in 15 Paesi, ha trovato un'associazione positiva significativa tra phubbing e FOMO, una sensazione di apprensione che nasce dal timore di perdere esperienze gratificanti vissute da altri, spesso amplificata dall'uso dei social media. Nell'autunno 2013, nell'ambito di un esperimento linguistico a fini pubblicitari organizzato dal Macquarie Dictionary, l'agenzia pubblicitaria McCann aveva invitato numerosi lessicografi, autori e poeti a coniare un neologismo per descrivere tale comportamento. L'incontro iniziale avvenne il 22 maggio 2012 presso l'Università di Sydney; la campagna fu poi resa pubblica nel 2013. La parola "phubbing" è stata descritta per la prima volta da Adrian Mills, Account Director del Gruppo McCann, che lavorava con David Astle, un personaggio televisivo e conduttore radiofonico australiano. Il termine è apparso sui media di tutto il mondo ed è stato reso popolare dalla campagna Stop Phubbing creata da McCann.
Nonostante la sua crescente rilevanza, non esiste un metodo standardizzato per misurare i comportamenti di phubbing o i loro effetti. Gli strumenti esistenti differiscono per caratteristiche psicometriche, ambito di applicazione e dimensioni del fenomeno considerate. Per colmare queste lacune, gli studi odierni puntano a sviluppare strumenti di misurazione validati, ossia un test psicometrico strutturato (un questionario composto da una serie di domande o affermazioni con punteggi, come la Generic Scale of Phubbing) in grado di cogliere le complesse dimensioni del phubbing, così da comprendere in modo più approfondito il suo impatto sulle relazioni sociali e sul benessere personale.
Il phubbing si manifesta tipicamente in vari contesti sociali in cui gli individui danno priorità ai propri smartphone rispetto alle interazioni faccia a faccia, portando potenzialmente a un'interruzione significativa della comunicazione. Il fenomeno può verificarsi in diversi contesti sociali, ad esempio quando amici, partner o familiari dedicano allo smartphone parte dell'attenzione normalmente rivolta all'interazione faccia a faccia. Il fenomeno può verificarsi in diversi contesti sociali, comprese le interazioni tra amici, le relazioni di coppia, i contesti familiari e l'ambiente lavorativo. In alcuni contesti, il phubbing può essere percepito come un comportamento socialmente accettato o normalizzato e può essere associato a una peggiore qualità delle interazioni interpersonali.
Inoltre, la natura abituale del phubbing ne rafforza l'impatto ciclico: quando gli individui ricorrono frequentemente allo smartphone per gestire stress o solitudine, questo comportamento può associarsi a una riduzione delle interazioni faccia a faccia e, in alcuni casi, a un maggiore isolamento sociale o a un uso problematico dello smartphone. Questo tipo di dinamica è stato associato, in alcuni studi, a indicatori di disagio psicologico, tra cui ansia e sintomi depressivi. Comprendere le motivazioni alla base del phubbing e i suoi effetti sulla salute mentale e sulle relazioni sociali rappresenta il principale obiettivo degli studi contemporanei sul fenomeno. Gli interventi volti a contrastare il fenomeno si concentrano sull'analisi delle motivazioni sottostanti e dei relativi effetti sulla salute mentale e sulle dinamiche interpersonali. Le strategie di mitigazione proposte in letteratura evidenziano generalmente la necessità di bilanciare l'uso degli strumenti digitali con la tutela delle interazioni sociali faccia a faccia.
La progettazione pervasiva delle notifiche, degli algoritmi e delle interfacce utente delle app può favorire il phubbing. Alla base di questo comportamento vi sono spesso notifiche e aggiornamenti continui che alimentano la FOMO. Proponendo continuamente contenuti personalizzati, le app invogliano gli utenti a interagire in modo compulsivo con esse, distraendoli dal loro ambiente sociale.
La consegna istantanea dei contenuti, tipica delle notifiche push, aggiunge un ulteriore livello di complessità. Gli aggiornamenti continui generano un sovraccarico informativo, alimentando il bisogno costante di non perdersi nulla. Questa dinamica può aumentare la percezione della necessità di rimanere costantemente connessi. Nel lungo periodo, questa dinamica può favorire la dipendenza dallo smartphone e può alimentare il phubbing.
Il parental phubbing, ovvero l'atto dei genitori di dare priorità all'uso dello smartphone rispetto all'interazione con i propri figli, è stato associato a diversi indicatori di difficoltà nelle relazioni genitore-figlio e nel benessere degli adolescenti. Questo comportamento può interrompere le interazioni genitore-figlio ed è stato associato, in alcuni studi, a sentimenti di trascuratezza e a una minore qualità del legame emotivo.
Uno studio di Liu et al., condotto su 726 adolescenti di età compresa tra 12 e 18 anni, ha esaminato la relazione tra parental phubbing, qualità della relazione genitore-figlio e uso problematico del telefono cellulare. Nel campione, il 51,45% dei partecipanti era di sesso maschile. I risultati hanno indicato che il parental phubbing era associato a una peggiore qualità della relazione tra genitori e figli e a un maggiore uso problematico del telefono cellulare. La qualità della relazione genitore-figlio risultava inoltre un mediatore parziale dell'associazione tra parental phubbing e uso problematico del telefono. Gli autori hanno inoltre rilevato un ruolo moderatore dell'autocontrollo. Il parental phubbing è stato inoltre associato, in diversi studi, a indicatori di disagio psicologico e a problemi comportamentali negli adolescenti, tra cui disturbo depressivo e aggressività. Il parental phubbing risultava significativamente associato all'uso problematico del telefono cellulare (β = 0,26, p < 0,001).
Questi risultati sono in linea con la teoria del tecno-sottosistema ecologico introdotta da Johnson e Puplampu, che afferma che le tecnologie moderne interferiscono con i sistemi familiari e lo sviluppo individuale. Il parental phubbing non riguarda soltanto le interazioni immediate tra genitori e figli, ma è stato associato anche ad alcuni problemi comportamentali e relazionali negli adolescenti. Ciò sottolinea l'importanza di affrontare i comportamenti di phubbing all'interno delle famiglie. Interventi efficaci potrebbero concentrarsi sulla riduzione del tempo trascorso dai genitori davanti allo schermo, sul rafforzamento delle interazioni di qualità e sulla promozione della resilienza negli adolescenti per contrastare gli effetti dannosi delle "distrazioni digitali" sulle relazioni familiari.
Nell'ottobre 2015, diversi media (come Today e Digital Trends) hanno riportato uno studio di James A. Roberts, professore di marketing presso la Baylor University Hankamer School of Business, pubblicato sulla rivista Computers In Human Behavior. Lo studio consisteva in due sondaggi separati su oltre 450 adulti statunitensi per esaminare le possibili conseguenze del phubbing sulle relazioni di coppia. Il sondaggio ha rilevato che il 46,3% degli intervistati ha affermato che i propri partner hanno manifestato phubbing e il 22,6% che ciò ha causato problemi nella loro relazione. In un'intervista con Yahoo! Health, Roberts ha affermato: "Abbiamo scoperto che coloro i quali hanno segnalato un maggiore phubbing del partner litigavano di più con il proprio partner ed erano meno soddisfatti della loro relazione rispetto a coloro che hanno segnalato un minore phubbing". Un altro studio, pubblicato nel 2022, ha rilevato che le persone ignorate dal partner a causa dello smartphone tendevano ad avere una relazione più problematica.
Il Boss Phubbing (BPhubbing) indica l'abitudine dei superiori di farsi distrarre dallo smartphone mentre interagiscono con i subordinati. Questo fenomeno è stato oggetto di diversi studi per i suoi possibili effetti sulle relazioni e sulle dinamiche organizzative. Nel 2020 diverse ricerche hanno cercato di far luce sui meccanismi psicologici e relazionali attraverso cui il BPhubbing condiziona le dinamiche aziendali.
Una serie di studi ha esaminato gli effetti del BPhubbing sul coinvolgimento dei dipendenti, basandosi su teorie come lo Scambio Sociale Reciproco (RSE - Reciprocated Social Exchange). Questi studi hanno scoperto che il BPhubbing erode la fiducia tra capi e dipendenti, che è un elemento di grande importanza nelle relazioni sane sul posto di lavoro secondo diversi studi. La fiducia dei capi è stata identificata come una mediazione, che collega il BPhubbing a un minore coinvolgimento dei dipendenti attraverso una riduzione dell'importanza del lavoro a livello psicologico e della loro disponibilità. I dipendenti che hanno sperimentato il BPhubbing avevano meno probabilità di valutare il proprio lavoro come prezioso o di credere nella propria capacità di lavorare in modo efficace, con conseguente diminuzione della motivazione e della produttività.
La ricerca di James A. Roberts e Meredith E. David ha inoltre esaminato i meccanismi attraverso i quali il boss phubbing può influenzare il coinvolgimento dei dipendenti. I risultati indicano che il boss phubbing è associato a una minore fiducia nei confronti del superiore. A sua volta, una minore fiducia nel supervisore è associata a una riduzione del coinvolgimento lavorativo, anche attraverso una diminuzione della percezione di significatività (meaningfulness) e disponibilità psicologica (psychological availability) nei confronti del lavoro. Gli autori evidenziano quindi l'importanza della fiducia nella relazione tra superiore e dipendente e suggeriscono che il modo in cui i dirigenti utilizzano lo smartphone durante le interazioni possa avere conseguenze sulle dinamiche lavorative.
Il Partner Phubbing, definito da James A. Roberts e Meredith E. David come "la misura in cui il tuo partner usa o è distratto dal suo cellulare mentre è in tua compagnia", può suscitare sentimenti di trascuratezza e reazioni negative nella persona che lo subisce. Ciò può complicare e peggiorare la relazione stessa.
Gli studi dimostrano che il 25% delle coppie sposate e il 42% di quelle non sposate riferiscono di sentirsi trascurati a causa dell'uso troppo frequente del telefono da parte del partner. Questa distrazione può erodere l'intimità, la fiducia e la soddisfazione generale della relazione. Quando un partner si dedica al phubbing diminuisce l'interazione con l'altro, lasciandolo con la sensazione di essere sottovalutato o rifiutato. Questa dinamica può assumere particolare rilevanza nelle relazioni consolidate, nelle quali i partner tendono ad avere maggiori aspettative di supporto e disponibilità reciproci. Nelle relazioni più lunghe, i partner sono più interdipendenti, il che significa che il comportamento di una persona (come l'uso eccessivo del telefono) ha maggiori probabilità di influenzare lo stato emotivo dell'altro. Al contrario, le relazioni a breve termine potrebbero non sperimentare questi effetti in modo così marcato perché l'investimento emotivo e le aspettative sono ancora in via di sviluppo. Ricerche del 2024 indicano che l'uso del telefono costantemente presente nelle interazioni relazionali quotidiane può essere integrato nelle attività di coppia, senza necessariamente provocare un sentimento negativo o il fatto di sentirsi ignorati.
Il ruolo dei media digitali nei conflitti relazionali aggiunge un ulteriore livello alla questione. L'uso di messaggi di testo e social media può innescare incomprensioni, ridurre l'intimità e persino fungere da via di fuga dai problemi relazionali. La teoria della gestione dell'umore suggerisce che gli individui si rivolgono alle interazioni digitali per migliorare il proprio stato emotivo quando affrontano il disagio nelle loro relazioni. Pertanto, l'uso frequente del telefono potrebbe non soltanto essere associato a una minore qualità della relazione (ipotesi dell'effetto negativo), ma anche rappresentare una risposta a difficoltà relazionali preesistenti.