Pierre Toubert (Algeri, 29 novembre 1932 – Parigi, 5 giugno 2025) è stato un medievista francese.
Alunno della École normale supérieure (1952), divenne professore di storia (1958) e membro della Scuola Francese di Roma (1958-1961). Prima di entrare come assistente alla Sorbona, nel 1962 collaborò presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica di Roma. Nel 1964 ricevette l'incarico di dirigere gli studi presso la quarta sezione della École pratique des hautes études (EPHE).
Nel 1973 svolse la tesi di dottorato dal titolo Les structures du Latium médiéval, due volumi descriventi le ricerche di storia medievale sul territorio dell'Italia centrale, più specificatamente il Lazio meridionale e la Sabina, concentrando gli studi in una finestra temporale nell'arco di tre secoli: dal IX secolo alla fine del XII. Egli descrisse il fenomeno dell'incastellamento, analizzando nello specifico la progressiva trasformazione degli insediamenti sparsi in villaggi fortificati.
Tra il 1973 e il 1975 fu docente di storia medievale nelle scuole, e nel 1976 divenne professore universitario alla Sorbona. Dal 1992 al 2003 fu professore di storia del Mediterraneo occidentale nel Medioevo al Collège de France.
Il contributo alla ricerca di Pierre Toubert si concentrò principalmente sull'organizzazione degli insediamenti e della società medievale in Italia dal Medioevo al XIV secolo. Fu anche un membro della Académie des Inscriptions et Belles-Lettres dal 1986.
L'incastellamento laziale divenne un tipo ideale non per volontà di Pierre Toubert, ma per come fu recepito dagli studiosi. Infatti Toubert parlò di complessità, non di semplificazione: non esisté il castello-monade, ma una rete di castelli adeguati alle esigenze territoriali. Se venne attribuito all'opera di Toubert un valore modellizzante superiore al vero, il motivo derivò dal valore della scoperta del concetto stesso di incastellamento tenendo anche conto di certi elementi come la curtis, la pieve, la coltura della seta e la vita quotidiana.
Per uno studioso come Toubert la scelta del Lazio fu particolarmente felice in quanto la Riforma ecclesiale incise nella vita quotidiana e nelle strutture politiche. Per esempio nei secoli XII e XIII la monarchia papale costruì uno stato fondandosi sulle istituzioni feudali del precedente incastellamento tanto che i castellani, da fedeli dell'abbazia di Farfa o Subiaco diventarono fedeli di Santa Romana Chiesa rinunciando a parte della loro autonomia per il nuovo inquadramento.
In conclusione Pierre Toubert poté pienamente inquadrarsi come uno storico del dinamismo delle strutture.
Pierre Toubert aumentò le conoscenze dall'VIII al XIII secolo sottolineando le differenze dei suoi risultati rispetto alle idee prevalenti fino al 1950 e di conseguenza stimolando altre ricerche regionali. Egli iniziò a lavorare alla fine degli anni Sessanta tenendo conto dei due climi storiografici: quello europeo e quello specificatamente italiano.
La medievistica europea ebbe sempre la tendenza ad attribuire la primogenitura di ogni processo di incastellamento alla dominazione franca nella regione tra Loira e Reno e, proprio come reazione a questa egemonia settentrionale, negli anni Settanta vi furono congressi fondamentali sul feudalesimo mediterraneo; ma Toubert esortò a non immaginare due Europe, bensì a variegare il quadro dell'incastellamento, a comprendere in modo dinamico quelle strutture che furono in costante evoluzione.
Toubert fu attento alla gradualità e all'asimmetria dei vari processi di trasformazione, cosa che impedì di collocarlo tra gli storici mutazionistici, sostenitori di "passaggi netti". Toubert, infatti, parlò di incastellamento fra i secoli X e XI, sviluppo curtense fra VIII e X e costruzione dello Stato Pontificio fra XII e XIII secolo.
Sul fronte italiano egli entrò in contatto negli anni Sessanta con una medievistica in piena evoluzione (Tabacco, Violante, Conti si aprirono agli interessanti stimoli francesi e tedeschi).
Jacques Le Goff fece una riflessione sulle prospettive teoriche di una storia totale del medioevo. Già nel 1977 parve che l'avvento di una storia totale del medioevo dovesse subordinarsi in primis alla scomparsa di frontiere interne fra le sottodiscipline della storia come quella del diritto, letteratura e dell'arte e successivamente all'apertura delle barriere tra la medievistica e le altre scienze sociali. «La storia, se aspira a essere totale, deve ricostruire le strutture e queste ultime devono essere coordinate e interagenti. Insomma, la storia totale ha come oggetto la comprensione dei legami esistenti in un certo momento fra tutte le componenti strutturali di una società». Come disse Marc Bloch nella sua Apologia della storia, «il profilo ideale dello storico sta in questo desiderio di totalità: lo storico è l'orco delle fiabe per il suo smisurato appetito di oggetti storici, per una ricerca documentaria senza limiti. Egli usa le fonti scritte più classiche, le testimonianze iconografiche, la toponomastica, il folklore, i catasti fino alle scienze più moderne. Oggi lo storico è spinto a rendersi conto in modo sempre più vivo della struttura (com'è fatto) del documento a sua disposizione.»
Secondo la posizione neo-positivista il documento è inerte e innocente. Invece Le Goff parla di monumento/documento, cioè di una struttura già esistente nel documento che va smontato. Inoltre Le Goff asserì che il documento fosse il risultato di un montaggio della storia e del momento, eseguito dalla società che lo ha prodotto e dai periodi successivi durante i quali ha continuato a vivere. Un esempio di monumento/documento sono i cartulari le quali pone delle domande: quali documenti sono stati scelti o scartati, in quale ordine sono state fatte le trascrizioni, come il copista ha rimaneggiato forma e contenuto e qual è la struttura complessiva.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 2497639 · ISNI (EN) 0000 0001 0862 6620 · SBN CFIV065147 · BAV 495/159172 · LCCN (EN) n87900460 · GND (DE) 128895284 · BNE (ES) XX1140026 (data) · BNF (FR) cb120883763 (data) · J9U (EN, HE) 987007313624505171 · CONOR.SI (SL) 13944163 |
|---|