
Pietro Tripodo (Roma, 11 gennaio 1948 – Roma, 4 maggio 1999) è stato un poeta e saggista italiano.
Compì gli studi presso il liceo classico Torquato Tasso. Dopo la maturità si iscrisse alla Facoltà di Filosofia e si laureò a Napoli con una tesi in Pedagogia. I suoi studi proseguirono da autodidatta, approfondendo la tecnica della scrittura, l’amore per la parola e per le sue norme metriche, legate alla tradizione classica. Imparò, sempre come autodidatta, il tedesco. Dopo la laurea e gli studi diventò insegnante di Italiano e Storia e nello stesso tempo svolse lezioni al doposcuola del Liceo Nazareno di Roma, dove conobbe Raffaele Manica, che lo inserì nel contesto letterario della rivista “Dismisura” facendogli conoscere anche Tarcisio Tarquini e Gianni Fontana. Intanto sposò Marisa Diletto nel 1985: dal matrimonio nacquero i figli Giulia e Valerio. In questi anni ottenne la cattedra come professore di ruolo a Sezze per un anno; successivamente insegnò a Frascati, nella stessa scuola dove insegnava Rocco Carbone. In seguito la biblioteca della scuola gli sarà intitolata. Durante la metà degli anni ’80 si avvicina al il mondo dei poeti romani allora emergenti, stringendo rapporti con Gabriella Sica, che lo inserì nella sua rivista “Prato Pagano”, mentre stava per pubblicarne una seconda serie: Pietro pubblicherà i suoi testi e le sue traduzioni in quattro numeri su cinque. Con Gabriella Sica il poeta condivideva la passione per le traduzioni e per i classici. In questi anni pubblicò anche i suoi saggi su “La Taverna di Auerbach” e in quella stessa sede tradusse Orazio. Importante fu l’incontro in quel periodo con Emanuele Trevi, durante un convegno su Landolfi: il giovane critico lo renderà poi protagonista del suo libro “Senza verso. Un’estate a Roma“ (Laterza 2004). Sempre in quel periodo si dedicò alla poesia contemporanea scrivendo un saggio molto dettagliato su Salvia e su altri autori quali Piccolo, Landolfi, Bertolucci. Nel 1991 uscì il suo primo libro di poesie, “Altre visioni” (Rotundo, con la postfazione di Emanuele Trevi), dove la poesia e la traduzione dei classici (Orazio, Pascoli latino, Ibico, etc.) coincisero a tal punto da fondersi l’una con l’altra e in cui furono inseriti i testi già precedentemente apparsi su Prato Pagano. La sua seconda raccolta poetica, “Vampe del tempo” (stamperia d’arte Il Bulino), uscì nel 1998 e si compone di 40 prose ritmiche brevi. Entrambe le raccolte poetiche confluirono poi nell’edizione Donzelli 2007, a cura di Raffaele Manica con il titolo “Altre visioni / seguito da Vampe del tempo”. In questi anni di intensa produzione, pubblicò anche le traduzioni di Georg Trakl (“Liriche scelte”), di Callimaco-Catullo (“La chioma di Berenice”), di Stefan George e Ludwig Klages (“L’anima e la forma”) e di Arnaut Daniel(“Canti di scherno e d’amore”). Tripodo morì nel 1999 a soli 51 anni. Le sue traduzioni di Antonio Machado sono state stampate postume nel 2018 in 150 copie per le Edizioni Il Bulino con il titolo: “Pietro Tripodo traduce Antonio Machado” (Introduzione di Roberta Alviti, con segni e incisione di Enrico Pulsoni).
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