Pin Girometta

Pin Girometta è una maschera tradizionale del Carnevale del Varesotto. È la maschera ufficiale della Città di Varese dal 1956. Il suo nome è incluso nell’elenco delle Maschere Nazionali Italiane e rappresenta la città nei carnevali.

La maschera trae ispirazione da un personaggio popolare settecentesco della campagna varesina, rielaborato in chiave storico-simbolica dal prof. Giuseppe Talamoni.

Origine

Secondo la ricostruzione tradizionale, nel XVIII secolo operava nel territorio varesino un venditore ambulante, noto per la sua attività nelle fiere, nei mercati e nei cortili delle cascine. Egli visitava settimanalmente le abitazioni lombarde e vendeva oggetti di merceria, molto ricercati dalle massaie e difficili da trovare nei paesi, quali aghi, spilli, bottoni, nastri e fettucce colorate. Inoltre improvvisava versi in dialetto bosino e veniva chiamato anche come intrattenitore.

Nel mese di maggio, in occasione delle processioni, era solito collocarsi in cima alla salita del Sacro Monte di Varese, ai piedi della statua di Mosè, per vendere ai pellegrini la cosiddetta “Girometta”. Dopo essere stata benedetta in santuario, veniva portata nelle abitazioni e collocata sul camino quale amuleto protettivo, ritenuta efficace contro “tucc i stranzèn”, ovvero contro il malocchio e le influenze negative.

Secondo la ricostruzione elaborata da Talamoni, questo personaggio – denominato “Pin” (diminutivo di Giuseppin, Giuseppe) – sarebbe stato originario della Val Bossa.

Nel secondo dopoguerra la figura del Re Bosino era progressivamente caduta in disuso e la città di Varese avvertiva l’esigenza di un rilancio identitario e simbolico. L’associazione culturale della Famiglia Bosina deliberò, il 25 maggio 1956, la creazione di una “Maschera Bosina” attraverso un concorso pubblico destinato a tutti gli artisti locali. Il 9 ottobre 1956, il Regiù riferisce sulle decisioni della Commissione e risultano prescelti, su un totale di 10 bozzetti, quelli di:

Il 30 novembre 1956 il Consiglio della Famiglia Bosina e il Regiù dichiarano ufficialmente varata la Maschera Bosina sul bozzetto “Pin Girometta” creato dal prof. Giuseppe Talamoni. Nella medesima seduta viene affidato all’avv. Moroni l’incarico di illustrarne la presentazione nel “Calandari do ra Famiglia Bosina” del 1957.

Secondo quanto riportato in un articolo apparso su La Prealpina del 2 dicembre 1956 e nel “Calandari do ra Famiglia Bosina par or 1957", il Pin Girometta non rappresenta esclusivamente un’invenzione artistica, ma si fonda sulla rappresentazione di un personaggio storico. Il prof. Talamoni, prima di elaborare il bozzetto, avrebbe studiato cronache e tradizioni bosine, individuando la figura di un personaggio quasi leggendario, descritto come uomo sempre in movimento, presente nei luoghi di festa del Varesotto, capace di improvvisare versi in dialetto e di vendere giromette al Sacro Monte di Varese.

In merito a Talamoni e alla creazione della maschera, Vittorino Carinella riporta sul suo libro: "Egli ricercò quel tipo nelle più antiche cronache locali, quelle che rievocano i tempo passati e le abitudini della gente di quei tempi. Ha trovato il suo tipo nella storia e nelle favole che una volta gli anziani si scambiavano nei giorni di festa, attorno ai tavoli delle osterie dei piccoli paesi, rievocando persone e figure degli anni lontani.".

Due furono le figure che influenzarono e ispirarono Talamoni:

La maschera è stata impersonata per molti anni da Enrico Vanetti (conosciuto come “Vanetùn” o Vanetton, nome d’arte Rico Vanetti). Alla sua morte, avvenuta nel 1990, l’autorizzazione a indossare la maschera è passata a Loris Baraldi.

Da circa un trentennio il Pin Girometta è stato inserito anche tra i personaggi del “Teatro dei Burattini di Varese” di Enrico Colombo. Nel 2008 la maschera è stata designata quale mascotte dei Campionati Mondiali di Ciclismo su Strada, ottenendo visibilità internazionale.

Il costume

Il costume del Pin Girometta è composto da calze a righe bianche e rosse come richiamo ai colori del gonfalone cittadino, pantaloni al ginocchio, neri di velluto oppure azzurri, a seconda delle versioni, simbolicamente riferiti ai laghi della provincia, giacca verde bordata di rosso, omaggio ai parchi della “città giardino”, mantello marrone come richiamo alla montagna e ai boschi che si affacciano sulla valle nonché alla castagna quale alimento tradizionale contadino, cappello nero a larghe tese, bordato con fettuccia rossa, talvolta descritto in forma più ampia e “alla francese” con piume, scarpe nere con fibbia d’argento, infine l’accessorio distintivo: la Girometta, portafortuna varesino.

La Girometta

La Girometta è un piccolo fantoccino realizzato con acqua e farina o pane azzimo, cotto in forno e successivamente decorato. La sua origine viene fatta risalire ai primi anni dell’Ottocento, nel periodo in cui il territorio varesino passò dal dominio francese a quello austriaco. Secondo la tradizione, un artigiano ofelaro (pasticcere), probabilmente con intento ironico, ideò un pupazzetto stilizzato con sembianze riconducibili a un soldato francese. La forma a soldatino con piuma in testa, oggi maggiormente riconosciuta, sarebbe dunque riconducibile al periodo napoleonico, fase ricordata nella memoria del borgo come particolarmente difficile e segnata da eventi traumatici: azioni vandaliche, turbamento della quiete locale, fuga delle monache di clausura, utilizzo del Santuario come sala da ballo da parte dei soldati occupanti e sottrazione di oggetti preziosi mai più recuperati.

L’origine del nome “Girometta” viene fatta derivare dalla storpiatura del termine “girolamit”, a sua volta riferito al nome del condottiero francese Gerolamo Bonaparte, trasformato popolarmente in “giromitt” e successivamente in “girometta”.

Tradizionalmente la Girometta veniva modellata con acqua e farina, cotta e decorata con piume di pollo, carta colorata e, nelle versioni più elaborate, piccoli elementi decorativi quali pietruzze per occhi e bocca o l’effigie della Madonna Nera venerata all’interno del Santuario del Sacro Monte, applicata sul petto. Le Giromette venivano vendute per poche lire dagli ambulanti lungo la Via del Rosario ai pellegrini diretti al Santuario. Dopo l’acquisto, era consuetudine farle benedire e portarle nelle abitazioni come simbolo devozionale e portafortuna. Collocate sul camino, erano ritenute protettive contro “tucc i stranzèn”, espressione dialettale indicante il malocchio o le influenze negative.

Oltre alla funzione devozionale, le Giromette erano anche oggetto ludico. Era diffusa l’espressione dialettale “i fieu in dre a fa i girumet”, riferita ai bambini intenti a modellare tali figure. In origine, infatti, le Giromette potevano essere realizzate con gli avanzi dell’impasto destinato alle Brazadelle; i bambini ne ricavavano forme diverse: cuori, figure geometriche, animaletti, dando luogo a molteplici composizioni.

Nel tempo, la Girometta è stata prodotta in diverse varianti. Le Giromette dolci, confezionate con nastri colorati, si distinguono da quelle tradizionali con piuma, destinate esclusivamente a funzione ornamentale e simbolica. Le versioni moderne utilizzano piume artificiali per ragioni igieniche.

La tradizione della vendita delle Giromette lungo la salita al Sacro Monte si è progressivamente affievolita fino quasi a scomparire. Nella memoria collettiva dei varesini più anziani permane tuttavia un ricordo vivo di tale usanza. Il canto “Ra canzoun d’Girometta”, inserito nel repertorio del Gruppo Folkloristico Bosino, contribuisce alla conservazione della tradizione; per l’esecuzione del brano vengono utilizzate Giromette preparate secondo la ricetta tramandata dalla signora Ermolli Vittorina, per molti anni “giromettara” del Sacro Monte.

La Girometta è stata inoltre adottata dalla Famiglia Bosina quale simbolo di onorificenza: in occasione del Palio, celebrato la seconda domenica di maggio, alcuni cittadini benemeriti vengono premiati con la “Girometta”.

Note

  1. 1 2 Maschera Varesina PIN GIROMETTA - FolkBosino, su www.folkbosino.org. URL consultato il 15 febbraio 2026.
  2. ↑ Comune di Varese, su www.comune.varese.it. URL consultato il 15 febbraio 2026.
  3. ↑ Il Regiù corrisponde al presidente della Famiglia Bosina.
  4. ↑ IL CARNEVALE BOSINO - Pagina 3 di 3, su Famiglia Bosina. URL consultato il 15 febbraio 2026.
  5. ↑ artevarese, La maschera bosina, su ArteVarese.com, 7 febbraio 2013. URL consultato il 15 febbraio 2026.
  6. ↑ Pin Girometta – Maschere Italiane: Centro di Coordinamento Maschere Italiane, su maschereitaliane.it. URL consultato il 15 febbraio 2026.
  7. ↑ Red. 2017, La storia delle Giromette. E il pane del Sacro Monte, su La Provincia Di Varese, 6 giugno 2017. URL consultato il 15 febbraio 2026.
  8. ↑ Le Brazadelle, note anche come “Pane di Maria del Sacro Monte”, venivano date in cambio, insieme al vino, ai pellegrini che offrivano al Santuario beni quali formaggi, olio e cera. Le Brazadelle erano piccoli pani cotti sulle braci e benedetti, destinati anche ai malati e a coloro che non avevano potuto partecipare al pellegrinaggio. La loro storia è documentata in manoscritti conservati in Curia. Nella memoria orale si ricorda che tali pani venivano distribuiti dalle monache di clausura: era sufficiente suonare la campanella del convento per riceverli e le religiose li collocavano nella “ruota degli esposti”, accompagnandoli con una pentola di acqua fresca e un mestolo. I bambini del luogo talvolta si divertivano a richiederli più volte fingendosi pellegrini. Le Brazadelle vengono descritte come simili a ostie croccanti.
  9. ↑ Canzoniere Bosino del 1938.
  10. ↑ Sara Cremona, Girometta - Gruppo Folk Bosino, su www.folkbosino.org. URL consultato il 15 febbraio 2026.